Apo Conerpo, agricoltori e apicoltori insieme per difendere la biodiversità

api 2Aumento della percentuale di allegagione, della dimensione e qualità dei frutti nonché della quantità e vitalità delle sementi sono solo alcuni degli importanti benefici apportati dalle api attraverso l’impollinazione di fruttiferi e seminativi. Questi pronubi giocano un ruolo assolutamente determinante per la sopravvivenza e la riproduzione di molte specie vegetali.
Per poter salvaguardare gli equilibri naturali è indispensabile rafforzare il rapporto virtuoso tra l’agricoltura e l’ambiente. Gli ortofrutticoltori e gli apicoltori sono chiamati ad applicare le tecniche agronomiche e tutti i processi produttivi necessari a preservare api e pronubi, rispettando così l’intero ecosistema.
A supporto della sinergia tra questi attori della filiera è stato realizzato ed aggiornato il “Vademecum sulle buone pratiche agricole per la tutela delle api” presentato oggi a Villanova di Castenaso (Bo) nel corso di un incontro tecnico svoltosi presso la sede di Apo Conerpo, leader nel settore dell’ortofrutta fresca.
“Per favorire l’attività dei pronubi – dichiara Giampiero Reggidori, responsabile dell’Ufficio Tecnico di Apo Conerpo – è innanzitutto necessario rispettare la corretta epoca di introduzione degli alveari in campo, evitare trattamenti insetticidi durante la permanenza degli alveari (quelli in fioritura sono vietati per legge) e nei giorni antecedenti il loro arrivo e diminuire, se non si può eliminare, l’impiego di fungicidi”. “Sotto il profilo agronomico – prosegue Reggidori – occorre sfalciare il cotico erboso prima di introdurre gli alveari, in modo da ridurre le fonti di approvvigionamento alternative alle colture da impollinare.
Allo scopo di consentire una massimizzazione delle ore di luce e un precoce risveglio delle bottinatrici nelle giornate primaverili, è poi necessario prediligere un orientamento sud/sud-est degli alveari il cui numero varia a seconda delle colture”.
“Per contenere il rischio di interferenza dei trattamenti fitosanitari su questi insetti tanto utili per l’agricoltura – sottolinea ancora Giampiero Reggidori – occorre limitare il più possibile l’impiego di prodotti che presentano profili tossici negativi per le api e i pronubi in generale”.
Un altro accorgimento importante riguarda le colture frutticole e viticole con terreno inerbito: se le essenze spontanee sono in fioritura, bisogna procedere allo sfalcio della vegetazione con un anticipo di almeno 48 ore rispetto al trattamento affinché i fiori appassiscano e non siano più oggetto di attrazione per le api. Il trattamento deve inoltre essere effettuato in assenza di vento per evitare fenomeni di deriva che potrebbero contaminare la zona circostante”.
La salute delle api e degli altri pronubi non sta a cuore soltanto agli agricoltori ed agli apicoltori, che proprio a questo scopo hanno messo a punto il “Vademecum sulle buone pratiche”, ma anche alle istituzioni. La tutela degli insetti impollinatori è infatti regolamentata a livello nazionale dalla Legge 313 del 2004 “Disciplina dell’apicoltura”, che affida alle Regioni il compito di individuare le limitazioni nell’uso di prodotti fitosanitari ed erbicidi tossici per le api durante il periodo di fioritura. La Regione Emilia-Romagna è intervenuta su questa materia più di vent’anni fa attraverso il Decreto 130 del 4 marzo 1991 e con la Legge 35 del 25 agosto 1988, che “allo scopo di salvaguardare l’azione pronuba delle api vieta i trattamenti con insetticidi, acaricidi e altri presidi sanitari o comunque tossici per le api durante la fioritura”. “Norme – conclude Reggidori – finalizzate a salvaguardare la biodiversità ed a tutelare le api in un territorio come quello dell’Emilia Romagna dove si registra una diffusione superiore alla media nazionale delle colture (frutticole, orticole, viticole, sementiere, floricole e ornamentali) che richiedono l’azione di questi insetti per potersi riprodurre in equilibrio con i cicli naturali”.

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