Caccia agli storni: Coldiretti Emilia Romagna contro il ricorso di Lav, Lac ed Enpa

storniNegli ultimi cinque anni l’Emilia Romagna ha attinto dalle tasche dei cittadini oltre un milione e 200 mila euro per far fronte ai gravissimi danni causati alle produzioni agricole dagli storni. Per questo Coldiretti ha deciso di fare opposizione al ricorso presentato al Tar di Bologna da Lav (lega Antivivisezione,) Lac (lega Anticaccia) ed Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) che chiedono di bloccare la delibera della Regione che consente la caccia in deroga a questi volatili.
“Abbiamo deciso – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna – di sostenere la delibera della Regione sulla caccia in deroga per tutelare i redditi delle imprese. Non possiamo accettare che gli imprenditori agricoli continuino a vedersi decimare i loro raccolti e i loro redditi per tutelare un uccello che è in espansione e che può diventare dannoso per tutto l’ambiente”.
Coldiretti ha anche deciso di chiedere alla Regione Emilia Romagna un fondo apposito per i danni da storno perché “non è possibile – ha detto Tonello – che l’imprenditore agricolo si accolli tutti i costi delle perdite aziendali”.
Il problema della caccia allo storno – spiega Coldiretti – scaturisce da un direttiva comunitaria che lo inserisce tra le specie in estinzione in alcune parti d’Europa. E’ un provvedimento che comprende anche l’Italia, dove però lo storno non solo non è a rischio, ma è in costante crescita, al punto da mettere a rischio la biodiversità, proprio a causa dei danni ambientali che sta provocando. Tra l’altro questo volatile – afferma Coldiretti – colpisce in particolare colture ad alto valore aggiunto e ad alta manodopera, come i frutteti, mettendo a rischio il reddito delle imprese e l’occupazione.
Su due milioni e 650 mila Euro di danni all’agricoltura emiliano romganola rilevati nel 2007, i 437 mila euro a carico della storno rappresentano il 16,4%. E’ la percentuale più alta di danni da selvaggina a carico dell’ente pubblico, maggiore ai 333 mila euro della lepre (12,5%) e ai 304 mila euro del cinghiale (11,4%)

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