Attacchi lupi: in Emilia Romagna nel 2014 uccise 300 pecore

capre lupiOltre ai cinghiali ci si mettono anche i lupi. Mentre i primi devastano le campagne e mettono a rischio la vita delle persone sulle strade, i secondi attaccano gli allevamenti, soprattutto quelli di pecore e capre. Lo sottolinea Coldiretti Emilia Romagna alla luce dei recenti attacchi di lupi e canidi ad allevamenti in alta Val Samoggia, in provincia di Bologna, e nell’Appennino reggiano. Secondo le stime di Coldiretti regionale nel 2014 in Emilia Romagna sono state uccise almeno 300 pecore e capre, mettendo a rischio la presenza e il lavoro dell’uomo in molte aree interne della regione, con attacchi che riguardano per il 90% i capi delle circa mille aziende che allevano ovicaprini.
Agli animali uccisi si aggiungono – precisa Coldiretti Emilia Romagna – i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti negli animali sopravvissuti. La presenza di branchi di lupi e canidi sta scoraggiando in molte aree l’attività di allevamento che costituisce una risorsa fondamentale soprattutto per l’economia montana e rappresenta anche un modo per valorizzare il territorio e le tradizioni culturali che lo caratterizzano. Con il ritorno del lupo, il lavoro dei pastori è però notevolmente cambiato divenendo – continua Coldiretti regionale – sempre più complesso e oneroso e stravolgendo le abitudini di una pratica storica. Non è infatti più possibile lasciare gli animali allo stato brado, impiegando il tempo in tutte le altre attività che caratterizzano il lavoro in montagna, dalla lavorazione del latte alla fienagione. Negli ultimi anni si è infatti reso necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle da attacchi di lupi e cani randagi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono stati sufficienti per scongiurare il pericolo.
La Regione Emilia Romagna sul fronte dei danni – ricorda Coldiretti regionale – è intervenuta con i finanziamenti per la prevenzione e con il risarcimento anche per i canidi oltre che per i lupi. Ma ora è necessario lavorare sulla prevenzione attiva, perché non è più tollerabile che un’attività d’impresa sia tenuta continuamente sotto scacco. Occorrerà intervenire decisamente per eliminare la presenza e la diffusione dei canidi e salvare il reddito degli allevatori nonché salvaguardare il patrimonio di biodiversità rappresentato dal lupo (specie canis lupus) del nostro Appennino, che, sia detto per inciso, ha tra le sue prede principali i cinghiali più che le pecore. Secondo Coldiretti è necessario cominciare ad operare sul fronte indicato da Ispra (istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per evitare l’estinzione della specie lupo e cioè mettere in piedi rapidamente misure per la cattura e la sterilizzazione dei capi non appartenenti alla specie canis lupus e, nel caso questo non fosse possibile, bisognerà pensare anche di portare la raccomandazione dell’Unione europea di salvaguardare prioritariamente il lupo fino all’estrema conseguenza dell’abbattimento degli ibridi.
 

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