Cancro kiwi: ricercatori, no all’uso di antibiotici


“Le autorità sanitarie italiane dovrebbero porre in atto tutti gli strumenti necessari per controllare i kiwi importati dalla Nuova Zelanda, perché possono contenere residui di streptomicina, un antibiotico di cui la Kiwifruit Vine Health neozelandese ha ammesso l’uso per combattere il batterio pseudomonas syringae actinidiae, l’agente causale del cancro del kiwi”. A lanciare l’allarme sono stati oggi i ricercatori Giorgio Balestra, del Dipartimento di scienze e tecnologie per l’agricoltura dell’Università della Tuscia, e Marco Scortichini del Centro di ricerca per la frutticoltura di Roma, da anni attivamente impegnati nella lotta al patogeno. “La decisione della Nuova Zelanda – sostengono – è estremamente pericolosa dal punto di vista salutistico e potrebbe avere ripercussioni negli scambi commerciali con l’Europa, dove l’impiego di antibiotici in agricoltura è vietato, e in particolare con l’Italia, principale produttrice mondiali di kiwi insieme con la stessa Nuova Zelanda”. “Le piante sottoposte a tali trattamenti – proseguono i due scienziati – possono accumulare dei residui dell’antibiotico, pericolosissimo per la salute umana. Inoltre è notevole il rischio che si possano sviluppare popolazioni batteriche antibiotico-resistenti, quindi di vanificare ogni tentativo di difendere gli impianti di kiwi dal batterio sarà inutile”. Ad avviso dei due ricercatori “è necessario tutelare e rafforzare il consumo dei kiwi italiani da parte dei consumatori interni e d’oltreconfine, in quanto si tratta di un frutto che ha proprietà benefiche indiscutibili e che, solo nel Lazio, determina un volume di affari di oltre 100 milioni di euro l’anno. Tutelando di i nostri kiwi – affermano Balestra e Scortichini- salvaguardiamo anche l’Agroalimentare Made in Italy”. La decisione della Kiwifruit Vine Health neozelandese ha suscitato le proteste dei produttori italiani di kiwi ma anche quelle dei produttori di miele, in quanto le api sono impiegate come impollinatori negli impianti di actinidia). “Il mondo della ricerca – concludono – ribadisce fermamente la sua contrarietà all’uso degli antibiotici e rimarca la necessità di un adeguato sostegno per fronteggiare l’emergenza fitosanitaria da parte di tutte le componenti interessate”. (ANSA).

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