Caprioli in libertà dopo un anno di cure

foto adamello (2)Finalmente dopo tanto lavoro, sacrifici, apprensione… i piccoli del Centro fauna selvatica Il Pettirosso, hanno preso la strada tanto sognata del bosco.
Arrivati un anno fa al Centro perché ritenuti abbandonati, questi piccoli di capriolo che al loro arrivo pesavano poco più di sei etti, sono diventati esemplari di 15 o 20 kg. I volontari del Pettirosso si sono dati un gran daffare perché questi potessero essere liberati pertanto, anche i metodi di allevamento devono essere i più naturali possibile, dove la presenza del volontario deve essere marginale e apparentemente invisibile a questi stupendi animali, tanto potenti quanto fragili. Sono animali che anche in condizioni ottimali se stressati, muoiono, pertanto mille accorgimenti vengono presi per fare passare al meglio i molti mesi che passano al Centro Il Pettirosso prima della liberazione.
All’alba i volontari si ritrovano per incominciare a catturarli, in un recinto da loro allestito con un bosco all’interno dove anno passato l’autunno e l’inverno appena andato. Ogni precauzione viene presa, perché nessun capriolo possa impaurirsi e ferirsi, e l’esperienza dei volontari la deve fare da padrone per raggiungere lo scopo. Non per nulla questo è uno dei pochi centri in Italia, dove per diventare volontario effettivo al Centro, si deve fare una formazione dura e selettiva di almeno un anno. Nel giro di un’ora vengono presi tutti i 12 caprioli, anche se il tempo non è tra i migliori tra pioggia battente e lampi e temporali, vengono tutti dotati di navetta auricolare per poterli seguire nei loro spostamenti, ognuno ha il proprio numero sull’orecchino che potrebbe salvargli la vita se dovessero uscire dai confini del Parco dell’Adamello dell’alta Val Canonica, perché un capriolo che porta la navetta non può essere abbattuto. Vengono adagiati, uno ad uno dentro le casse dove li attende un caldo letto di paglia asciutta che faticheranno a lasciare al momento dell’arrivo e della liberazione.
Giunti a destinazione, vengono scelte dalla gente del posto e faunisti insieme a noi, le zone più consone alla liberazione. Oramai sono un centinaio di esemplari quelli allevati e portati su negli anni dal Centro Il Pettirosso al Parco, iniziato con un progetto dell’università di Veterinaria di Parma in collaborazione con Il Pettirosso la Provincia di Modena e quella di Brescia oltre all’Ente Parco Adamello, il progetto è proseguito negli anni.
Ecco anche se qui piove si aprono lentamente le casse uno ad uno, con stupore vedono un panorama diverso, l’aria a 1300 metri di altezza è diversa, subito si accorgono del cambiamento. Chi uscendo corre via perdendosi tra la nebbia, chi si sofferma a cercare i compagni con cui è stato insieme un anno, ma subito rincuorato dai compagni che gli sfrecciano davanti perché usciti in ritardo dalla cassa. Qualcuno si ferma e si gira come se volessero ringraziare o salutare i volontari del Pettirosso che li hanno cresciuti che gli anno fatto da famiglia facendogli passare, le preoccupazioni e le apprensioni di un genitore. Mentre per i volontari è diverso, li vedono allontanarsi sentendo nascere dentro una punta di malinconia ma anche di felicità perché questi ce l’hanno fatta sono diventati grandi, ma le nostre strade si dividono e non si incontreranno più. Ma il volontario pensa anche che presto arriveranno i nuovi piccoli che avranno bisogno di tutte le loro cure ed attenzioni, questo è il Centro Il Pettirosso, questo è un volontario con la V maiuscola del Pettirosso.
(Piero Milani – www.centrofaunaselvatica.it)

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