Assica, bene export rallentano produzione e consumi

affettatiIl 2012 e’ stato un anno difficile anche per il comparto dei salumi. Il settore, come il resto dell’alimentare, non e’ stato risparmiato dalla crisi dei consumi che per il secondo anno consecutivo hanno mostrato una flessione, trascinando verso il basso anche la produzione, che segna un calo dell’1,2% in quantita’.
E’ quanto emerge dall’Assemblea di Assica, che ha analizzato l’andamento del comparto dei salumi.
La redditivita’ – secondo i dati resi noti nel corso dell’Assemblea dal Presidente Lisa Ferrarini – in un contesto di costi crescenti che ha visto un aumento dei prezzi di tutti i principali fattori produttivi (dalla materia prima all’energia, dal lavoro al carico fiscale), e’ risultata ulteriormente compromessa e l’accesso al credito si e’ rivelato sempre piu’ difficile e soprattutto oneroso. Decisivo per la parziale tenuta del settore e’ stato l’export, come sempre dall’inizio di questa lunga crisi (2008).
Le esportazioni di salumi hanno toccato quota 138.440 ton (+3,8%), segnando un nuovo importante record in valore: 1,116 miliardi di euro (+7,2%), nonostante l’ulteriore rallentamento evidenziato dal commercio mondiale e il peggioramento delle condizioni economiche in Europa, nostro principale mercato di riferimento.
Per il Presidente di Assica, Lisa Ferrarini, “Per questo, ogni settimana, continuiamo a lavorare perche’ ci mettano nelle condizioni di esportare. Ricordo che le perdite per la filiera suinicola dovute alle barriere non tariffarie si possono prudenzialmente stimare in circa 250 milioni di euro/anno di mancate esportazioni”.
La produzione di salumi, dopo un 2011 difficile, ha registrato nel 2012 una nuova flessione, scendendo a 1,197 milioni di tonnellate dalle 1,212 milioni dei dodici mesi precedenti (-1,2%), mentre il fatturato ha evidenziato un leggero miglioramento, arrivando a 7.989 milioni di euro (+0,5%). Un incremento, questo, essenzialmente riconducibile agli aumenti dei costi di produzione e in particolare a quelli della materia prima cui hanno fatto eco tutte le altre voci di costo: tasse, energia, lavoro, trasporti e spese varie.
Prosciutto crudo e cotto, pur rimanendo prodotti leader del settore, hanno cosi’ visto scendere la loro quota complessiva al 48,8% dal 49,2% in quantita’ e al 52,4% in valore. Nel 2012 ambedue i prodotti hanno evidenziato rispetto all’anno precedente una flessione: piu’ sostenuta i prosciutti crudi, piu’ lieve i prosciutti cotti. La produzione di prosciutti crudi e’ scesa a 297.400 ton (-3,5%), portandosi sotto i livelli del 2010, mentre quella di prosciutti cotti e’ scesa a 286.300 ton (-0,5%) sostanzialmente in linea con quella del 2010.
In calo sono risultate anche le quantita’ prodotte di mortadella, scese a 174.300 ton (-1,5%) per un valore di 683 milioni di euro (+0,2%). Risultato positivo, invece, per i wurstel che hanno raggiunto il ragguardevole traguardo delle 69.200 ton (+3%) per un valore di 242 milioni di euro (+3,1%).
In flessione e’ apparsa anche la produzione di speck che, come il prosciutto crudo, ha visto l’orologio tornare al 2010 con una produzione di 29.500 ton (-3,6%) per un valore di 297 milioni di euro (-2,6%). 2012 in lieve crescita anche per il salame la cui produzione e’ salita a 111.000 ton (+0,5%) per un valore di 935 milioni di euro (+2,2%). Buono il trend delle produzioni di pancetta (+1,7% per 53.800 ton e +2,2% in valore per 248 milioni di euro) e coppa (+0,5% per 42.900 ton e +4,5% in valore per 321,8 milioni di euro). Fondamentali per questi prodotti, soprattutto le pancette, e’ stato il traino rappresentato dall’export.
L’anno, infine, ha riservato soddisfazioni per la bresaola.
Il 2012 e’ stato un altro anno delicato sul fronte dei consumi. Nonostante l’indubbia e vantaggiosa qualita’ dei nostri prodotti e le numerose promozioni che hanno riguardato i nostri prodotti, gli acquisti nazionali di salumi hanno inevitabilmente risentito dell’ulteriore indebolimento del potere di acquisto dei consumatori italiani. Nel complesso dell’anno la disponibilita’ totale per il consumo nazionale di salumi (compresa la bresaola) e’ stata di 1,106 milioni di ton (-1,3%) contro 1,120 milioni dell’anno precedente. Il consumo pro-capite e’ sceso a 18,3 kg dai 18,6 kg dell’anno precedente. Particolarmente penalizzati sono risultati nel 2012 gli acquisti di prosciutti crudi stagionati, scesi dell’1,5% a256.700 ton. La struttura dei consumi interni ha cosi’ visto al primo posto sempre il prosciutto cotto, stabile, con una quota pari al 25,5% del totale dei salumi, seguito dal prosciutto crudo lievemente ridimensionato al 23,2%, da mortadella/wurstel sempre al 20%, dal salame che sale all’8,2% e dagli tipi di salumi al 21,8%.(AGI)

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