Batterio killer: nessuna prova che i vegetali siano contaminati


“Non e’ giustificato l’allarmismo verso il consumo di ortaggi, soprattutto quelli prodotti in Italia, visto anche che le indagini di laboratorio non hanno supportato l’ipotesi dei vegetali contaminati quale fonte di infezione”. A ‘scagionare’ frutta e verdura nel caso ‘E.coli’ e’ l’Istituto Superiore di Sanita’ (Iss), sede del laboratorio europeo di riferimento per l’Escherichia coli in campo veterinario, coinvolto nelle indagini sull’epidemia che ha colpito 12 Paesi concordemente con il ministero della Salute e su richiesta della direzione generale di Sanita’ Pubblica della Commissione europea. E lo fa con una nota pubblicata sulla home page del suo sito, che spiega come “le analisi condotte in ISS sui campioni di cetrioli dei lotti incriminati hanno chiarito definitivamente che non erano contaminati dal ceppo epidemico VTEC O104 H4 e quindi non erano fonte d’infezione”. Il laboratorio dell’Iss, insieme a quello di riferimento europeo per il settore medico a Copenaghen, ha anche analizzato i caratteri di patogenicita’ del batterio responsabile del focolaio epidemico in Germania “stabilendo che si tratta di una variante rispetto a quelli classici associati alla SEU (Sindrome emolitico uremica) soprattutto nei bambini”. Le analisi “consentono di definire meglio la natura di questo ceppo che non puo’ essere considerato un ‘mutante’, ossia un batterio con un gene modificato, ma piuttosto un ceppo originato dall’acquisizione di nuovi geni per meccanismi di ricombinazione naturale frequenti tra i batteri”. Le analisi mostrano anche che “il ceppo epidemico possiede un sistema di adesione alla mucosa intestinale diverso da quello dei classici ceppi VTEC associati alla SEU e simile invece a quello caratteristico di un altro gruppo di E.coli capace di provocare gastroenterite: gli E.coli entero-aggregativi”. Questa combinazione “non usuale di caratteri di virulenza (produzione di Verocitotossina e adesione entero-aggregativa) potrebbe essere la spiegazione della particolare aggressivita’ di questo ceppo e della sua capacita’ di provocare la SEU negli adulti”, una sindrome che si manifesta solitamente nei bambini con meno di 5 anni d’eta’”. In passato, l’unica segnalazione di un ceppo simile, ma di diverso sierotipo, e’ stata effettuata proprio dai laboratori dell’Iss e si riferiva a una piccola epidemia di SEU in Francia. La nota conclude ribadendo che le consuete norme igieniche per la sicurezza alimentare sono sufficienti a evitare infezioni, dal lavarsi frequentemente le mani dopo aver maneggiato alimenti alla pulizia accurata di frutta e verdura.
Inoltre l’Istituto ricorda che e’ “inutile, ingiustificata e spesso dannosa” l’assunzione di antibiotici per via preventiva; il ceppo in questione, inoltre, si e’ dimostrato resistente a diversi di questi farmaci.

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