Cancro del kiwi: fondamentale acquisizione della ricerca italiana per debellarlo

Il genoma di Pseudomonas syringae pv. actinidiae, il batterio che attualmente sta provocando danni economici molto gravi alla coltivazione del kiwi nel mondo, è stato sequenziato. Lo studio è frutto della collaborazione tra il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (C.R.A.) e l’Università di Udine (Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali) ed è stato pubblicato, il 23 novembre 2011, sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Plos One.
Lo studio, condotto da Marco Scortichini, Simone Marcelletti, Patrizia Ferrante (C.R.A-Centro di ricerca per la Frutticoltura di Roma), Milena Petriccione (C.R.A.-Unità di ricerca per la Frutticoltura di Caserta) e Giuseppe Firrao (Università di Udine), ha messo in evidenza fondamentali aspetti inerenti la capacità di adattamento all’ambiente ed alla pianta-ospite, i fattori di patogenicità e virulenza del patogeno nonché l’origine della popolazione del batterio che provoca danni così rilevanti in Italia. Grazie a moderne tecniche statistico-matematiche è stato possibile accertare che le attuali epidemie presenti nel nostro Paese non derivano da ceppi del patogeno già presenti in Italia ma sono emerse in seguito all’introduzione dall’estero dell’attuale ceppo. Il batterio possiede, inoltre, serie di geni in grado di conferirgli una notevole capacità di competizione sulla pianta con altri microrganismi.
Da questo studio e da altri che riguardano la messa a punto di tecniche di prevenzione e controllo della malattia, sarà possibile in breve tempo fornire al settore una serie di pratiche agronomiche in grado di ridurre considerevolmente i danni provocati dal patogeno. Dagli studi effettuati sarà potenzialmente possibile sviluppare anche una serie di nuovi formulati in grado di ridurre la capacità di colonizzazione e penetrazione del batterio nella pianta.
Si ricorda che attualmente il batterio è presente nel Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Campania, Calabria e Friuli-Venezia Giulia sia in impianti di kiwi verde che di kiwi giallo. Il batterio sta inoltre interessando le coltivazioni della nuova Zelanda, Cile, Francia, Spagna e Portogallo. In ogni regione e nazione sono state intraprese azioni volte a contenere l’espansione della malattia, anche mediante rimborsi agli agricoltori, regolamentati da apposite leggi nazionali e regionali.
In Italia, il kiwi è coltivato su circa 24.000 ettari; l’Italia rappresenta il maggiore produttore mondiale (ad esclusione della Cina). Le regioni maggiormente produttive sono: Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, Campania e Calabria.
La produzione totale supera le 480.000 tonnellate e viene, in gran parte, esportata verso i mercati di tutti i continenti. Nel 2010 si sono esportati quasi 3.700.000 quintali, per un valore commerciale di oltre € 300.000.000 (oltre il 33% del kiwi esportato di tutto il mondo).
La coltivazione dell’actinidia in tutte le aree italiane ha generato un’elevata specializzazione territoriale e produttiva, con positive ricadute sullo sviluppo socio-economico ed occupazionale.
Stime della Camera di Commercio di Latina evidenziano che le perdite economiche causate dalla fitopatia, per il solo 2010 per la Provincia di Latina, ammontano a circa 40.000.000 Euro.
Nel solo Lazio, gli 8.000 ettari coltivati a kiwi riguardano circa 3.000 aziende che impiegano, annualmente, una forza-lavoro di circa 650.000 giornate lavorative.

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