Assodistil, calo 23% bevande alcoliche, colpa accise

Grappa3Crollano i consumi delle bevande alcoliche in Italia che chiuderanno il 2014 con un calo di circa il 23%. Lo ha detto all’ANSA il presidente di Assodistil, Antonio Emaldi, a margine dell’audizione in Commissione agricoltura del Senato, nel precisare che la stima è stata calcolata in base agli ultimi dati del gettito delle entrate comunicati dal ministero dell’Economia a luglio scorso. Una debacle annunciata, spiega il presidente, frutto diretto del regime degli aumenti delle accise introdotte a partire dall’ottobre 2013 sull’alcol contenuto nelle bevande, la cui ultima tranche entrerà in vigore il 1 gennaio prossimo. ”Basti pensare che oggi su 1 litro di alcool destinato alla produzione di bevande spiritose si pagano quasi 10 euro di accisa senza contare l’Iva – precisa Emaldi – e il carico fiscale rappresenta un onere superiore a 5 volte il valore commerciale dell’acquavite e 15 quello delle bevande spiritose; cifre spaventose che pesano come un macigno su produttori e quindi sull’occupazione ancor di più se confrontate con i dati relativi al gettito ricavato”. Il presidente, conoscendo le difficoltà finanziarie del Paese, lancia una proposta: ”non chiediamo una diminuzione dell’aliquota attuale, ma di eliminare il quarto aumento previsto per gennaio 2015 per salvare un settore importante del made in Italy che fattura 1 miliardo di euro, con oltre 30mila addetti diretti e nell’indotto”.
Nel corso dell’audizione sono stati affrontati altri problemi, a partire dalla richiesta di inserire la norma sui consorzi di tutela all’interno del ‘Collegato Agricoltura’. A differenza dei prodotti agroalimentari e vinicoli, infatti, ha spiegato il presidente, le bevande spiritose non possono contare su un’apposita normativa che deleghi il ministero delle Politiche Agricole a riconoscere consorzi di tutela, come per le produzioni Igp e Dop; eppure, l’Italia può vantare diverse Indicazioni geografiche come, la Grappa e il Brandy italiano. ”Senza una disposizione simile – ha sottolineato il presidente – i distillatori incontrano molte difficoltà nella difesa e nella valorizzazione dei distillati made in Italy”. L’Associazione ha poi ricordato la battaglia che, insieme all’Istituto nazionale grappa e al Mipaaf, porta avanti per l’introduzione dell’obbligo di imbottigliamento della Grappa nel luogo d’origine. ”L’obbligo di imbottigliamento – ha ribadito il presidente – rappresenta lo strumento migliore per garantire la reputazione e l’autenticità dell’Ig Grappa”. Sotto attacco in Europa anche il brandy italiano, a causa della mancata armonizzazione delle norme sull’invecchiamento delle bevande spiritose; mentre in Italia si effettuano controlli fiscali assai incisivi, in altri Paesi non ci sono garanzie equivalenti o, peggio ancora, non sono previsti. ”A fronte di una crescente domanda di prodotti invecchiati – ha concluso Emaldi – si è determinata una pesante distorsione della concorrenza, immettendo così sul mercato brandy e acquaviti esteri invecchiati per un periodo inferiore a quanto stabilito dalle norme Ue”. L’Associazione ha già richiesto alla Commissione Europea di obbligare gli Stati membri ad effettuare i necessari controlli fiscali sull’invecchiamento.

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