Biologico: la proposta di riforma punto per punto

frutta nuovaIn 10 anni il consumo di prodotti biologici in Europa è quadruplicato e ogni anno mezzo milione di ettari di terreno agricolo nell’Ue viene convertito a produzione biologica, ma gli agricoltori sono ben lontani dal soddisfare le richieste dei consumatori che devono accontentarsi del biologico importato con standard qualitativi non sempre conformi alle rigide regole europee. Riformare il settore rafforzando i controlli da un lato e facilitando dall’altro la vita ai piccoli produttori è l’obiettivo della proposta di riforma presentata dal Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos.
Una proposta, l’ha definita il ministro per le politiche agricole maurizio martina, che è “una delle grandi priorità di politica agricola del semestre di presidenza italiano dell’Ue” che inizia il primo luglio. Del resto il nostro paese è tra i leader del settore in Europa e nel mondo. La superficie a produzione biologica è cresciuta in Italia del 6,4% tra il 2011 e il 2012, e il consumo di prodotti lattiero-caseari bio è aumentato del 16%, del 21% per le uova, del 16% per biscotti, dolciumi e bibite.
Ma che cosa cambierà con la riforma proposta da Ciolos?
In primo luogo, come ha chiesto oltre il 90% dei cittadini europei il bio dovrà essere privo di Ogm. Tuttavia, ai fini dell’etichettatura, é tollerata una presenza accidentale e non intenzionale di Ogm autorizzati nell’Ue, nella misura dello 0,9% per ingrediente. C’é però l’obbligo di individuare la causa della presenza di Ogm.
Poi no alle aziende agricole miste, dove in parte si produce biologico e in parte no, per favorire i controlli; controlli che vengono estesi a tutta la filiera senza eccezione, dai produttori ai trasformatori ai distributori.
Decade la deroga alla distribuzione per i prodotti pre-confezionati e i controlli saranno mirati dove i rischi sono maggiori. Anche la presenta di residui sarà armonizzata nell’Ue per permettere una concorrenza leale tra Stati membri.
La riforma dovrebbe essere operativa nel 2017, ma é previsto un periodo transitorio fino al 2021 per le sementi e per gli animali da riproduzione.
Dall’entrata in vigore, il 100% dei mangimi utilizzati dovrà essere bio e nell’allevamento non sarà più permesso, nella fase finale dell’ingrasso, mantenere fermo il bestiame nelle stalle.
Per quanto riguarda le importazioni, mentre attualmente l’Ue accetta come equivalenti 60 tipi di standard biologici dei Paesi terzi, per il futuro ci vorrà la conformità alle regole europee
Il logo bio sugli alimenti trasformati garantisce che almeno il 95% del prodotto é biologico. I trasformatori dovranno però introdurre procedure di gestione ambientali (ad esempio sotto il profilo energetico e idrico)
I piccoli produttori (la cui azienda non supera 5 ettari) avranno la possbilità di convertirsi al biologico aderendo ad un regime di certificazione di gruppo, ma Bruxelles preme sugli Stati membri affinché venga anche attivata la certificazione elettronica per migliorare i controlli.
Nel capitolo sugli accordi internazionali la Commissione ha la possibilità di negoziare l’export europeo di prodotti bio e non solo le importazioni, come avviene ora.
Non sarà, infine, più possibile ottenere la riconversione al biologico retroattiva, salvo per le terre non coltivate per la durata della riconversione, che é di due anni per pascoli e culture arabili e di 3 anni per le colture permanenti, come i frutteti e vigneti. Riconversione retroattiva vietata anche per l’acquacoltura, ma si prevede di estendere al 2021 la deroga per utilizzare a fini riproduttivi giovanili non biologici.

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