Bosco che va, bosco che torna. Se ne parla a Pieve di Soligo (Tv)

Rolle-Prosecco_Roberto-Turcinovic_WEBSono 12 miliardi gli alberi in Italia, secondo i dati del Corpo Forestale dello Stato, circa 200 per abitante, un patrimonio ambientale da conoscere, curare e gestire. In Veneto, secondo la Carta Forestale Regionale redatta nel 2011, il bosco occupa il 22,6% della superficie, estendendosi su oltre 414.000 ettari, nelle zone montane la percentuale si attesta intorno all’80%. Sono numeri che sorprendono, immersi nel dibattito sulla riconversione dei capannoni industriali, sulla costruzione di nuove strade che feriscono il paesaggio, sulla fragilità idrogeologica del territorio. Negli ultimi 50 anni in Italia la superficie forestale è raddoppiata. Si tratta di un dato positivo perché gli alberi producono ossigeno, contengono il dilavamento preservando il terreno da frane e smottamenti, ospitano una fauna variegata, dall’altro lato però questa crescita testimonia l’abbandono delle aree rurali e montane da parte dell’uomo, con l’avanzata del bosco su territori un tempo coltivati e abitati.
Per essere davvero una ricchezza il bosco va curato e ove necessario vanno ripristinati gli habitat preesistenti. Dal 2009 ad oggi la Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane ha speso € 400.000 per il ripristino dei pascoli invasi da infestanti e cespugli, al fine di preservare l’ambiente dove dimorano specie animali che non sono compatibili con l’ambiente boschivo.
E’ questo dunque il tema centrale della conversazione “Bosco che va, bosco che torna”, tema del secondo appuntamento della rassegna PaesAgire, che si terrà venerdì 13 dicembre alle ore 20.45 presso l’Auditorium “Battistella-Moccia” di Pieve di Soligo (TV).
Due le direttrici della serata, da un lato verrà presentata l’esperienza di Cortina d’Ampezzo dove l’amministrazione comunale ha scelto di intervenire con strumenti di progettazione urbanistica, come il PAT (Piano di Assetto Territoriale), controllando l’avanzata del bosco nel fondovalle. L’espansione delle aree boschive non è infatti positiva in termini assoluti, né da un punto di vista economico, né ecologico, né paesaggistico. Al fine di garantire l’equilibrio ambientale e la salvaguardia di specifici ecosistemi, la progettazione deve intervenire tutelando la sostenibilità paesaggistica ed ecologica, ripristinando ad esempio il pascolo che ha un elevato valore ambientale. Dall’altro lato verrà discussa l’esperienza dell’area della Pedemontana trevigiana, dove le aree boschive incontrano quelle vitivinicole e si rende necessario un dialogo tra le due realtà, affinché venga mantenuta la rete ecologica boschiva necessaria all’equilibrio paesaggistico ed ecologico e a migliorare la pratica agricola, anche quella vitivinicola.
L’analisi verrà fatta alla luce dell’emendamento al Bilancio Regionale dell’8 marzo scorso che ha aperto la possibilità, per i privati che detengono i diritti d’impianto delle viti in aree ex agricole abbandonate negli anni ’60 e catalogate a bosco, di chiedere il ripristino delle colture dichiarando le aree “non boschive” previa approvazione da parte del Servizio Forestale Regionale.

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