Appello di Carlo Petrini: diamo una mano agli osti danneggiati dal terremoto

In particolare Petrini si è dimostrato vicino all’esperienza della Lanterna di Diogene, che unisce buona tavola e impegno sociale dando lavoro a una dozzina di ragazzi disabili che con il loro impegno nei campi, nella stalla e nell’osteria sostengono l’attività de La Lucciola, centro terapeutico per minori anch’essi disabili.”Pensare che l’umanità di questa terra sia sottoposta a una prova così dura è pesante, bisogna che tutta Italia si mobiliti perchè lo spirito di questa regione è forte ma è fondamentale non sentirsi soli per guardare avanti”, ha detto lo stesso Carlo Petrini, fondatore di Slow food, che giovedì sera ha fatto tappa a Bomporto (Modena) alla Comunità di Terra madre La lanterna di Diogene per la cena di sostegno organizzata da Slow food Emilia Romagna. “Noi di Slow food abbiamo pensato di ricominciare il dopo terremoto anche dalle osterie e dai piccoli contadini; le comunità hanno i loro luoghi, di lavoro, di preghiera, questa terra ha avuto ed ha anche le osterie, fondamentali per mantenere viva una comunità e la sua voglia di risollevarsi” ha detto sempre Petrini.
La lanterna di Diogene è un’osteria particolare. Qui si coltivano pomodori e frutti per le conserve che poi si servono in tavola, si allevano maiali nel bosco, e anche poche capre perchè tengano rasato l’argine del Panaro, poi con le ortiche che sono le uniche erbe che loro non mangiano si fa il ripieno dei tortelli. I ragazzi che svolgono queste mansioni alla Lanterna sono tutti disabili. Il lavoro agricolo e di osteria svolto dai ragazzi della coop sociale della Lanterna di Diogene sostiene l’attività del centro terapeutico La Lucciola poco distante, sull’altra sponda del Panaro, centro di terapia integrata per una trentina di bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni disabili a loro volta. Da dopo la scossa del 29 maggio i ragazzi della Lucciola sono costretti a svolgere tutte le loro attività all’aperto, in una tendopoli davanti all’orto che coltivano i più grandi.
“Col terremoto abbiamo avuto paura e subito dopo visti i danni e lo scoraggiamento generale ci eravamo molto abbattuti, ma ci abbiamo ragionato su e abbiamo concluso che nella vita la paura e il dolore ci sono sempre. Noi della Lanterna il terremoto dentro lo conosciamo bene e lo affrontiamo ogni giorno, così abbiamo deciso di resistere”. I ragazzi della Lanterna, fondata nel 2003 da Giovanni Cuocci e alcuni dei ragazzi che ora ci lavorano, diventata osteria nel 2006 da qualche anno recensita anche nella Guida Slow food Osterie d’Italia, sostengono con il loro lavoro La lucciola che oggi è inagibile per una grossa crepa che minaccia la stabilità dell’edificio ottocentesco, messo a disposizione dalla Curia. Inagibile è anche l’acetaia gestita dalla stessa coop sociale che al momento contiene 20 quintali di mosto in fermentazione per l’aceto balsamico tradizionale, e 20 botti che hanno perso parte del loro prezioso contenuto. Nessuno può entrarci e il prodotto rischia di andare perduto.
“Dopo la scossa del 20 maggio in osteria avevano disdetto tutti, avevamo 60 posti prenotati, non si è presentato nessuno – spiega Giovanni Cuocci – ed eravamo disperati. Abbiamo cominciato a parlarne con gli amici, ci hanno riempito il locale loro. Si sono mobilitati i movimenti, Slow food, Campi aperti, Intergas, i gruppi di acquisto solidali, ci mandano persone a mangiare ci sostengono, così stiamo vincendo il terremoto, con questa rete di affetto e sostegno”. Slow food Italia ed Emilia Romagna insieme hanno appena lanciato una campagna per raccogliere fondi e aiutare delle osterie danneggiate che coinvolge nella raccolta fondi tutte le osterie italiane della Guida pubblicata dalla stessa associazione. Ogni mercoledì su ogni coperto realizzato, le osterie d’Italia che aderiscono possono versare sul conto attivato da Slow food a favore delle zone terremotate. Parte dei fondi raccolti anche da Slow food sarà destinata al progetto per la realizzazione di strutture prefabbricate in legno che possano ospitare tutte le attività terapeutiche della Lucciola, pensato dalla stessa cooperativa sociale con l’associazione Campi aperti. Il progetto ha un costo di circa 90 mila euro e consentirà al centro di terapia di lavorare in attesa dei lavori più lunghi e più costosi di messa in sicurezza dell’edificio storico lesionato dal terremoto.

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