Aumentano pescherecci in Romagna. Uecoop lancia vendita diretta e street food

pescatoriDopo la grande crisi dell’inizio del terzo millennio, quando i pescherecci dell’Emilia Romagna passarono dai 1.059 battelli del 2000 ai 662 del 2008, la flotta da pesca dell’Emilia Romagna è tornata a crescere e a dare lavoro e nel 2011 ha fatto registrare 741 barche impegnate a catturare pesce per le tavole dei consumatori emiliano romagnoli e di tutta Italia.
E’ da questi numeri che ha preso le mosse Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, che ha tenuto un incontro a Comacchio (Ferrara) con i propri associati per lanciare la vendita diretta del pesce e lo street food, grazie a un progetto finanziato dal ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali.
In un momento di crisi e di globalizzazione dei mercati – scrive Uecoop – il nostro obiettivo è rilanciare la pesca in termini di sostenibilità sia economica, sia sociale, accorciando la filiera tra pescatori e consumatori con la vendita diretta e portando il pesce anche nei luoghi più frequentati dai cittadini con lo street food.
“L’Emilia Romagna – commenta Uecoop – con i suoi 120 chilometri di costa è una delle regioni con più forti e antiche tradizioni pescherecce e da sempre le sue marinerie sono un punto di riferimento e di innovazione per la pesca marittima in Italia. Con questa iniziativa Uecoop punta ad assicurare maggior valore aggiunto ai pescatori, che in questi ultimi anni hanno dovuto fare i conti con un aumento costante dei costi di produzione, in particolare quelli energetici, e una flessione del prezzo del prodotto pescato, soprattutto a causa di una prevalenza del prodotto importato sulla produzione locale. Nel 2011 (ultimo dato disponibile) in Emilia Romagna, a fronte di una produzione della pesca e dell’acquacoltura pari a 108 milioni di euro, sono stati importati prodotti ittici per 593 milioni di euro.
Mentre il consumo dei prodotti della pesca in regione è il leggero aumento ed ha raggiunto le 102 mila tonnellate – sottolinea Uecoop – i prezzi dei prodotti sono in calo a causa della pressione dei prodotti provenienti da Paesi con costi molto inferiori ai nostri, anche a causa di minori garanzie sociali e minore rispetto ambientale. La diffusione della vendita diretta e dello street food, accorciando la filiera e soprattutto garantendo l’origine e la provenienza del prodotto, con il pescatore che ci “mette la faccia” diventa una strada per assicurare maggior valore aggiunto a chi pesca e produce e maggiori garanzie e qualità ai consumatori.

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