Bieticoltori italiani, le quote zucchero devono essere mantenute fino al 2020.

IFIn vista della stretta negoziale della prossima settimana tra il Consiglio dei Ministri Agricoli, il Parlamento Europeo e la Commissione per la riforma PAC, al cui interno vi è l’aggiornamento della normativa zucchero 2015/2020, la CGBI, Confederazione Generale dei Bieticoltori Italiani, ribadisce l’assoluta necessità di un mantenimento dell’attuale organizzazione di mercato del settore dello zucchero fino al 2020, affinché il settore bieticolo-saccarifero italiano possa continuare nello sforzo di miglioramento della propria competitività intrapreso all’indomani della precedente riforma del settore del 2006.
“Il comparto bieticolo-saccarifero nazionale – ha sottolineato il Presidente della Confederazione, Alessandro Mincone – ha attuato negli ultimi 7 anni una razionalizzazione dolorosa, con perdita del 80% di estensioni a bietola e la chiusura di 15 zuccherifici: questi sacrifici non devono rimanere pagati invano”
Secondo i bieticoltori italiani questo pericolo è reale nella misura in cui si concretizzasse la linea propositiva iniziale della Commissione Europea di eliminare le quote fin dal 2015, contro la volontà viceversa espressa del Parlamento Europeo di confermare lo status quo normativo per tutto il periodo di vigenza 2015/2020 della prossima OCM zucchero. Pericolo che anche la proposta di compromesso del Consiglio dei Ministri agricoli (conferma delle quote solo fino al 2017) non aiuterebbe a superare per inadeguatezza di prospettiva temporale.
Legato al regime delle quote vi è anche il prezzo minimo per la bietola e gli strumenti di gestione del mercato, che hanno soddisfatto fino ad oggi in termini stabili ed a prezzi equilibrati il consumo nella UE, oltre al complesso di norme sulla contrattazione collettiva ed il ruolo delle organizzazioni dei produttori.
“Si tratta di strumenti fondamentali – precisa Giovanni Musini, consigliere della CGBI e delegato presso la CIBE – senza i quali è fin troppo facile prevedere l’invasione di zucchero proveniente dal libero mercato mondiale, con schiacciamento dei margini economici del settore in area UE e, con ben più forte evidenza, in ambito nazionale, senza contare i danni per i Paesi in via di sviluppo legati alla UE da accordi preferenziali. L’ambiente normativo sugli accordi interprofessionali è stato inoltre fondamentale per equilibrare il potere contrattuale tra un’industria acquirente concentrata e la massa di produttori. Si tratta di un parere condiviso e fortemente supportato dalla CIBE, la nostra confederazione internazionale che raccoglie circa 350 mila produttori di tutta Europa”.
Per tale motivo la CGBI chiede il massimo impegno al Ministro Di Girolamo, affinché si faccia deciso portavoce delle richieste dei bieticoltori italiani in seno al Consiglio dei Ministri prima e, successivamente, nel dialogo interistituzionale (trilogo) con parlamento Europeo e Commissione che deciderà a breve le sorti del comparto.

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