Aree protette: le associazioni agricole dell’Emilia Romagna chiedono modifiche

Aree protette: le associazioni agricole dell’Emilia Romagna chiedono di apportare modifiche alla proposta di riorganizzazione presentata dall’assessore all’Ambiente Sabrina Freda in vista della Legge regionale di Riforma.
Cia, Confagricoltura e Copagri esprimono le prime considerazioni e formulano proposte in merito, come, ad esempio, la determinazione del numero degli Atob (Ambiti territoriali ottimali per la biodiversità).
“Innanzitutto va ricordato che la necessità di apportare modifiche al vigente quadro normativo ed organizzativo è determinata dalla norma nazionale che impone la soppressione dei consorzi tra enti locali entro la fine del corrente anno e che il testo andrà ad inserirsi, modificandolo in parte, sulla vigente Legge regionale n. 6 del 2005 dove a suo tempo inoltrammo le osservazioni – affermano le organizzazioni – . L’auspicio è che si colga questa occasione per fare una verifica sull’efficacia e per fare una revisione di alcune sue criticità”.
La proposta presentata prevede l’istituzione di 4 Atob che si andrebbero ad aggiungere ai 2 enti di gestione dei parchi nazionali già esistenti e al costituendo parco interregionale. “A questo riguardo – scrivono Cia, Confagricoltura e Copagri – allo scopo di semplificare la gestione, evitare comportamenti differenti e contradditori e, non per ultimo, contenere i costi, riteniamo che si debba andare alla costituzione di un solo ente di diritto pubblico deputato alla gestione del sistema regionale delle aree protette nel suo complesso, anche al fine di avere obiettivi e regole comuni ed omogenee su tutto il territorio regionale”.
Al fine di evitare che l’allontanamento del centro decisionale dei parchi e degli altri ambiti generi conseguenze negative per gli agricoltori, le organizzazioni chiedono che la Legge – riguardo agli iter amministrativi e/o autorizzativi d’interesse delle aziende agricole – affidi ai comuni la funzione di “sportello unico” e definisca “termini perentori” ridotti entro i quali il nuovo Ente dovrà esprimersi, “diversamente – sottolineano – dovrà valere il principio del silenzio – assenso”.
Riguardo la governance le associazioni chiedono che negli organi dirigenti del costituendo ente e in quelli ad esso collegati e/o da esso conseguenti “siano rappresentati gli imprenditori agricoli e i proprietari dei terreni ricompresi nei diversi ambiti protetti”.
Tra gli altri organi, oltre alla comunità del parco è prevista l’istituzione di un comitato per la promozione ed un altro per la biodiversità. “I loro compiti dovranno essere meglio dettagliati dall’articolato legislativo e per quanto attiene il comitato per le biodiversità occorrerà definire le loro modalità di raccordo e come questi si raccordano o integrano con il Comitato consultivo regionale per l’Ambiente Naturale istituto dalla Legge regionale del 2005- sottolineano ancora Cia, Confagricoltura e Copagri – . Considerato che le competenze elencate sembrano in buona parte sovrapporsi con quelle attribuite al Comitato, proponiamo l’unificazione dei costituendi comitati con quello esistente”.
Riguardo alle risorse con cui la Regione intende sostenere la nuova organizzazione, le rappresentanze agricole osservano che le eventuali opportunità che il settore primario dovrebbe cogliere dalla convivenza con il sistema delle aree protette “resteranno del tutto inespresse se non saranno supportate da adeguati incentivi destinati alle aziende ricomprese in dette aree, ovviamente aggiuntivi rispetto a quelli già assegnati al settore agricolo”.Infine Cia, Confagricoltura e Copagri esprimono una considerazione rispetto al prossimo Progetto di Legge di riorganizzazione del sistema regionale ” che va fatta in relazione al dibattito avviato da tempo sul Progetto di Legge in materia di semplificazione. Il prossimo progetto, a nostro giudizio – concludono Cia, Confagricoltura e Copagri – dovrà essere sottoposto alle procedure previste dal Moa (Misurazione degli impatti amministrativi) e dovrà essere valutato se vi saranno eventuali aggravi burocratici e conseguentemente messe in campo le relative compensazioni”.

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