Caccia: con la preapertura tornano anche le polemiche

Con l’inizio di settembre tornano gli spari dei cacciatori italiani, accompagnati come ogni anno da un vespaio di polemiche. La pre-apertura della caccia, che precede di una ventina di giorni l’inizio della stagione venatoria, è infatti contestata – a voce e in tribunale – dalle associazioni ambientaliste, che mettono in guardia sui rischi per la fauna. Le doppiette inizieranno ad esplodere colpi dal primo al 18 settembre, quando lasceranno spazio alla stagione ufficiale che proseguirà fino al 30 gennaio. In molte zone d’Italia i cacciatori avranno via libera domenica 4, ma il calendario varia sensibilmente in base al territorio. Le regioni coinvolte nella pre-apertura saranno 15: tutte eccetto il Trentino Alto Adige, il Piemonte, la Liguria, il Molise e la Campania, quest’ultima per la sentenza del Tar di Napoli. A rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale era stato il Wwf, puntando il dito contro l’assenza del piano faunistico che nella regione dovrebbe regolamentare la materia. Una vittoria, quella dell’associazione, che lascia l’amaro in bocca ai cacciatori campani. Il vicepresidente di Federcaccia, Antonio D’Angelo, esprime “sconforto” per la sentenza. “Sono anni che chiediamo alla Regione di fare il piano faunistico, sospeso da una sentenza anni fa e così rimasto. La verità è che le istituzioni non vogliono saperne della caccia”. Il successo in Campania, comunque, per il Wwf non basta a compensare il”gravissimo impatto” della preapertura nelle altre regioni. “Si comincia a sparare quando i giovani animali non sono ancora maturi e quando sul nostro territorio sono presenti ancora molte specie migratrici protette, che possono così essere oggetto di sicuro disturbo e di possibile danno diretto”, sottolinea l’associazione. Dello stesso parere anche la Lipu. Cacciare a inizio settembre, spiega il presidente Fulvio Mamone Capria, “vuol dire colpire popolazioni di animali che hanno appena terminato di nidificare”. Tra le associazioni venatorie, il presidente nazionale di Arcicaccia Osvaldo Veneziano accusa le Regioni di “rispondere a pressioni politiche”, prendendo decisioni “senza l’avallo del mondo scientifico”. “La legge nazionale prevede la preapertura per alcune specie e questa possibilità – sostiene – viene manipolata dalle Regioni per aprire la caccia a specie non ancora mature, come quelle stanziali”. Veneziano prevede una valanga di ricorsi al Tar. “Ad essere oggetto di contenzioso – dice – saranno sia la preapertura, sia la chiusura della caccia per alcune specie a gennaio, sia l’applicazione delle deroghe”. Di fronte a un mondo venatorio “troppo diviso”, Gianluca Bardelli, membro del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale del ministero delle Politiche agricole, invita le parti in causa a una maggiore coesione. “Da un’unità di intenti e da una piena accettazione collettiva potranno nascere eventuali proposte legislative innovative di portata generale”, rileva l’esperto, secondo cui il Comitato è “la sede naturale del confronto e delle possibili soluzioni che tutte le parti possono porre all’attenzione delle forze politiche”. (Di Laura Giannoni – ANSA)

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