Batterio killer: le prime analisi “scagionano” i cetrioli spagnoli


Avrebbero dovuto individuare con chiarezza la fonte dell’infezione da Escherichia Coli che ha già causato 16 morti in Germania e uno in Svezia e invece le analisi dell’istituto di Amburgo hanno rimescolato le carte. I cetrioli spagnoli, indicati in un primo momento come responsabili di quello che è ormai chiamato il batterio killer, potrebbero non avere alcun legame con la contaminazione. “La fonte dell’infezione non è ancora stata identificata” hanno detto con un certo imbarazzo le autorità sanitarie tedesche, accusate dal ministro dell’agricoltura spagnolo, Rosa Aguilar, di aver agito in modo irresponsabile. Troppa fretta, forse, nell’aver attribuito l’origine dell’intossicazione ai cetrioli importati dal paese iberico. E ora la Spagna non esclude azioni legali contro le autorità di Amburgo anche perché la vicenda sta appesantendo le condizioni di un’agricoltura già schiacciata dalla crisi.
In Germania le persone contagiate sono più di 1500. Nessuna segnalazione invece in Italia dove si sta comunque procedendo a sequestri preventivi e controlli a tappeto sui cetrioli. Il rischio maggiore per il nostro paese sembrano essere le perdite derivanti dal blocco delle spedizioni nazionali, un danno che la Coldiretti stima pari a tre milioni di euro al giorno.
Intanto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha voluto rassicurare gli italiani spiegando che per evitare il batterio basta seguire comuni norme igieniche. Per quanto riguarda la verdura è sufficiente lavarla bene, anche semplicemente con acqua, ed è preferibile consumarla cotta. Nel caso specifico dei cetrioli il consiglio è quello di sbucciarli, optando comunque per l’acquisto di prodotti locali riconoscibili dall’etichetta.
L’escherichia coli è un batterio che il mondo della scienza conosce molto bene e nel 95% dei casi si risolve con una pesante gastroenterite, senza compromettere l’organismo. Questa volta si tratta però di un ceppo più resistente agli antibiotici e gli studiosi sono al lavoro per contrastarlo. Proprio a Bologna, nei laboratori del Sant’Orsola, da quindici anni il ricercatore Maurizio Brigotti studia i meccanismi di azione del batterio e cerca di combattere uno dei suoi effetti più gravi: l’insufficienza renale.

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