Biotech: il settore cresce, ma ha vita difficile

Le aziende biotecnologiche italiane si difendono dalla crisi. Anzi, nel 2011 il loro numero è aumentato del 2,5%, salendo a 396, e il fatturato è cresciuto del 4%, raggiungendo 6,8 milioni. Tuttavia queste aziende non hanno vita facile: il 77% di esse ha dimensioni molto piccole e punta decisamente su ricerca e innovazione, senza trovare però una risposta in termini di agevolazioni fiscali e incentivi. E’ questo il quadro che emerge dal rapporto “Biotecnologie in Italia 2012”, redatto dall’associazione delle aziende biotecnologiche italiane (Assobiotec) ed Ernst&Young. Presenti i presidenti di Assobiotec, Alessandro Sidoli, e della Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. In collaborazione con la Farmindustria, infatti, nell’ambito del rapporto sul biotech italiano è stato realizzato quest’anno un approfondimento sulle cosiddette biotecnologie “Red”, ossia alle applicazioni rivolte al settore biomedico. Sono queste, da sempre, il settore trainante delle biotecnologie (il 52% delle imprese attive in Italia è di questo tipo), seguito dalle applicazioni nella genomica e nella proteomica (il Gpta), con il 16%, da quelle per l’agricoltura (Green, con l’11%) e per l’industria e la chimica (White, 8%). Il restante 13% è costituito dalle aziende attive in più di un settore). (ANSA).

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