Benessere animale: Cia e Confagricoltura Emilia Romagna propongono regolamento per adeguamento porcilaie

Gli allevamenti suinicoli in Emilia Romagna sono 1.259 per un totale di 1.236.214 capi, 750.000 dei quali nelle province di Reggio Emilia, Modena e Parma. Il comparto, che nel 2010 ha registrato un plv di 289 milioni di euro e rappresenta il 17,6% del patrimonio suinicolo italiano, da tempo deve però fare i conti con una crisi pesante mentre all’orizzonte si delineano le nuove norme sul benessere animale.
Proprio alle novità introdotte dal Decreto legislativo n.122 del 7 luglio 2011, che prevede una serie di obblighi per gli allevamenti suini da implementare entro il 1 gennaio 2013 e gli aspetti economico-gestionali che ne derivano è stato dedicato un convegno organizzato a Bologna da Agrifarm, ente di ricerca, in collaborazione con Confagricoltura Emilia Romagna, Cia e con il patrocinio della Regione Emilia Romagna.
“Una gestione rigida del provvedimento rischia di provocare una ulteriore riduzione o chiusura degli allevamenti – hanno ribadito Cia e Confagricoltura –in una regione dove la filiera della salumeria è tra le più importanti d’Europa”. La disponibilità ad ascoltare il parere degli stati membri sulle Direttive per apportare i necessari correttivi è comunque stato ricordato da Oriol Ribò, Team Leader Animal Welfare di EFSA mentre il presidente regionale di Confagricoltura, Guglielmo Garagnani, e il vice vice presidente Cia Emilia Romagna, Ivan Bertolini hanno rimarcato l’importanza di “un accesso al credito più semplice per le aziende che vogliono investire per l’adeguamento delle strutture, una maggiore omogeneità della normativa che rispetti la trasversalità delle esigenze nonché un’attenzione più alta degli enti locali alle richieste delle imprese agricole perché nel loro sviluppo sta la capacità di creare forza lavoro e maggiore economia”.
Da qui poi la proposta di creare un apposito Registro al quale le imprese suinicole possano iscriversi per impegnarsi a programmare gli adeguamenti nel rispetto della normativa comunitaria ma in un lasso di tempo tale da consentire agli imprenditori di ammortizzare i costi strutturali.

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