Il borlengo: dall’appennino modenese con passione


Esiste in Val Panaro, o meglio, nella media val Panaro, nel tratto cioè che va da Vignola a Guiglia, attraverso Marano, unprodotto gastronomico antichissimo e fatto di elementi poveri e primordiali, come l’acqua, il fior di farina, il sale e il graddo di maiale: il borlengo.
Il borlengo, che è il prodotto più autentico di questa terra, si ottiene mettendo in una padella un lattice di fior di farina stemperata in acqua salata con l’aggiunta di un pizzico di grasso di porco con aromi naturali (rosmarino, aglio ed erbe) e una manciata di parmigiano reggiano.
Si tratta di un cibo povero, che si vorrebbe addirittura “inventato”, per la necessità che aguzza l’ingegno, dalle genti di Vignola, durante l’ennesimo assedio alla fine del secolo XI subito nella rocca da parte delle truppe di Giovanni da Barbiano e da qualche tempo appare in costante maggiore valorizzazione da parte delle osterie e delle trattorie della contrada.
Il borlengo, del quale è sconosciuta la motivazione della stessa indicazione nomastica, è sempre stato cibo particolare dei lunghi periodi invernali, un valido prestesto (visto e considerato che la cottura a regola d’arte nelle grandi padelle di rame stagnato impiega non meno di 5-6 minuti) per incontrarsi, per parlarsi e conoscersi.
E sotto tale profilo questa specialità dovrebbe anche celebrarsi come benefica per i rapporti umani giacché il mangiare borlenghi è un benefico pretesto per un approfondimento dei problemi, delle attese e dei sogni reciproci.

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