Carnevale: non e’ mai troppo tardi

frittelleUn febbraio ormai al termine e senza Carnevale. In ritardo perche’ essendo collegato con la Pasqua (festa mobile per eccellenza), anche il Carnevale è privo di una cadenza annuale fissa. La Pasqua Cattolica può cadere dal 22 marzo al 25 aprile ed è separata dal Carnevale da un totale di 46 giorni (dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo). Ne deriva che in anni non bisestili martedì grasso (ultimo giorno del Carnevale) possa cadere dal 3 febbraio al 9 marzo. E quest’anno infatti sara’ il 4 marzo.
Se Giovedì scorso era il Giovedì grasso con cui si aprono ufficialmente i festeggiamenti , e Domenica 2 marzo e’ stata ( sara’…a seconda di quando lo mettiamo in onda) la giornata delle sfilate di carri allegorici, Martedì 4 marzo e’ il Martedì grasso di questo 2014 giorno che segna la chiusura dei festeggiamenti, per entrare nella quaresima. con il Mercoledì delle Ceneri e dovremo attendere fino al 20 aprile per celebrare la Pasqua.
La parola CARNEVALE deriva dal volgare “carnem levare” , tradizione medievale di consumare un banchetto di “addio alla carne” la sera precedente il mercoledi’ delle ceneri. Il Carnevale in Europa è stato per secoli una festa di inizio dell’anno. I suoi scherzi e i suoi riti rappresentavano la fine dell’anno vecchio e l’inizio del nuovo. Era una festa d’origine contadina: nella metà di febbraio moriva l’inverno e si avvicinava la primavera e così con il carnevale un ciclo di stagioni finiva e un altro ne incominciava.
Le prime manifestazioni che ricordano il carnevale nel mondo risalgono addirittura 4000 anni fa. Gli Egizi, coi faraoni, furono i primi ad ufficializzare una tradizione carnevalesca, con feste, in onore della dea Iside, Il carnevale greco veniva celebrato, invece, in onore di Bacco, e I “Saturnali” furono, per i Romani, la prima espressione del carnevale (cominciando addirittura a dicembre ) La personificazione del carnevale in un essere umano o in un fantoccio risale, invece, al Medioevo. Ne furono responsabili i popoli barbari
Quanto al primo giorno del Carnevale è fissato in base alle prescrizioni ecclesiastiche. L’inizio può essere il 1°gennaio, il 17 gennaio (S.Antonio) o il 2 febbraio (festa della Candelora), e si protrae appunto fino al mercoledì delle Ceneri (nel rito ambrosiano, fino alla prima domenica di Quaresima). Ma c’e’ una realta’ indiscussa : a Carnevale da sempre si fa baldoria anche in cucina, e questo anche quando c’era poverta’.
Insomma a Carnevale, ogni dolce vale ! Soprattutto se fritto!
Durante i festeggiamenti era usanza cucinare dolci veloci, poco costosi, da offrire alla moltitudine di persone che interveniva. Da qui la tradizione dei fritti: acqua, farina e zucchero che ancora oggi, pur con qualche ingrediente in più, si trasformano in castagnole, frittelle, zeppole, tortelli, struffoli, frappe, cenci, chiacchiere.
Le SFRAPPOLE sono considerate il dolce simbolo del Carnevale. A seconda dell’aspetto e del metodo di preparazione, si possono suddividere in: Pallottole fritte, talora ripiene: Castagnole dell’Italia meridionale Tortelli dolci dell’Italia centrale, Frìtole Veneziane, Ciambelle di Carnevale, Pasta sfoglia tagliata a nastri e fritta Ma anche Frappe, Bugie, Cenci, Chiacchiere, Galani, Intrigoni, Sfrappole, Strufoli, sono alcuni dei numerosi nomi attribuiti al più tipico dolce carnevalesco, secondo le varie regioni d’Italia.
Benché faccia parte della tradizione cristiana, i caratteri della celebrazione carnevalesca hanno origini in festività ben più antiche che, ad esempio nelle dionisiache greche e nei saturnali romani, erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza.
Ma addirittura le prime notizie sul Carnevale risalgono ai tempi degli Egiziani: all’ ‘epoca dei faraoni, il popolo, mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava una sfilata di buoi che venivano sacrificati in onore del dio Nilo.
Nel Tardo medioevo il travestimento si diffuse nei carnevali delle città. mascherarsi permetteva lo scambio di ruoli, e portare alla ribalta con caricature anche vizi e malcostumi. L’esplosione nel Rinascimento, quando il Carnevale comincio’ ad essere festeggiato nelle corti europee, divento’ piu’ raffinato, i festeggiamenti comprendevano anche musica, danza, teatro.
E la festa assumera’ il massimo clamore e splendore nei secoli XV e XVI , nelle strade della Firenze di Lorenzo De Medici. Danze, lunghe sfilate di carri allegorici e costumi sfarzosi segnano una svolta di questa festa, amatissima nella culla rinascimentale Sui carri chiamati “trionfi” , canti e balli di cui lo stesso Lorenzo fu autore, con il celebre Trionfo di Bacco e Arianna
Nella Roma papale c’erano invece le corse dei bàrberi (cavalli da corsa) e la “gara dei moccoletti “ accesi che i partecipanti cercavano di spegnersi reciprocamente.
Ma eccoci agli attori della Commedia dell’Arte, fine ‘500: e’ qui che alcuni dei tipici personaggi carnevaleschi prendono forma e vengono caratterizzati nel linguaggio e nella gestualità. Nascono “le maschere” che penetrano nella tradizione collettiva e ci accompagnano ancora oggi.

Secondo antiche tradizioni il Carnevale durava l’intero periodo invernale, dal giorno di commemorazione dei defunti sino al primo giorno di Quaresima ed il travestimento serviva non a nascondere la propria identità sebbene a rimandarne ad un’altra.
Qualche curiosita’: il carnevale di Fano è il più antico d’Italia; il primo documento noto nel quale vengono descritti festeggiamenti tipici del Carnevale nella città, risale al 1347, quelli piu’ lunghi sono l’ Ambrosiano, detto anche “carnevalone”, che si conclude il primo sabato di Quaresima e quello di Putignano, in Puglia, che inizia addirittura a Santo Stefano e finisce alle Ceneri, col funerale e il rogo del fantoccio del Re Carnevale. Le maschere tradizionali italiane sono il prodotto della Commedia dell’arte, il fenomeno teatrale che si sviluppa alla fine del 1500 in Italia. Una delle rappresentazioni più gettonate di queste commedie era la “beffa del servo”, una sorta di rivincita concessa all’umile nei confronti del potente. Innumerevoli sono le rappresentazioni, specie sui palcoscenici della decadente Repubblica veneziana, che hanno come tema il contrasto tra il servo zotico, lo “Zanni” e il padrone vecchio e rincitrullito, il “Magnifico”. Ma la prima maschera si fa risalire addirittura all’epoca terziaria, poiche’ in una grotta e’ stata rinvenuta una scena di caccia dove compare la figura di un uomo travestito da capra.
Altri elementi imprescindibili del carnevale sono i coriandoli, i carri allegorici, e la cartapesta: bene il primo carro viene costruito a Viareggio nel 1873. da operai portuali che, ispirandosi alle tecniche di costruzione delle navi, riuscirono a fabbricare strutture con un sistema di corde, cavi d’acciaio e carrucole usati e nei cantieri. Queste prime opere ospitavano mascheroni realizzati in gesso e pesavano, quindi, anche parecchi quintali
Ma poi arriva la cartapesta la cui nascita e’ dovuta al Maestro Antonio D’Ariano (1925) che pensò a ricoprire la creta con il gesso, in modo da ottenere uno stampo al negativo della figura originale, e poi mettere vari strati di carta all’interno del modello di gesso. Una volta asciugata, la sagoma in carta si staccava dal gesso senza problemi e, identica all’originale, pesava qualche chilo invece di quintali. Grazie a questa invenzione si possono costruire carri immensi che sfidano le leggi della gravità. Infine l’origine dei coriandoli , inventati si dice da un milanese e che all’origine erano invece semi della pianta di coriandolo.

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