Aviaria: con il quarto focolaio cresce la preoccupazione economica, 10 mln di danni

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Il quarto focolaio di influenza aviaria in Emilia-Romagna, confermato con lo stesso ceppo H7N7, fa superare la soglia del milione di animali da abbattere. Altre 120.000 galline ovaiole, ancora in uno stabilimento della filiera Eurovo (il terzo in 15 giorni), il secondo in comune di Mordano, nell’imolese, provincia di Bologna, dove il gruppo conta anche altri due allevamenti non colpiti (una ‘pulcinaia’ forse da 100.000 capi e, a Imola, il Rondanina all’aperto per 60.000 ovaiole biologiche). Coldiretti ricorda che ”l’Italia e’ il secondo produttore europeo dopo la Francia con quasi 13 miliardi di uova e 1,2 milioni di tonnellate di carni avicole per un fatturato totale di 5,7 miliardi”. E stima in oltre 10 milioni i danni diretti e indiretti, derivanti anche dai limiti per la movimentazione dei capi dettati dalle norme di salvaguardia. Le stesse norme che, sempre oggi, hanno fatto disporre l’abbattimento (già cominciato) anche per 65.000 tacchini sani, in un allevamento del sistema Amadori a Portoverrara di Portomaggiore (Ferrara), la stessa località dove nei giorni scorsi era stato scoperto un focolaio, il terzo, in un diverso allevamento di tacchini, della filiera Aia Veronesi. E’ il secondo abbattimento solo preventivo, dopo quello di 220.000 ovaiole sane a Occhiobello (Rovigo), deciso nella gestione di questa emergenza, arrivata fino a Bruxelles. Dopo il via libera lunedì scorso della Commissione Ue alle misure di salvaguardia disposte dall’Italia e dall’Emilia- Romagna, la Regione ha chiesto al Governo, premier Enrico Letta in testa, l’adeguamento dei vincoli ministeriali alle aree delimitate in sede europea, abrogandoli nelle altre zone: ora i vincoli dispongono in tutta l’Emilia-Romagna i limiti di spostamento degli animali e di commercializzazione (eccetto carni e uova imballate per il consumo). La vice presidente Simonetta Saliera sottolinea che ”l’impatto sull’economia regionale, determinato dalle drastiche e corrette misure restrittive sanitarie adottate in fase di emergenza, si sta rivelando sempre più preoccupante”. Per questo chiede al Governo anche un ‘intervento urgente’ per assicurare ai lavoratori coinvolti, quasi tutti avventizi, ”una copertura delle giornate non lavorate a causa dell’aviaria”; un provvedimento analogo a quello per l’allarme aviaria del 2006. L’associazione agricola Cia ricorda che l’Emilia-Romagna ”accentra oltre il 15% della produzione italiana di uova e, compreso l’indotto, dà lavoro a circa 6.000 persone solo nell’area romagnola”. Ora risultano coinvolti circa 170 lavoratori. Eurovo ha confermato anche oggi che però a Occhiobello il lavoro non si ferma, sebbene il Comune di Portomaggiore sottolinei che anche negli stabilimenti dove vengono abbattuti animali sani ”dovranno trascorrere trenta giorni prima del ripopolamento del sito con altri volatili”. Insomma, anche se la ‘macchina’ di salvaguardia funziona (lo confermano istituzioni, categorie e aziende), il danno economico c’è. E non si sa quando finirà: ”nel primo allevamento colpito a Mordano – sottolinea Liviana Giannotti (Flai-Cgil Imola) – gli abbattimenti vanno a rilento, siamo circa a un terzo dei 580.000 capi da abbattere. E non si sa quando cominceranno nel secondo sito di Mordano”. A Ostellato però, il primo allevamento colpito nel Ferrarese, i 128.000 abbattimenti si sono già conclusi nei giorni scorsi. (Di Giulia Seno – ANSA).

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