Caporalato: Orlando-Martina, beni confiscati agli sfruttatori. I commenti

lavori agricoliConfisca dei beni di chi sfrutta i lavoratori agricoli per combattere la piaga del caporalato. Questa la misura annunciata dai ministri della Giustizia, Andrea Orlando, e delle Politiche Agricole, Maurizio Martina. “La reclusione – ha spiegato Orlando – è un deterrente che ha un effetto relativo: fa invece più paura l’aggressione patrimoniale di chi utilizza la manodopera in modo illegale”.
Le disposizioni finiranno in un emendamento al provvedimento sulle misure di prevenzione ora all’esame della Commissione Giustizia Camera.

Bene il rafforzamento della legislazione contro il caporalato, ma deve cambiare anche l’approccio ispettivo nei confronti di un settore fondamentalmente sano. Commenta così il presidente della Cia, Dino Scanavino. ”Il rifiuto del lavoro nero e del caporalato – afferma Scanavino – sono due dei principi cardine che guidano la nostra azione sindacale ed è chiaro che le eccellenze della nostra agricoltura devono essere legate non solo alla qualità ma anche alla dignità del lavoro e della vita delle persone impegnate”. Secondo il presidente, l’azione repressiva nei confronti di gravi dei reati quali il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori non può che esser perseguita con la massima tenacia e durezza. ”Ciò che deve cambiare e che chiediamo come Cia – conclude il presidente – è un approccio ispettivo nuovo che passi ad un sistema di vigilanza che dia priorità alla violazioni sostanziali rispetto a quelle formali, che non sia percepito dalle aziende come vessatorio e che sia più efficiente nei confronti delle reali situazioni di violazione, dando fiducia ad un settore che, tra mille difficoltà, apporta valore, lavoro, qualità”.

“Pienamente condivisibile il progetto del Governo di estendere le responsabilità penali connesse alle allo sfruttamento del lavoro agricolo e al caporalato, anche prevedendo la confisca dei beni e della ricchezza fondata sulla violazione dei diritti dei lavoratori”. Lo afferma in una nota Luigi Sbarra, Segretario confederale Cisl e Commissario nazionale della Fai-Cisl. “Vanno pensate soluzioni che riqualifichino i beni sequestrati, anche in funzione di accoglienza, formazione e inserimento sociale e occupazionale dei lavoratori stagionali, migranti e non. Occorre poi mettere in campo misure premiali per le aziende che aderiscono alla Rete del lavoro di qualità e che rispettano la legislazione e la contrattazione sul lavoro, e sanzioni più aspre, con la revoca di qualunque tipo di sostegno pubblico, per le realtà non in regola. È una battaglia che si vince insieme quella al caporalato: è fondamentale dare piena attuazione a uno strumento qual’è la Cabina di Regia istituita da Governo e Parti sociali presso l’Inps per orientare in modo collegiale i controlli. La Cisl chiede infine l’istituzione di un Tavolo interministeriale permanente partecipato dal sindacato e dalle rappresentanze datoriali agricole, con cui monitorare e contrastare il fenomeno al di fuori di una logica di emergenza. Le Parti sociali agricole hanno oggi l’opportunità e il dovere di rilanciare la propria azione. Mondo del lavoro e dell’impresa devono operare di concerto per rendere più radicato ed efficace il presidio sui territori, garantendo tutela, servizi e formazione di qualità. I margini sono ampi, e fanno leva sulla valorizzazione della bilateralità e sulla contrattazione nazionale e decentrata provinciale. Come Fai-Cisl, siamo pronti a fare la nostra parte”, conclude Sbarra.

Sono benvenute le norme come la confisca per sconfiggere il caporalato che va combattuto senza tregua perché umilia gli uomini ed il loro lavoro. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nell’esprimere apprezzamento per gli interventi normativi del Governo per sconfiggere il fenomeno del caporalato. “Occorre combattere senza tregua il becero sfruttamento – ha proseguito Moncalvo – che colpisce spesso la componente piu’ debole dei lavoratori agricoli, con pene severe e rigorosi controlli. E su questo sta lavorando l’Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare guidato da Giancarlo Caselli che la Coldiretti ha promosso e sostenuto”. “Serve – ha precisato Moncalvo – una grande azione di responsabilizzazione di tutta filiera, dal campo alla tavola, per garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute ed il lavoro, con una equa distribuzione del valore. E questo non è possibile se i pomodori nei campi sono sottopagati a 8 centesimi al chilo e le arance ancora di meno”. “Dobbiamo impegnare le nostre forze – ha concluso Moncalvo – in una operazione di trasparenza e di emersione mettendo a punto un patto di emancipazione dell’intero settore agricolo in grado di distinguere chi oggi opera in condizioni di sfruttamento e di illegalità da chi produce in condizioni di legalità come la stragrande maggioranza delle imprese agricole che hanno assunto regolarmente 322mila immigrati, provenienti da ben 169 diverse nazioni nel 2014”. Secondo un’ analisi della Coldiretti su dati Eurispes, al primo gennaio 2014 erano 355 i caporali arrestati o denunciati dall’entrata in vigore del reato con la legge 14 settembre 2011, n.148.

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