Annata agraria: Coldiretti, Emilia Romagna dopo 3 anni stop alla crescita

irrigazione4Proprio mentre il Pil nazionale torna a crescere, l’agricoltura dell’Emilia Romagna, secondo le prime stime Coldiretti, fa registrare una battuta d’arresto e, per la prima volta dopo tre anni, la Plv (Produzione Lorda Vendibile) cala di circa il 4 per cento.
Dove non erano riusciti terremoto e siccità (nel 2012 la Plv ha raggiunto i 4.450 milioni di euro, con un aumento sul 2011 superiore al 3%), è riuscito – commenta Coldiretti – un andamento primaverile eccessivamente piovoso e bassi prezzi di mercato. Ad aggravare la situazione ha contribuito l’aumento dei costi di produzione, che ha portato conti aziendali in rosso in molti settori.
Nell’ortofrutta si sono registrati prezzi in aumento, in parte favoriti dal calo di alcune produzioni (pesche –2%, nettarine –2,6%, albicocche –23%), in parte dalla buona partenza del mercato di produzioni come mele (+16%) e pere (+15%), che si spera possa essere confermata nel mercato dei prossimi mesi. Con prezzi soddisfacenti anche sul fronte delle orticole (in particolare i meloni, anche se sono mancati i quantitativi) il settore ortofrutticolo – secondo Coldiretti – ha avuto un aumento complessivo attorno al 15% in termini di Plv. Aumento che purtroppo non è stato confermato a livello di redditi per le aziende in quanto l’aumento dei prezzi non ha compensato i cali di produzione.
Sul fronte dei seminativi, aumentano le produzioni di cereali: il frumento tenero è cresciuto dell’11,7%, il duro del 5,5% e il mais, dopo il crollo netto 2012 a causa della siccità, con il +38,5% di quest’anno è tornato quasi a livelli normali. La qualità è buona, ma la Coldiretti stima che potrebbe mancare all’appello più del 15% della Plv. Non è andata meglio per la barbabietola da zucchero e per il pomodoro, settori sui quali hanno influito pesantemente le piogge primaverili che hanno ritardato e in alcuni casi bloccato le semine. Entrambi i settori fanno registrare un calo attorno al 25%.
Nei vigneti la produzione 2013 è risultata superiore al 2012, con un decisa contrazione dei prezzi, che dovrebbero portare ad un calo della Plv finale. Anche in questo caso le maggiori quantità non hanno compensato i minori prezzi, con conseguente perdita di reddito per le aziende.
Negli allevamenti, che rappresentano quasi il 50% della Plv regionale, segni parzialmente negativi per il settore suinicolo e bovino. L’annata è stata a singhiozzo: i suini erano partiti bene, con prezzi discreti fino a settembre e poi il crollo in ottobre. Nel settore bovino da carne, soprattutto per i vitelloni, il mercato ha “tirato” nel primo semestre ed è calato consistentemente in estate, senza che poi ci sia stata l’attesa ripresa autunnale. Sull’andamento della carne bovina pesano i minori consumi calati mediamente del 20%. Risultato quasi sorprendente per gli allevamenti di polli, che, nonostante l’aviaria, hanno avuto una Plv sostanzialmente stabile.
In calo la produzione di latte alimentare, anche a causa del maltempo che ha ridotto la disponibilità di buon foraggio. I prezzi bassi nel primo semestre sono cresciuti a livelli soddisfacenti nella seconda parte dell’anno. Per il Parmigiano Reggiano a tutto ottobre si registrava una flessione attorno all’1% del numero di forme, con prezzi per il prodotto di dodici mesi in crescita rispetto all’inizio dell’anno. La novità per il “re dei formaggi” è che in questi ultimi anni, secondo quanto ha rilevato anche il Consorzio del Parmigiano Reggiano, è cresciuta fortemente la vendita diretta, che oggi rappresenta in Emilia Romagna fino al 20% delle vendite.
“Il calo della Plv – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – è solo un indicatore dell’andamento dell’economia agricola emiliano romagnola. Il nostro tallone di Achille è la difficoltà a trasformare la capacità produttiva in reddito per le aziende. I prezzi alla produzione, infatti, non riescono a compensare gli aumenti senza freni dei costi”.
Secondo stime Coldiretti, solo riempire la mangiatoia a fine 2013 costa fino al 20% in più rispetto all’inizio dell’anno, mentre in campagna i costi energetici, in particolare del carburante, hanno portato l’aratura di un campo a costi quasi pari ad una corsa di formula 1.
“La nostra organizzazione – ha affermato Tonello – da un lato è impegnata ad accorciare la filiera e a redistribuire più equamente il valore finale del prodotto tra i soggetti che vanno dal campo alla tavola con progetti come quello di Fai, Filiera agricola italiana; dall’altro è alla ricerca di strumenti per valorizzare servizi che le aziende agricole possono svolgere in settori nuovi come ad esempio quello dei servizi alla collettività, dall’agriturismo alla salvaguardia ambientale, dalle fattorie didattiche all’agricoltura sociale. Ed è per questo che con l’assessorato regionale all’Agricoltura stiamo lavorando per dare nuovi indirizzi al Piano di Sviluppo rurale 2014-2020”.

Agricoltura 2014-2020: la campagna va in città
Su 14.000 ettari di superficie totale del Comune di Bologna, ci sono 3.197 ettari (22%) di terreni agricoli, gestiti da 266 aziende agricole: 2.421 di seminativi, 118 di vigna, 154 di frutta, 143 di prati, 225 ettari di boschi annessi ad aziende agricole.
Quello di Bologna è solo un esempio di una realtà più ampia: in prossimità di tutte le grandi città, ma anche dei paesi più grandi del territorio regionale, c’è un’agricoltura che si insinua tra le case, che si compenetra con le zone industriali, che è integrata nelle grandi direttrici di espansioni e nelle periferie urbane.
“Grazie alla vicinanza alle aree urbanizzate, oltre a svolgere la loro attività di produttrici di beni alimentari – ha detto Tonello – queste aziende potrebbero svolgere altri importanti ruoli al servizio della collettività urbana, in particolare in quelle periferie, che secondo quanto ha rilevato il Censis, si sono allargate a macchia d’olio e a volte in modo incontrollato, con la conseguenza che hanno bisogno di recuperare strutture e occasioni di connettività. Su questo abbiamo cominciato a confrontarci con l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni”.
E’ un confronto con la Regione – spiega Coldiretti – che scaturisce anche dalla nuova programmazione agricola europea per il periodo 2014-2020, che punta a sviluppare sistemi di multifunzionalità per le aziende più vicine ai centri urbani. L’obiettivo è individuare soluzioni specifiche per valorizzare la peculiarità di queste aziende: dalla vendita diretta all’agriturismo, dagli interventi ambientali (creazione di fasce verdi, realizzazione di boschetti) a veri e propri servizi per la collettività cittadina.
“Si tratta di sviluppare nella nostra regione, come avviene in altri Paesi europei – ha spiegato Tonello – quella che prende il nome di agricoltura sociale. E’ un’attività che non va confusa con il ruolo, peraltro importante e prezioso di strutture sociali (cooperative, associazioni di volontariato) che si servono di strumenti e strutture agricole per fare il loro servizio. Nel nostro caso si tratta di servizi che la stessa azienda agricola può fornire per le fasce più deboli e svantaggiate, dai bambini agli anziani, ai disabili. Parliamo di agri-asilo, di centri per anziani, di pet terapy, che le aziende potrebbero affiancare alla loro normale attività”.
In Emilia Romagna, secondo Coldiretti, solo nel territorio comunale delle città capoluogo di provincia si trovano 175.000 ettari di agricoltura con oltre 12.000 aziende.

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