Assocarni: nel dossier Lav luoghi comuni strumentali

“Una sintesi dei peggiori luoghi comuni contro la carne, priva di qualsiasi base scientifica seria. Luoghi comuni strumentali e non corrispondenti al vero”. Così il direttore di Assocarni, Francois Tomei, commenta alcuni contenuti del dossier della Lav sui costi della carne. “Nella confusione di dati, che mischiano misurazioni riferite all’Europa e ad altri paesi e filiere produttive della carne (bovina, suina, avicola) che hanno logiche completamente diverse, si omette di dire che le cause mondiali di emissione di Co2 che continuano ad aumentare in un continente come l’Europa sono ben altre che quelle derivanti dal patrimonio bovino, che continua invece a diminuire da anni” dice Tomei. “Falso poi che gli allevamenti “confinati” inquinino più di quelli estensivi all’aperto, dato che proprio quelli definiti intensivi, grazie ad una alimentazione più efficiente, producono con un abbattimento importantissimo di emissioni. La superficialità degli estensori del rapporto finge perfino di ignorare che i ruminanti sono animali che, anche nelle forme maggiormente intensive di allevamento, utilizzano come base dietetica i foraggi, costituiti in massima parte da cellulosa, che gli uomini non possono certo utilizzare: gli animali per natura trasformano così una sostanza inutilizzabile nell’alimento in assoluto più ricco di sostanze nutritive insostituibili” prosegue Assocarni che definisce “imbarazzante e discriminatoria la tesi per cui, dopo che l’Occidente ha aumentato la sua vita media e la sua resistenza alle patologie infettive grazie all’aumentato apporto di proteine animali, si dica ai paesi emergenti – che finalmente stanno avendo ora i benefici di tale dieta – di farne a meno e continuare ad alimentarsi con una sola ciotola di riso”. “Ridicola poi la proposta di”Introdurre una normativa di etichettatura e tracciabilità della carne e prodotti carnei”: al momento la carne bovina è l’alimento che per legge – da 12 anni – presenta una tracciabilità completa a servizio dei consumatori che sulle etichette trovano tutte le informazioni. Viene il sospetto che gli estensori del rapporto, probabilmente fedeli alle scelte vegetariane, non comprino carne al supermercato da anni”. “Tra le reazioni – conclude Tomei – stupisce la posizione estremista e incoerente sull’argomento da parte dell’ex ministro Brambilla, la cui famiglia come è noto, è sempre stata coinvolta nel commercio del pesce e nell’itticultura, come se le sofferenze e lo sfruttamento dei pesci fossero accettabili in una logica animalista che si fa veramente fatica a comprendere”. (ANSA).

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