Aspiranti enologi crescono : boom delle iscrizioni nelle scuole italiane

Sono sempre di più i giovani italiani che per i propri studi scelgono le più importanti scuole enologiche del Belpaese – da San Michele all’Adige ad Alba, da Conegliano Valdobbiadene agli istituti agrari di Roma, Siena, Ascoli Piceno e Bolzano – dove, negli ultimi 5 anni, le iscrizioni fanno registrare una tendenza in forte crescita (nell’86% dei casi) o comunque stabile (14%), con oltre 650 studenti iscritti ai corsi di studi (80% italiani, 20% stranieri), tra cui più di 120 specializzandi in viticoltura ed enologia, spinti per lo più dal fatto di avere alle spalle un’impresa di famiglia, ma non solo. Ecco la fotografia degli istituti agrari in Italia, i cui studenti saranno i protagonisti del convegno “I mestieri del vino tra tecnologia, tradizione, territorio e tutela della salute”, promosso da Città del Vino e Coldiretti l’8 aprile a Vinitaly, alla presenza del Ministro della Salute Ferruccio Fazio, per dare ai giovani, che si preparano ad entrare nel mondo del vino come figure specializzate al servizio delle aziende, o come liberi professionisti, esportando il know how italiano in tutto il mondo, la possibilità di confrontarsi con l’imprenditoria enologica, la ricerca, l’università e le istituzioni.
Secondo i dati Città del Vino/Censis Servizi Spa, a diplomarsi in enologia è il 90% degli studenti, il 46% prosegue gli studi all’università e il 44% si laurea in una disciplina legata al vino. E poi? La maggior parte trova lavoro nel mondo del vino (41%), nell’azienda di famiglia con un ruolo imprenditoriale (20%), nei servizi alle imprese (19%), nell’insegnamento (9%) e nella pubblica amministrazione (8%), mentre il 10%, alla fine, cambia settore. Di questi, l’87% rimane in Italia, mentre il 13% si trasferisce in un altro Paese. I tanti mestieri del mondo del vino, che alimentano l’ampiezza dell’offerta della vitivinicoltura italiana, si fondano su conoscenze e gesti tradizionali di vendemmia e lavoro in cantina, ma vantano, oggi, contenuti professionali innovativi – dalla ricerca scientifica alla promozione turistica, dalla filosofia del wellness e del benessere per la salute, fino al web e alle tecnologie a basso impatto ambientale – richiedono notevoli capacità organizzative e gestionali e mobilitano risorse e competenze diverse ed articolate. Secondo un’indagine Coldiretti/Swg sull’imprenditoria giovanile in agricoltura, più di 100.000 sono le aziende in Italia guidate dagli under 35 (oltre un quinto di quelle europee), delle quali il 25% a conduzione femminile, con una superficie media di 9,4 ettari (oltre 54% in più della media nazionale) e un fatturato medio di 18.720 euro (75% in più della media nazionale). Per 2 giovani su 3, per crescere e svilupparsi le imprese agricole dovranno puntare soprattutto sulla trasformazione aziendale e sulla vendita diretta dei prodotti (67%), ma anche guardare ai servizi ricettivi e turistici (19%) e, solo al terzo posto, concentarsi sulla produzione (14%). Per 6 giovani imprenditori su 10 la situazione economica dela propria azienda migliorerà nel 2010.
Gli istituti agrari italiani saranno presto chiamati a confrontarsi con la Riforma Gelmini, che prevede, in particolare, importanti modifiche al diploma di enotecnico: il corso di 6 anni da 36 ore settimanali, passerà a 5 anni e 32 ore, cancellando buona parte della sua specificità, compresa la maggior parte delle esercitazioni in vigneto, in cantina e nei laboratori di analisi, e, alla fine, il diploma sarà di perito agrario. “Un vero declassamento per uno dei corsi di studi più importanti in Italia, e un duro colpo all’immagine dei prestigiosi istituti enologici italiani – sottolinea il presidente delle Città del Vino Giampaolo Pioli – chiamati a formare ogni anno un numero crescente di giovani, perché, anche in un momento difficile per l’economia, il mondo del vino continua ad attirare i ragazzi e si conferma come il settore su cui investire per il futuro del Paese. Per di più, professionalmente molto preparati ed attenti, i giovani che escono dagli istituti italiani sono anche i primi portatori di un messaggio positivo legato al vino, al consumo responsabile e moderato ed ai suoi effetti benefici sulla salute” .
C’è da sapere che
Secondo i dati Città del Vino/Censis Servizi Spa, nell’offerta formativa degli istituti agrari più importanti in Italia, otto è in media il numero dei corsi di specializzazione in viticoltura ed enologia, e gli studenti hanno a disposizione più di 18 ettari di vigneti e cantine che arrivano anche a 680 mq di superficie, dove si producono vini a denominazione, spesso presentati in concorsi nazionali ed internazionali. Le principali discipline di approfondimento riguardano la gestione del vigneto e la legislazione viticola, la comunicazione e la commercializzazione, ma anche la viticoltura a basso impatto ambientale e le biotecnologie, l’innovazione tecnologica e l’enoturismo, insieme alle forme di allevamento e potatura della vite e la stima dei danni da calamità naturali. Tra i laboratori attivi, vi sono quelli di microvinificazione, chimica, fitopatologia viticola e meccanica agraria ed enologica, costruzioni rurali, informatica e lingue straniere. Negli istituti gli studenti realizzano anche una rivista enologica specializzata (2 su 7), un sito internet a gestione interna (6 su 7), ed hanno a disposizione collaborazioni attive sia con le istituzioni locali e nazionali, con il mondo della ricerca e delle aziende, oltre che con le Strade del Vino, alle quali le scuole aderiscono direttamente (2 su 7). Senza dimenticare, poi, i gemellaggi con gli istituti enologici di tutto il mondo, la formazione e l’orientamento mirato al mondo del lavoro, con l’organizzazione di stage nelle aziende, l’alternanza scuola-lavoro, incontri con esperti, professionisti del vino e associazioni di categoria, l’attivazione di borse di studio e la partecipazione ai progetti promossi dalla Comunità Europea.
Web: www.winenews.it

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