Cala il potere d’acquisto e si risparmia a tavola

Cala il potere d’acquisto delle famiglie le quali per mantenere i consumi, hanno eroso i risparmi. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale del 2010 dell’Istat. L’Istat segnala anche che “i consumi delle famiglie, dopo una caduta iniziale piu’ ampia rispetto a altri paesi, dove vi e’ stato un importante ruolo di sostegno della politica di bilancio, dalla seconda meta’ del 2009 hanno mantenuto un ritmo di crescita analogo a quello medio dell’Uem, cosicche’ il divario apertosi durante la recessione si e’ stabilizzato”. Tale andamento e’ stato condizionato dal notevole calo del potere d’acquisto, “sceso del 3,1 per cento nel 2009 e poi ancora dello 0,6 per cento nel 2010. Per salvaguardare il livello dei consumi, le famiglie italiane hanno dato luogo a una progressiva erosione del tasso di risparmio, sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell’Uem”. I consumi privati nella media del 2010 sono risultati inferiori di 1,7 punti percentuali in volume rispetto al livello del 2007, con andamenti molto differenziati dei maggiori capitoli di spesa.
Nell’ultimo triennio infatti – rileva l’Istat – gli italiani non hanno rinunciato all’high-tech, risparmiando invece a tavola. E Confagricoltura sopottolinea preoccupata le cifre dell’Istat che nel periodo 2008-2010 evidenzia un’accelerazione della perdita di peso degli acquisti riguardanti l’alimentazione, scesi dal 17,3% al 16,5% del totale mentre “nella rilevazione relativa al solo 2010 la contrazione della spesa per alimentari, bevande e tabacco è stata del 6,1% – sottolinea l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – un calo che ha comportato ricadute negative per i redditi degli agricoltori, compressi contemporaneamente ad un progressivo aumento dei costi di produzione”. “Una situazione – conclude Confagricoltura – che perdura tutt’oggi, come dimostrano le rilevazioni Istat sui prezzi di aprile, in cui gli imprenditori agricoli hanno visto i listini dei loro prodotti freschi sui banchi dei mercati diminuire dello 0,5% rispetto al mese precedente, mentre l’inflazione aumentava esattamente di mezzo punto percentuale”.
A ribadire che le ttavole italiane sono sempre più povere è anche la Cia secondo la quale nel 2010 quattro famiglie su dieci hanno tagliato la spesa, mentre il 60 per cento, tra rinunce e necessità, ha dovuto cambiare il menù e il 35 per cento ha optato per prodotti di qualità inferiore.
Si è, al contrario, accentuata la rincorsa alle promozioni ed è stato un boom degli acquisti in punti vendita dove i prezzi sono più bassi. Nel 2010 – sottolinea la Cia – per riempire il carrello alimentare ogni famiglia italiana ha speso in media al mese 461 euro. Una spesa (che rappresenta il 18,9 per cento di quella totale e raggiunge complessivamente i 146 miliardi di euro l’anno) assai diversificata per aree geografiche: al Nord è pari a 455 euro, al Centro a 472 euro, al Sud a 463 euro.
Nel contesto dei tagli al carrello, la Cia evidenzia che il 42 per cento delle famiglie ha dovuto ridurre gli acquisti di carne, in particolare quella bovina, il 38 per cento quelli di pane, il 36 per cento quelli di olio d’oliva e il 35 per cento quelli di vino. Per quanto concerne la scelta di prodotti di qualità inferiore, l’orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha riguardato il pane per il 40,2 per cento, la carne bovina per il 46,2 per cento, la frutta per il 44,5 per cento, gli ortaggi per il 39,7 per cento, i salumi per il 32,5 per cento.

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