Barilla cede Kamps

Barilla vende la catena di panetterie tedesche Kamps, parte delle attività acquistate in Germania nel 2002 con un’opa da 1,8 miliardi di euro. Un’operazione condotta assieme all’allora Popolare di Lodi guidata da Giampiero Fiorani che aveva costretto il gruppo emiliano a farsi carico delle perdite che la Kamps, rivelatasi ben presto sopravvalutata, ha riversato per diversi anni nei bilanci di Barilla. Il gruppo tedesco è stato ceduto al fondo German Equity Partner III, detenuto dalla società di investimento tedesca Ecm. Nell’azionariato di Kamps troverà inoltre spazio, con una quota di minoranza, il management della società. La catena con sede a Dusseldorf controlla 900 panetterie e 5 centri produttivi, impiega mille dipendenti e nel 2009 ha realizzato un fatturato di circa 300 milioni di euro. La notizia, anticipata dal Financial Times Deutschland, e’ stata poi confermata sia da Kamps sia da Lieken, la controllata di Barilla che deteneva le partecipazioni in Kamps e negli altri assetti acquistati nel 2002. Il gruppo di panetterie era in vendita dal marzo del 2008, quando Barilla aveva ufficializzato il conferimento di un mandato alla Lincoln International, una investment bank con sede a Francoforte, allo scopo di trovare un acquirente. La cessione chiude una parentesi amara per Barilla. La Kamps, insieme ad altri importanti asset, era stata acquistata con un’offerta da 1,83 miliardi di euro nel 2002, al termine di una tirata battaglia finanziaria condotta con un’opa sul listino di Francoforte, dove la rete di panetterie era quotata. Il gruppo complessivamente fatturava ai tempi 1,7 miliardi di euro ma era finanziariamente ‘stressato’ a causa di un debito da 1 miliardo di euro accumulato nel corso di una prolungata campagna acquisti. Il prezzo pagato dal gruppo emiliano si rivelò ben presto eccessivo. Kamps iniziò infatti a macinare perdite, costringendo Barilla a svalutare la sua partecipazione nel 2006 per 639 milioni. Oltre a rivelarsi un cattivo affare, l’acquisizione rese tesi i rapporti tra Barilla e la Popolare di Lodi, che aveva supportato il gruppo italiano nell’acquisizione e ne aveva rilevato il 41%. Dalle indagini della Procura di Milano sulle scalate bancarie era infatti emerso che Fiorani aveva approfittato delle notizie sulla scalata Kamps per realizzare, insieme ai suoi clienti, guadagni illeciti. I Barilla contestarono cosiì i termini dell’opzione di vendita che la Bpl aveva sulla sua quota di Kamps. Una soluzione amichevole venne trovata solo nel 2007 quando la Bpl, ormai confluita nel Banco Popolare dopo lo scandalo Antonveneta e ripulita dal precedente vertice, si accordò con il gruppo alimentare per cedere la sua quota in Kamps per 434 milioni di euro.

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