Batterio killer: in Francia occhi puntati sulla “pista italiana”

Occhi puntati in Francia sulla “pista italiana”, da dove proverrebbero i germogli incriminati per l’intossicazione da E.Coli che ha colpito 9 persone nella zona di Bordeaux. Secondo la stampa d’Oltralpe, almeno sei dei ricoverati avevano partecipato l’8 giugno scorso ad una festa organizzata dal centro ricreativo di Begles, dove avevano mangiato una zuppa con fieno greco proveniente dal negozio Jardiland de Villenave d’Ornon. E’ stato proprio il direttore dell’esercizio commerciale, Nacho Parra – ripreso dal quotidiano Le Parisien – a indicare la pista italiana, dichiarando di essersi rivolto per i semi germogliati alla ditta britannica Thompson & Morgan, ma che questa a sua volta aveva “comprato una grande partita di semi dall’Italia”. “Questo Paese e’ del resto considerato un produttore di sementi”, ha precisato Parra. Conferme sono arrivate anche da una fonte vicina, secondo la quale “l’ordine era stato passato in Italia”, sottolineando che “all’epoca della crisi tedesca, anche l’Italia era stata citata”. Parra ha tuttavia espresso dubbi sul fatto che la contaminazione provenisse effettivamente dai germogli. “Sui dieci sacchi che ho venduto, solo due sono stati resi. Il resto deve essere stato per forza utilizzato. Perche’ non ci sono altri malati? Potrebbe essere un problema di irrigazione”, ha sostenuto il direttore del Jardiland de Villenave d’Ornon.
Un’ipotesi, riferisce Le Figaro, esclusa da Yves Charles, direttore dipartimentale della protezione della popolazione del dipartimento della Gironda, per il quale “se l’acqua fosse stata chiamata in causa, avremmo avuto migliaia di ammalati.
Inoltre, le persone che hanno fatto germogliare i semi, hanno seguito scrupolosamente le istruzioni sui sacchetti”. “La germogliazione ha semplicemente permesso ai batteri di moltiplicarsi, ma questi erano verosimilmente gia’ presenti sui semi” ha aggiunto l’esperto francese. Intanto, le autorita’ stanno compiendo indagini sui 200 invitati alla festa a Begles, campioni sono stati prelevati in sei magazzini Jardiland nella regione di Aquitania e trasferiti nei laboratori della Scuola veterinaria di Lione mentre i semi germogliati sono stati ritirati da tutti i supermercati in attesa dell’evoluzione dell’inchiesta.
In base ai risultati delle ultime analisi compiute sui ricoverati, tre sono stati infettati dal batterio O 104 H4 chiamato in causa anche per l’epidemia di E.Coli che in Germania e’ costata la vita a una quarantina di persone. Per Francois-Xavier Weill, biologo dell’Instituto Pasteur di Parigi, “i due avvenimenti sono per forza legati”. “Siamo di fronte ad una variante eccezionalmente rara ritrovata su alimenti troppo poco consumanti in Europa, il tutto a un mese e mezzo di distanza. E’ statisticamente impossibile che le due epidemie siano emerse in maniera distinta”. Ieri sera, altre due persone erano state ricoverate facendo salire a 9 la lista dei colpiti. Il primo, era stato dimesso la settimana scorsa dall’ospedale militare Robert Pique e nuovamente ricoverato al Centre Hospitalier Universitaire (CHU) di Bordeaux, mentre il secondo aveva accusato i sintomi ed era stato ammesso all’ospedale militare. Quest’ultimo non avrebbe partecipato alla festa di Begles e non avrebbe quindi mangiato la zuppa incriminata. Restano stabili le condizioni degli altri sette pazienti, compresa la donna di 78 anni in terapia intensiva le cui condizioni avevano destato particolare preoccupazione. (AGI)

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