Biologico: produttori umbri chiedono il sostegno di un consorzio


Un consorzio per la produzione e la trasformazione di prodotti biologici: a chiederlo i produttori umbri ”per allargare le proprie produzioni, realizzare politiche di marketing e di promozione comuni”. Un progetto cui sta lavorando anche la Confederazione agricoltura italiana dell’Umbria che ha collaborato all’allestimento della mostra mercato dei prodotti biologici in corso a Valfabbrica fino a domani. Uno degli eventi di Biofest, la manifestazione che ha l’obiettivo di potenziare l’offerta turistica del territorio attraverso la valorizzazione dell’agricoltura biologica. ”I nostri bioagricoltori producono cereali, foraggio e olio ma anche lenticchie ed altre leguminose, ortaggi, vino, miele, carne bovina e ovicaprina – ha ricordato l’assessore al turismo ed allo sport della Provincia di Perugia, Roberto Bertini -, senza tralasciare le produzioni non food, fibre tessili naturali come canapa e lana. Un paniere di eccellenze che si somma ai prodotti tradizionali dop, igp, ai vini docg, doc e igt, che rappresenta quanto di meglio il nostro territorio puo’ offrire. Bisogna dare atto agli agricoltori biologici di aver saputo mantenere e valorizzare una ricchezza di specie coltivate e di varieta’ tipiche delle nostre zone. Aspetto da rimarcare specie nel 2010 che l’Assemblea generale dell’Onu ha dichiarato ”anno internazionale della biodiversita”’. Le principali produzioni biologiche regionali sono presenti alla mostra mercato con una cinquantina di produttori nazionali, con due aziende campane e i consorzi ‘Isola dei sapori’ e ‘Solina’, rispettivamente da Sicilia e Abruzzo. ”Abbiamo tanti controlli ma poca promozione e serve tanto tempo per la burocrazia – spiega Lamberto Morelli di Bio Point, Gubbio – ed essendo la maggior parte delle aziende biologiche a gestione familiare, il tempo per la promozione e per andare nelle citta’ a vendere i nostri prodotti e’ limitato. Servirebbe un consorzio che, come in Toscana ad esempio, si occupi di promuovere e vendere con un proprio marchio i nostri prodotti anche all’estero. Per le carni servirebbe una cooperativa-laboratorio con persone qualificate e gli stessi controlli che, raggruppando una decina di aziende, porterebbe notevoli vantaggi dal punto di vista dei costi”.(AGI)

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