Burocrazia affonda tonno rosso. Federcoopesca, allevamenti italiani ko

peschereccio2La burocrazia non risparmia nemmeno il tonno rosso e i giapponesi, da sempre ottimi clienti del prodotto made in Italy, disertano l’Italia andando a comprare in Spagna e a Malta. E il risultato è un danno di oltre 13 milioni di euro. E’ con questa prospettiva che si apre oggi la campagna di pesca 2015 che potrebbe essere meno redditizia rispetto a qualche anno fa, nonostante siano aumentate le quote di cattura da qui ai prossimi tre anni del 75%. La realtà è che gli allevamenti dove il tonno veniva ingrassato per poi essere venduto con un ricarico sul prezzo fino al 50%, non ci sono più. Spazzati via dalla burocrazia, sottolinea la Federcoopesca-Confcooperative, a cui hanno contribuito in modo massiccio anche le dimensioni delle imprese tutte medio-piccole e le caratteristiche delle coste non particolarmente adatte ad allevamenti in mare aperto. Impossibile resistere per una piccola impresa alle lungaggini per ottenere permessi, visti e autorizzazioni sempre che arrivino naturalmente, denuncia la Federcoopesca, con spagnoli e maltesi che ne hanno saputo approfittare.

Gli Stati membri interessati alla decisione presa oggi dalla Commissione europea sono, oltre all’Italia, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Irlanda, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito. Per questi programmi l’Ue mette a disposizione un finanziamento pari a 27 miliardi di euro del bilancio europeo, a cui si aggiungono ulteriori fondi pubblici a livello nazionale, regionale e privato. Per l’Italia, in particolare, la Commissione europea ha approvato finanziamenti Ue pari a 59,7 milioni di euro per la Rete nazionale di sviluppo rurale; di 158 milioni per il programma della Provincia autonoma di Bolzano; di 513 milioni per quello della Regione Emilia Romagna; di 414,7 milioni per il programma della Toscana e di 510,7 per quello del Veneto. Tra le azioni prioritarie approvate c’è l’ammodernamento delle aziende agricole, il sostegno ai giovani agricoltori, la gestione sostenibile del territorio e il miglioramento delle infrastrutture a banda larga. Secondo la valutazione dell’Esecutivo Ue, i programmi di sviluppo rurale adottati oggi sono tenuti a ”creare più di 40mila posti di lavoro nelle zone rurali e circa 700mila posti di formazione”, per favorire l’innovazione, il trasferimento delle conoscenze, pratiche agricole più sostenibili e imprese rurali più forti. ”Uno dei grandi punti di forza del nostro concetto di sviluppo rurale – ha commentato il commissario alla Pac Hogan – è che abbiamo priorità fondamentali, ma spetta a ciascuno Stato membro o Regione progettare un programma adatto alle proprie sfide e opportunità”. I programmi approvati oggi – ha proseguito – ”offrono finanziamenti per una serie di progetti dinamici e quasi tutti sosterranno progetti di innovazione nell’ambito del partenariato europeo per l’innovazione”.

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