Biologico, leggero e costoso. Il vino che piace ai giovani

Biologico, a basso contenuto di solfiti, bassa gradazione alcolica, più leggero e digeribile. E’ il vino del futuro, quello che piace alla nuova generazione dei consumatori under 35, non importa se costa caro, anche 50 euro a bottiglia. E’ uno dei risultati più eclatanti emersi dall’annuale ricerca di mercato Vinitaly-Unicab e dedicate alla nuove tendenze dei consumi fuori casa. Dopo la ‘grande crisi’ quindi, si affaccia un nuovo tipo di consumatori, con tendenze e gusti diversi dal passato. Vini biologici, a basso contenuto di solfiti e di alcol entrano nelle richieste dei clienti e quindi nelle strategie di acquisto di ristoranti e wine bar.
L’impatto pessimista della crisi, con la riduzione dei consumi fuori casa, sembra essersi ridotto ma, attenzione: accanto a una propensione a spendere di più il sondaggio mostra un ulteriore calo nei consumi individuali, motivato però, non tanto da ragioni economiche o legate alle politiche anti-alcol quanto a un accresciuto interesse per la salute, oltre al consolidarsi di nuove abitudini di vita. Non a caso i vini che questo ‘nuovo’ consumatore intende acquistare nei prossimi mesi fa esplicito riferimento a prodotti con minor apporto di solfiti, bio ed a basso contenuto di alcol, che chiede di poter conoscere direttamente presso i locali attraverso serate o cene di degustazione. Un interesse marcato e ben specifico testimoniato proprio al Vinitaly dal successo di Vivit, la nuova area dedicata ai vini naturali, e dal numero in forte crescita di produttori che presentano nuovi vini senza solfiti nei propri stand. Quanto alla ‘competizione’ dei soft-drinks, il campione intervistato resta fedele al vino. Le eccezioni derivano dalla necessità di non appesantirsi a pranzo, di dover guidare dopo cena ed al rispetto verso altri commensali non bevitori. Quindi più una ‘co-esistenza’ che non una ‘competizione’ sui favori del pubblico. Se i consumatori hanno mostrato un certo tasso di ottimismo, chi sta dall’altra parte del bancone registra un periodo ancora come complesso, anche se le misure basiche per invogliare a bere vino ci sono e vengono applicate diffusamente. L’acquisto diretto in cantina del vino è quello che va per la maggiore, ma il campione si dimostra anche soddisfatto dell’integrazione che viene fatta dagli acquisti presso i distributori. “Gli under 35 – afferma Giovanni Brunetti di Unicab – sono una buona base per ‘costruire’ consumatori stabili nel prossimo futuro: il loro interesse per incontri di formazione e informazione, per la ricerca di nuovi prodotti è infatti molto alto e vorrebbero soprattutto sperimentare nuovi abbinamenti col cibo. Un interesse quindi ‘maturo’ lontano da costumi trasgressivi e che guarda molto alla presenza di ‘figure-guida’ nei locali cui potersi affidare per la scelta o per conoscere vini e abbinamenti corretti”. (ANSA)

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