Bologna: un progetto per salvare l’asino romagnolo.

Salvare l’asino romagnolo e ripopolare il territorio bolognese con i suoi esemplari. E’ il progetto in cui si e’ imbarcata la Provincia di Bologna, che ha avviato di recente un’indagine di mercato per verificare la presenza di imprese interessate a farsi carico dell’iniziativa (15.000 euro la base d’asta per la gara d’appalto). Il progetto, che rientra nel Piano regionale di sviluppo rurale 2007-2013, ha dunque l’obiettivo di “salvaguardare, valorizzare e recuperare la razza dell’asino romagnolo”, tutelando allo stesso tempo la biodiversita’ e le economie di nicchia. L’asino romagnolo, si legge nel provvedimento del settore Agricoltura di Palazzo Malvezzi, “era largamente presente nella provincia di Bologna, fin dagli anni ’50 del secolo scorso, quando questo animale veniva abitualmente utilizzato per i lavori piu’ pesanti”.
Lo scopo del progetto di salvaguardia, dunque, e’ “far conoscere le potenzialita’ di questo animale per favorire l’aumento del numero dei capi allevati in provincia in allevamenti e agriturismi”, dove l’asino romagnolo puo’ essere utilizzato “nelle escursioni, nel trekking e nella ristorazione, viste le eccellenti qualita’ della carne”. La razza e’ adatta anche per “le fattorie didattiche e, grazie alle particolari doti di docilita’, presso centri dove viene effettuata la pet terapy”.
Inoltre, spiega ancora la Provincia, “la frugalita’ e rusticita’ di questo animale lo rendono particolarmente adatto per la pulizia dei boschi, per il mantenimento dell’ecosistema e per la prevenzione degli incendi”. Tra l’altro, rileva Palazzo Malvezzi, “studi realizzati in Svizzera promuovono l’utilizzo dell’asino per la tutela dei greggi di pecore dagli assalti di lupi, perche’ funge da sentinella assieme ai cani da pastore”.
Al momento nel territorio bolognese si registrano solo 14 femmine adulte di asino romagnolo, insieme a due stalloni e 34 puledri (di cui 24 femmine e 10 maschi). A livello regionale vivono 84 femmine e 17 stalloni. Il progetto di salvaguardia della Provincia prevede dunque la “ricerca di materiale riproduttivo”, ovvero semi ed embrioni, per la “reintroduzione e ridiffusione nel territorio d’origine”.
Dovranno essere censiti i capi e gli allevamenti non registrati presenti nel bolognese, oltre a “verificarne la rispondenza alle caratteristiche di razza”. La ricerca dovra’ essere estesa anche in aziende agricole fuori dalla provincia di Bologna, per “identificare i nuclei piu’ interessanti da cui attingere” gli animali per la riproduzione, che dovra’ avvenire solo tra esemplari riconosciuti appartenenti alla razza al 100%.
Le aziende agricole saranno incentivate ad adottare l’asino romagnolo, prevedendo rimborsi spese per chi sosterra’ l’allevamento dei giovani animali. Nel corso del progetto, che terminera’ il 30 giugno 2013, dovra’ essere realizzata un’indagine bibliografica “approfondita sulle origini della razza, sulla sua diffusione e sul suo impiego in agricoltura, in particolare nelle zone rurali di montagna e collina”. Il volume dovra’ essere pronto insieme a una scheda morfologica sulla razza, mette in chiaro la Provincia, “per fornire indicazioni agli allevatori che decideranno di intraprendere l’allevamento di asino romagnolo”. (fonte agenzia DIRE – foto A.Zanon da www.agraria.org)

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