Camorra: Coldiretti, business agromafia vale 14 mld

IMG_0258Dalle mozzarelle ai terreni agricoli, dai ristoranti all’ autrosporto, il business dell’agromafia fattura in Italia circa 14 miliardi di euro. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’operazione anticamorra nel basso Lazio che ha coinvolto anche Antonella D’Agostino, moglie di Renato Vallanzasca, che avrebbe avuto un ruolo di intermediazione in un’operazione di acquisizione di un hotel a Mondragone e in alcune vicende usuraie ed un progetto per vendere mozzarelle a Milano. Le associazioni criminali trovano terreno fertile nel tessuto economico indebolito dalla recessione secondo il rapporto Coldiretti/Eurispes del 2013.
L’agricoltura e l’alimentare sono considerate aree prioritarie di investimento dalla malavita che ne comprende la strategicita’ in tempo di crisi perche’ del cibo, anche in tempi di difficolta’, nessuno potra’ fare a meno, ma soprattutto perche’ consente di infiltrarsi in modo capillare la societa’ civile e condizionare la via quotidiana della persone in termini economici e salutistici. Per questo le mafie – sottolinea Coldiretti – hanno gia’ imposto il proprio controllo sulla produzione e la distribuzione di generi alimentari del tutto eterogenei tra loro. Controllano in molti territori la distribuzione e talvolta anche la produzione del latte, della carne, della mozzarella, del caffe’, dello zucchero, dell’acqua minerale, della farina, del pane clandestino, del burro e, soprattutto, della frutta e della verdura. Potendo contare costantemente su una larghissima ed immediata disponibilita’ di capitale e sulla possibilita’ di condizionare parte degli organi preposti alle autorizzazioni ed ai controlli, si muovono con maggiore facilita’ rispetto all’imprenditoria legale. Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente. Alcune stime – precisa Coldiretti – valutano almeno 5.000 locali di ristorazione in Italia in mano alla criminalita’ organizzata (bar, ristoranti, pizzerie), nella maggioranza dei casi intestati a prestanome.
Questi esercizi non garantiscono solo profitti diretti, ma vengono utilizzati anche come copertura per riciclare denaro sporco. In alcuni casi agenti dei clan rappresentano specifici marchi alimentari, che impongono in tutta la loro zona di influenza. Per raggiungere l’obiettivo i clan ricorrono a tutte le tipologie di reato tradizionali: usura, racket estorsivo, furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, macellazioni clandestine, danneggiamento delle colture, contraffazione e agropirateria, abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo, caporalato, truffe ai danni dell’Unione europea. Quasi un immobile su quattro confiscati alla criminalita’ organizzata e’ terreno agricolo a dimostrazione della strategia di accaparramento delle campagne messa in atto dalla criminalita’ organizzata, secondo la Coldiretti. Su 12.181 beni immobili confiscati alla criminalita’ organizzata, oltre il 23 per cento (2.919) – sottolinea la Coldiretti – sono rappresentati da terreni agricoli. Ma le mani della Mafia Spa – conclude la Coldiretti – si allungano lungo tutta la filiera e, su un totale di 1.674 aziende confiscate, ben 89 (5,3 per cento) operano nei settori “Agricoltura, caccia e silvicoltura” e 15 (l’1 per cento circa) nei settori “Pesca, piscicoltura e servizi connessi”, 173 (10 per cento) nella ristorazione ed alloggio e 471 (28 per cento) nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, anche nell’agroalimentare. Le organizzazioni mafiose sono consapevoli che, pur non trattandosi del settore che garantisce i guadagni piu’ consistenti e nel piu’ breve tempo, il cibo costituisce la necessita’ primaria, di cui nessuno potra’ mai fare a meno. Mettendo le mani sul comparto alimentare le mafie hanno inoltre la possibilita’ di affermare il proprio controllo sul territorio. Non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza ed il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma – conclude la Coldiretti – compromettono in modo gravissimo la qualita’ e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy.

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