Caporalato: Aiab, bene rete lavoro agricolo a contrasto

albicocche 3L’Aiab, Associazione italiana per l’agricoltura biologica, “valuta positivamente e sostiene con convinzione” il piano del ministro dell’agricoltura, Maurizio Martina, per il contrasto al caporalato, al lavoro nero e irregolare in agricoltura e a tutte le forme di illegalità che interessano da tempo una parte significativa della filiera agro-alimentare: produzione, trasformazione e intermediazione commerciale, compresa la grande distribuzione. I fenomeni, periodicamente all’attenzione dell’opinione pubblica, non sono infatti fenomeni marginali e circoscritti ad alcune regioni meridionali, ma investono ampie aree del paese e sono diventati aspetti strutturali del settore. Per questo, tra le misure annunciate, l’Aiab ritiene molto importante l’attivazione della “Rete del lavoro agricolo di qualità” finalizzata alla certificazione etica dell’attività dell’impresa agricola. A tal fine Aiab ha introdotto da diversi anni un proprio marchio “Qualità Lavoro” da assegnare alle aziende biologiche che vogliono avvalersi del marchio “Garanzia Aiab” , il marchio che attesta l’applicazione di criteri produttivi più restrittivi dello stesso Regolamento Europeo sul bio e che valorizza prodotti e produttori bio. Tra i criteri per l’ottenimento del marchio, si prevede, infatti, il rispetto delle leggi e dei contratti. “La nostra associazione – afferma Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab – ritiene, infatti, che il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle leggi debba essere uno dei requisiti del sistema biologico e che il rispetto della terra e della salute dei consumatori e la qualità dei prodotti non possano prescindere dal rispetto del lavoro e della legalità. Aiab – prosegue Vizioli – apprezza anche gli altri provvedimenti annunciati, tra cui l’intensificazione dei controlli nella filiera e il sequestro dei beni dei caporali. Per contribuire a debellare il fenomeno – conclude il presidente di Aiab – abbiamo chiesto al Ministro Martina di partecipare alla cabina di regia della “Rete del lavoro agricolo di qualità”, ma soprattutto la nostra associazione chiede al Governo e alle Regioni di escludere dai finanziamenti pubblici, a partire dai nuovi Piani di Sviluppo Rurale, le aziende che sfruttano i lavoratori e si avvalgono del caporalato”. (ANSA)

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