Biologico: stretta finale a Consiglio Ue su riforma

Consiglio UE Lussemburgo
Stretta finale per i negoziati sulla riforma dell’agricoltura ‘bio’ fra i 28 Stati membri, che terrà banco al Consiglio agricoltura di martedì, a Lussemburgo. Un dossier molto controverso, ma che due fattori chiave potrebbero contribuire a sbloccare: il primo è che per la presidenza di turno lettone si tratta dell’ultima chance di arrivare ad un accordo fra i 28 prima del passaggio del testimone a luglio con i lussemburghesi, “che non hanno l’agricoltura biologica fra le loro priorità” riferiscono fonti Ue. Il secondo è la spada di Damocle che pende sul dossier, e cioè il rischio che la Commissione Ue ritiri la sua proposta di riforma, “in assenza di progressi significativi”, senza nemmeno la possibilità di arrivare ai negoziati con l’Europarlamento. A remare contro intanto c’è l’industria europea del settore, che non è affatto d’accordo con il testo sul tavolo dei ministri Ue. “Ci aspetta una lunga giornata per l’ultimo Consiglio agricoltura della nostra presidenza” hanno detto fonti lettoni, alla vigilia della riunione a Lussemburgo. Il compromesso che verrà discusso dai ministri dell’agricoltura dei 28 cerca di fornire una soluzione ai due nodi centrali della frequenza dei controlli sui produttori e della soglia delle sostanze non autorizzate nei prodotti finali. I controlli per principio sarebbero annuali, ma sulla base di un ‘basso rischio’ legato alle valutazioni precedenti, per alcuni operatori potrebbero avvenire tramite documenti cartacei ogni 12 mesi e solo ogni 2/3 anni ‘in situ’. Per quanto riguarda invece il problema di eventuali sostanze non autorizzate riscontrate nel prodotto finale, si procederà con la ‘decertificazione’ dal marchio bio solo nel caso in cui la loro presenza, dopo la relative indagine, sia risultata ‘evitabile’ o ‘deliberata’. Per il momento quindi non si stabilisce nessuna soglia specifica, perché spetterà alla Commissione europea fissarne una e armonizzare le procedure di valutazione fra i 28, entro il 2021. Quanto all’import dai Paesi terzi, questi dovrebbero adeguarsi agli standard Ue, sulla base del principio di ‘conformità’ invece di quello attuale di ‘equivalenza’. Ma per l’Ifoam, che rappresenta la filiera dell’industria europea del biologico, entrambe le soluzioni sono peggiori rispetto allo status quo e di certo non creerebbero un sistema omogeneo a livello europeo. Sulla decertificazione “non è possibile combinare un sistema basato sul processo di produzione con uno basato sulla valutazione dei prodotti finali, con l’attuazione che può variare da un Paese all’altro” rileva Sabine Eigenschink, vicepresidente dell’Ifoam. Sulla frequenza dei controlli, il compromesso scelto “consentirebbe agli Stati membri di scegliere se applicare o meno un’ispezione annuale”, creando ancora un trattamento diverso fra i 28. Quanto all’import, per l’industria Ue del bio si andrebbe a creare un trattamento di ‘due pesi e due misure’ in cui i Paesi in via di sviluppo ne uscirebbero svantaggiati rispetto ai più ‘attrezzati’. (di Chiara Spegni – ANSA)

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