Articolo 62: la Fipe si oppone e si rivolge all’Ue


L’art.62 che regola i termini di pagamento tra produttori e commercianti in Italia viola le normative Ue. Lo sostiene la Fipe (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi) che si è rivolta alla Commissione Europea denunciando la norma contenuta nel decreto Liberalizzazioni. In ambito europeo, infatti, spiega la Fipe, è riconosciuto che l’autonomia imprenditoriale possa esercitarsi anche prevedendo termini di pagamento più lunghi, per favorire la dinamica degli scambi e mettere in concorrenza fornitori ed appaltatori. “L’art.62 – dichiara il presidente Fipe-Confcommercio Lino Enrico Stoppani – si pone in netto contrasto con tutte le norme europee, in quanto stabilisce termini di pagamento di 30 o di 60 giorni a seconda dei prodotti freschi, la decorrenza immediata ed automatica degli interessi di mora a tasso maggiorato, la possibilità di irrogare addirittura sanzioni, impedendo al contempo qualsivoglia autonomia alle parti”. Stoppani fa presente che la situazione è ancora più preoccupante quando la norma si applica ai servizi prestati in favore della Pubblica Amministrazione, a causa dei ritardi che contraddistinguono i pagamenti nel settore pubblico. “Le imprese che erogano servizi di ristorazione, infatti – conclude il presidente – si troveranno comunque ad eseguire il servizio senza disporre dei capitali necessari per corrispondere quanto dovuto ai propri fornitori di prodotti agroalimentari nei tempi imposti e non derogabili dalla norma”.(ANSA).

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