Capodanno: a zamponi e cotechini non si rinuncia

cotechino
Saranno circa 8 milioni i cotechini e gli zamponi consumati durante le festivita’ di fine anno durante le quali viene consumato quasi il 95% della produzione nazionale. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che con un aumento del 3% sono le spese per gli alimentari a far registrare la maggiore crescita durante le festivita’ di Natale a conferma della tendenza a fare acquisti utili per se stessi e gli altri. Se un italiano su tre con la propria tredicesima, secondo l’indagine Confesercenti Swg, fara’ regali utili come cibo e vini, cotechino e zampone saranno presenti sulla tavola di poco meno della meta’ delle famiglie italiane ma a fronte di una sostanziale stabilita’ della domanda, Coldiretti rileva un aumento della richiesta per cotechini e zamponi artigianali magari acquistati direttamente dagli allevatori che sono gli unici che garantiscono la presenza di carne italiana al 100%. La maggioranza della produzione nazionale e’ certificata come Cotechino e Zampone di Modena IGP. Immancabili insieme a due piatti storici ci sono le lenticchie chiamate a ”portar fortuna” con un consumo stimato di 5mila tonnellate. Particolarmente ricercate sono quelle Castelluccio di Norcia IGP ma anche quelle inserite nell’elenco delle specialita’ tradizionali nazionali come le lenticchie di S.Stefano di Sessano (Abruzzo), di Valle agricola (Campania), di Onano, Rascino e Ventotene (Lazio), molisane (Molise), di Villalba e Ustica (Sicilia) o le altre umbre. La nascita dello zampone viene fatta risalire intorno al 1511, anno in cui le truppe di Giulio II, papa guerriero, assediarono Mirandola, fedelissima alla Francia e patria di Giovanni Pico della Mirandola, ancora ricordato per la sua prodigiosa memoria. Gli abitanti della citta’ presa d’assedio, per non lasciare ai nemici i pochi suini rimasti, li uccisero tutti e per non sprecare la carne in un solo momento la affidarono ad un cuoco di Pico. Questo personaggio ebbe la brillante idea di tritare tutta la carne e miscelarla, com’era uso nella cucina rinascimentale, con molte spezie. Una volta completata questa operazione inseri’ il composto nella pelle delle zampe anteriori dei maiali, per poterlo conservare a lungo e cuocerlo al momento opportuno. Nacque cosi’ il prototipo del famoso e ancora attualissimo zampone di capodanno. (da Ansa)

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