Annuario Inea sull’agricoltura: aumentano i lavoratori stranieri e migliora l’export

Cresce il numero di stranieri impiegati in agricoltura nel nostro Paese: secondo l’Annuario Inea sull’agricoltura italiana, nel 2009 i lavoratori extra-italiani sono stati 184.877, con un aumento di quasi il 5% rispetto all’anno precedente e una incidenza sulla manodopera totale pari a quasi il 21%. In parallelo, anche se in maniera piuttosto pigra, aumenta anche la regolarizzazione dei contratti di lavoro, il cui peso si attesta al 67,1% del totale. Cio’ non nasconde comunque il permanere di situazioni di parziale irregolarita’ quali la sottoremunerazione del lavoro e orari di lavoro superiori ai limiti contrattuali. Le situazioni di totale irregolarita’ sono presenti con piu’ evidenza nel Sud (66,3%) e nelle Isole (59,1%). Nel complesso, l’impiego degli stranieri e’ fortemente marcato dalla precarieta’, ”in contrasto con la ricerca di dignitose condizioni di vita dei lavoratori, e con i problemi di reperimento di manodopera delle imprese agricole italiane”. In generale, gli stranieri vengono impiegati in attivita’ a modesta specializzazione e a intenso sforzo fisico, ma emerge anche il riconoscimento di elevate capacita’ professionali attraverso la delega di funzioni a maggiore complessita’ e responsabilita’.
Altro aspetto fotografato dal rapporto annuale dell’Inea è una timida ripresa dell’agricoltura italiana. ”I segnali di ripresa ci sono, anche se piuttosto pallidi. Dopo la crisi del 2009, che ad ogni modo ha colpito il settore in maniera meno profonda rispetto ad altri comparti dell’economia, l’agricoltura italiana prova a riemergere. E lo fa soprattutto con l’export”. A dirlo, il presidente dell’Istituto, Lino Rava. ”Gli spazi di crescita – ha continuato – ci sono. Bisogna puntare sull’aumento dell’export, specie per le Pmi e verso i Paesi extra-Ue, sulla ripresa dei consumi, sul credito e su altri fattori di sviluppo, come la multifunzionalita’, l’agricoltura sociale e le rinnovabili”.
Il saldo nel complesso, a causa della maggior flessione delle importazioni rispetto alle esportazioni, ha registrato un miglioramento, sia per quello agroalimentare (da -7.638 nel 2008 a -6.233 milioni di euro nel 2009), sia per quello normalizzato (-11,1%). Il Nord America si conferma la seconda principale area di esportazione, con un’incidenza pari al 10% sul totale nazionale, oltre che un mercato di assoluto rilievo per il Made in Italy: piu’ del 50% delle esportazioni italiane e’ composto da vini, olio di oliva e pasta alimentare. Cresce il peso dell’Asia, unico mercato in espansione per le esportazioni (+2,7%). Principale cliente dell’agroalimentare italiano si conferma la Germania, che raggiunge nel 2009 quasi il 20% della quota. Sale anche la quota di esportazioni agroalimentari destinate alla Francia, seguita da Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, mentre calano i flussi verso la Spagna . Il 36,5% delle esportazioni e’ rappresentato dai prodotti del Made in Italy trasformato, mentre si riduce il peso del made in Italy agricolo, che scende sotto il 12%. A livello geografico, il Nord Italia conferma la netta predominanza negli scambi agroalimentari del paese, sia dal lato delle esportazioni, con una quota del 69%, sia per le importazioni, per le quali il peso dell’area settentrionale supera il 70%. Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto le quattro regioni italiane dove transita il 59% delle vendite all’estero e oltre il 61% degli acquisti di prodotti agroalimentari.(ANSA).

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