Batteriosi kiwi: sì bipartisan agli aiuti dalla Commissione Agricoltura

Aiuti diretti ai produttori di kiwi che distruggono le piantagioni colpite da focolai di batteriosi. E’ questo uno degli impegni affidati al Governo dalla Commissione Agricoltura della Camera che ha approvato all’unanimità una risoluzione, il cui primo firmatario è Nicodemo Oliverio. La produzione di kiwi è concentrata essenzialmente in cinque regioni (Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Calabria), dove dal 2007 si sono registrate le prime segnalazioni di focolai di cancro batterico, che provoca gravi danni alle piante ed ai frutti, fino a determinare la morte degli interi impianti che, per essere ripristinati richiedono sei anni (due di quarantena del terreno e quattro in attesa che le nuove piante possano entrare in produzione). La risoluzione bipartisan impegna il Governo “a promuovere ulteriori specifiche iniziative di ricerca” per contrastare la malattia in tutte le zone già colpite e “a sviluppare tecniche di coltivazione innovative, quali il miglioramento genetico”. In tale ambito il governo dovrà costituire “una task force tecnico-scientifica” che rediga “una linea guida tecnica per la prevenzione del rischio di diffusione del patogeno”, e dar vita a un “catasto degli impianti di kiwi dove iscrivere e schedare tutti gli impianti con l’indicazione dei dati relativi alla presenza della batteriosi”, in modo da “condizionare gli indennizzi alla iscrizione al catasto”. Accanto alle misure di prevenzione già adottate, il governo dovrà “predisporre misure di emergenza da applicare all’attività vivaistica e al commercio delle piantine di kiwi” e “a sostenere mediante aiuti diretti le aziende colpite, in particolare quelle che intervengono sui focolai di infezione, con la distruzione delle piante infette, anche decretando lo stato di crisi del comparto agricolo di riferimento”. Infine il documento chiede di “portare il problema della batteriosi all’attenzione degli organismi dell’Ue, per avere delle “risorse necessarie per contrastare la diffusione del patogeno in altre aree, ancora oggi con basso livello di infezione, per tutelare la produzione europea e per evitare massicce importazioni di kiwi da Paesi terzi”.

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