Arriva l’agricoltura eco-simbiotica

ambienteDall’agricoltura convenzionale a quella sostenibile, passando da quella integrata al boom del biologico. Poi e’ arrivata la biodinamica, metodo sulla visione spirituale antroposofica del mondo elaborata dal filosofo ed esoterista Rudolf Steiner per la produzione di cibo, in maggiore equilibrio con l’ecosistema terrestre, incorporando l’idea di “agricoltura biologica” e invitando, con un approccio definito olistico a considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso. Fra compostaggio  e fasi lunari , sovescio e rotazione, utilizza una specie di omeopatia per i suoi preparati …

Ma se l ’agricoltura biologica e biodinamica hanno aperto grandi porte, oggi arriva  l’Agricoltura simbiotica :  un miglioramento, un’evoluzione che vuole  rendere le pratiche agricole ancora più sostenibili sotto il punto di vista economico. L’Agricoltura Simbiotica ha come primo punto cardine l’utilizzo delle micorrize: inoculando nel terreno dei composti microbici le radici si sviluppano molto di più con conseguenti risultati anche per i frutti della terra e poi per l’uomo. Il nome simbiotico indica proprio questo profondo legame di simbiosi che si trova in natura”, cosi’ afferma  Sergio Capaldo, anima de La Granda e fautore, insieme a Giusto Giovannetti, direttore del CCS Aosta, del nuovo modello di Agricoltura Simbiotica. Produrre di più, meglio e con sempre meno chimica è l’imperativo del prossimo futuro. In questo senso l’agricoltura eco-simbiotica può rappresentare una delle risposte più valide e innovative per il settore, esprimendo un alto “valore aggiunto”, quello della sostenibilità e della qualità, e favorendo le migliori condizioni ambientali per le persone e il territorio.

E se ne sta gia’ discutendo, anche da un punto di vista normativo, come ad esempio in un convegno della Confederazione Italiana Agricoltori.

“Per migliorare le tecniche produttive, razionalizzando l’impiego della chimica, una delle possibilità più innovative da esplorare è il ricorso all’utilizzo di microrganismi come biostimolanti delle piante. Ma bisogna intervenire sulla normativa europea, rimuovendo ostacoli e sovrapposizioni, e incentivare la ricerca e il trasferimento di conoscenze alle imprese agricole.” Cosi’ e’ stato detto.

“L’agricoltura oggi si trova di fronte a due sfide: da un lato la crescita della domanda alimentare globale che richiede incrementi di produttività, dall’altro la sempre più limitata disponibilità di risorse (acqua, terra, energia) che desta grande preoccupazione .  E’ chiaro, quindi, che in un quadro del genere temi come la tutela della biodiversità e del paesaggio, la fertilità dei suoli, più in generale la sostenibilità ambientale, diventano sempre più strategici per lo sviluppo competitivo del comparto”. Elementi che, al tempo stesso, “devono saper trovare un equilibrio con un utilizzo sempre più razionale e consapevole della chimica”.

Uno degli strumenti con cui rispondere a queste nuove sfide è proprio l’agricoltura eco-simbiotica, che rappresenta una delle più importanti novità nel panorama delle “tecniche sostenibili” di gestione produttiva, in particolare l’esempio virtuoso del vigneto, mediante l’uso di microrganismi presenti nel terreno e, dunque, in perfetta simbiosi con la vite. Una simbiosi, si è spiegato nel corso dell’incontro, in grado di favorire lo sviluppo qualitativo della produzione, contribuendo contemporaneamente al miglioramento delle condizioni ambientali e, quindi, alla salvaguardia della salute pubblica e dei suoli. In particolare, rientrano in questo panorama le “micorrize”: vale a dire strutture costituite dall’unione simbiotica tra funghi del terreno e radici non lignificate delle piante. I funghi colonizzano le radici della pianta, ricevendo e dando nutrimento alla stessa. Un’associazione che potenzia la funzionalità dell’apparato radicale in volume e in qualità e permette altresì di esprimere al massimo il potenziale di sviluppo della pianta coltivata, rendendola più robusta, capace di difendersi da attacchi di patogeni e parassiti, anche in habitat difficili.

Si tratta di “benefici notevoli che, tuttavia, trovano ostacoli al loro sviluppo all’interno del quadro legislativo europeo”. Per effetto di errate interpretazioni delle regole comunitarie (Regolamento Ue 1107/2009 relativo all’autorizzazione alla vendita dei prodotti fitosanitari), infatti, alcuni ceppi di microrganismi dei suoli sono inclusi tra i fitofarmaci e, quindi, non possono essere commercializzati per altri scopi, ad esempio come fertilizzanti. “Una situazione paradossale -ha continuato Dino Scanalino presidente della Cia – se si considera anche l’espansione globale che stanno avendo i fertilizzanti a base di microrganismi”.

E’ necessario, dunque, “cambiare rotta e fare un’attenta riflessione politica sul tema -ha osservato il presidente nazionale della Cia- da cui dovranno scaturire misure e azioni concrete”. A partire “dall’interpretazione corretta del Regolamento Ue sull’immissione al consumo dei fitosanitari”. Non solo: secondo Scanavino “i tempi sono maturi per cominciare a lavorare alla definizione di un quadro normativo ‘ad hoc’ in materia di biofertilizzanti”. Inoltre, “è possibile sfruttare il ‘treno’ della riforma europea del settore biologico per apportare correttivi anche alla disciplina del vino bio (il Reg. Ue 203/2012 non disciplina i ‘vini eco-simbiotici’)” mentre “a livello nazionale -ha concluso- bisogna puntare sul Testo Unico del Vino al vaglio della commissione Agricoltura della Camera”.

 

Dal “Manifesto” dell’agricoltura eco-simbiotica

L’IMMUNOCOMPRESSIONE DELLE COLTIVAZIONI AGRICOLE ED I RISULTATI

NUTRACEUTICI DELL’INOCULO DI UN BIOTA MICROBICO:  IL SUPERORGANISMO

Circa 450-500 milioni di anni fa ebbe inizio l’evoluzione delle piante che oggi conosciamo  dalle alghe,che popolavano i mari e le lagune. Da allora l’evoluzione delle piante è stata  caratterizzata dalla convivenza con una popolazione di microrganismi.

Questo ci permette di immaginare una pianta come un  Superorganismo

in cui si sono  sviluppati tra tutti i componenti modi diversi di collaborazione utili alla sopravvivenza ed  allo sviluppo del Superorganismo  stesso. Questi componenti comprendono i funghi  che formano con le piante le simbiosi micorriziche, i funghi ed i batteri azotofissatori,  migliaia di altri batteri, attinomiceti, micro funghi, funghi saprofiti,microrganismi vari,in  una forma di organizzazione complessa i cui apparati funzionali vengono chiamati in  modi diversi.

La popolazione microbica vicino alle radici viene chiamata  Plant Grow Promoter  (PGP) , le strutture formate con i funghi simbionti  micorrize ; le strutture formate con

batteri azotofissatori vengono chiamati  noduli radicali ; i microrganismi che rendono

assimilabile e disponibile per la pianta la sostanza organica e l’azoto contenuto nella

chitina dell’esoscheletro degli insetti o nei nematodi vengono chiamati  saprofiti. Invece non è stato ancora stabilito il nome del  Superorganismo : esso viene  erroneamente classificato come pianta anche se la pianta è una componente del  Superorganismo . Infatti la parte funzionale del DNA della pianta costituisce l’uno per

cento del DNA del  Superorganismo , il restante 99% è rappresentato dall’insieme  funzionale dei microrganismi che lo formano. Sono 100 i microrganismi per ogni  cellula  del nostro  superorganismo . La formazione di un  Superorganismo è una realizzazione strategica dell’evoluzione che  ha permesso sia lo sviluppo e l’affermazione delle piante e degli animali in simbiosi con  i microrganismi sia il superamento delle difficoltà durante il lungo percorso evolutivo.

La proprietà dei microrganismi di adattarsi rapidamente ai cambiamenti ambientali è il

segreto del successo. Nasce dall’azione interattiva dei microrganismi che vivono insieme alle piante (PGP)e  che per la maggior parte occupano la superficie delle radici, delle foglie, del fusto e  dei vasi linfatici.

I microrganismi PGP, inoltre, si nutrono degli essudati radicali, delle sostanze presenti

nella superficie delle foglie, del fusto e delle sostanze contenute nella linfa. Per la pianta  sono dei graditi ospiti, tanto che il 20 per cento della produzione di sostanze elaborate  con la fotosintesi clorofilliana è destinato al nutrimento dei microrganismi.

 

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