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	<title>Con i piedi per terra &#187; Dalle Regioni</title>
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	<description>Notizie e attualità dal mondo dell&#039;agricoltura</description>
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		<title>Piccante card e diavolilli sulla scogliera</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 14:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Peperoncino Festival compie diciotto anni e diventa maggiorenne. (vedi anche appuntamenti) A Diamante dall’8 al 12 Settembre ci saranno vecchi e nuovi amici a spegnere le diciotto candeline. Una bozza di programma è già pronta con le prime novità e molte altre iniziative “piccanti” sono in cantiere. Dal New Messico arriverà Dave DeWitt, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/peperoncinofestival4.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/peperoncinofestival4.jpg" alt="" title="peperoncinofestival4" width="240" height="160" class="alignleft size-full wp-image-17972" /></a>Il Peperoncino Festival compie diciotto anni e diventa maggiorenne. (vedi anche appuntamenti) A Diamante dall’8 al 12 Settembre ci saranno vecchi e nuovi amici a spegnere le diciotto candeline. Una bozza di programma è già pronta con le prime novità e molte altre iniziative “piccanti” sono in cantiere. Dal New Messico arriverà Dave DeWitt, il più grande studioso di peperoncini del mondo. Ma non mancheranno Fabio Campoli, lo Chef Kumalè, gli artisti di strada, le statue viventi e i fuochi d’artificio dal mare. Come ogni anno la mostra &#8211; mercato “Mangiare Mediterraneo”, “Vignette sul ring” e la finale nazionale del Campionato italiano mangiatori di peperoncini. La mostra “Peperoncini dal mondo” di Massimo Biagi con l’esposizione di oltre mille varietà. E gli stand gastronomici con tutte le novità piccanti. Quest’anno in più anche un “Mercatino del capsicum” lungo il fiume Corvino e la mostra di “Calabria capsicum” il centro sperimentale per la coltivazione del peperoncino. Nei convegni medici si parlerà di diabete e peperoncino col prof. Paolo Brunetti dell’Università di Perugia. In mostra i disegni del grande maestro Giorgio Cavazzano e le fotografie vincitrici del concorso nazionale “Rosso piccante” che quest’anno parlano di “Energia vitale”. Per girare fra gli stand con sconti e facilitazioni la “piccante card” da tenere sempre a portata di mano!Molte le novità. Nel vicolo del “Lavinaru”, nel cuore del centro storico, un evento nuovo di zecca: “Mediterraneo street food” col cibo di strada dei paesi del Mediterraneo: la Grecia, la Tunisia, il Marocco ma anche Napoli e Sicilia. Non solo stand gastronomici ma una vera e propria ricostruzione scenografica dei paesi del Mediterraneo con la loro storia, la loro cultura e le loro tradizioni. Un evento unico in Italia. Per gli appassionati di gastronomia gemellaggio fra Diamante e il peperoncino con Colonnata e il lardo. Presentazione in anteprima del “lardopic” maturato nelle “conche” col peperoncino calabrese. E ancora un matrimonio d’amore della confettura di diavolilli con la mozzarella di bufala campana.<br />
Per tutti i “peperoncinomani” il concorso fotografico “Facce piccanti”. Per le celebrazioni ufficiali cento pagine della rivista “Pic Mondopeperocino” col numero speciale “I nostri primi diciotto anni”. Annullo filatelico delle Poste italiane e col Guinness dei primati il record della treccia di peperoncini più lunga del mondo. Centoventi metri di diavolilli stesi sulla scogliera di Diamante!<br />
Accademia Italiana del peperoncino Onlus ©<br />
Sede Nazionale: Via Fausto Gullo, 1 &#8211; 87023 Diamante (CS)<br />
Tel. 0985/81130 &#8211; Fax 0985/877721<br />
E-mail accademia@peperoncino.org</p>
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		<title>Patate: al via in E-R il nuovo contratto quadro per promuovere i consumi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Promuovere il consumo di patate dell’Emilia-Romagna, garantendo ai consumatori un prodotto di sicura provenienza, certificato e di elevata qualità e ai produttori un adeguato ritorno economico.
E’ questo l’obiettivo del nuovo “Contratto quadro di filiera per la patata da consumo fresco 2010-2012”  che viene firmato oggi  a Bologna, presso la sede della Regione.
L’Emilia-Romagna con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/patate-1.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/patate-1-300x236.jpg" alt="" title="patate 1" width="300" height="236" class="alignleft size-medium wp-image-17957" /></a><br />
Promuovere il consumo di patate dell’Emilia-Romagna, garantendo ai consumatori un prodotto di sicura provenienza, certificato e di elevata qualità e ai produttori un adeguato ritorno economico.<br />
E’ questo l’obiettivo del nuovo “Contratto quadro di filiera per la patata da consumo fresco 2010-2012”  che viene firmato oggi  a Bologna, presso la sede della Regione.<br />
L’Emilia-Romagna con circa 6 mila 500 ettari coltivati e una produzione  2009 di circa 225 mila tonnellate, concentrata per oltre la metà in provincia di Bologna, è uno dei principali produttori di patate a livello nazionale. Un polo di eccellenza dunque, come confermano anche la presenza  sempre a Bologna della Borsa Patate, del Consorzio delle Buone Idee detentore del marchio “Selenella” e del Consorzio per la patata di Bologna DOP.<br />
L’accordo per la patata da consumo fresco, che fa seguito a quello relativo al triennio 2007-2009, conferma l’impegno della Regione Emilia-Romagna nel promuovere accordi di filiera per sostenere la produzione e la commercializzazione di  prodotti emiliano-romagnoli: dopo gli accordi quadro con la Barilla per la fornitura di grano duro emiliano romagnolo, nel luglio scorso è stato firmato anche un accordo tra produttori di grano tenero e panificatori per la produzione e la vendita  di pane artigianale a marchio “Qualità controllata”. </p>
<p><strong>Cosa prevede il contratto</strong><br />
L’accordo per la patata 2010-2012, che per l’importanza della produzione emilia-romagnola, è destinato ad estendere i suoi effetti su tutta la produzione del centro-nord,  prevede la sottoscrizione di un vero e proprio contratto tra produttori e commercianti acquirenti per la cessione di  circa 100 mila tonnellate di prodotto, pari a circa il 45% della produzione regionale, ad un prezzo fissato dalla Borsa Patate di Bologna.  Per le organizzazioni dei produttori  i firmatari sono  le associazioni Appe, Assopa  e le principali cooperative del settore, per i commercianti Fruitimprese e Ascom.<br />
L’accordo fissa le caratteristiche qualitative del prodotto  che dovranno essere conformi a quanto previsto dal disciplinare regionale di produzione integrata “Qualità controllata”, le modalità di definizione del prezzo, di cessione del prodotto, sia in natura sia confezionato, e di pagamento, oltre alla costituzione di un fondo di esercizio privato interprofessionale che dovrà promuovere azioni di promozione e diffusione anche sui mercati esteri della patata emiliano-romagnola. Attraverso la programmazione degli stoccaggi, della conservazione, della lavorazione, del confezionamento e delle successive vendite, il contratto permette anche di limitare al massimo eventuali squilibri di prezzo.<br />
Il contratto conferma infine il regolamento di funzionamento delle Borsa Patate di Bologna, promossa e coordinata dal CePa, oltre a dare maggior rilevanza al supporto tecnico fornito dal Comitato Agronomico. </p>
<p><strong>Il consumo di patate in Italia</strong><br />
Il consumo di patate in Italia si attesta sui 39 Kg/pro capite all’anno con un andamento abbastanza costante, che si traduce nella commercializzazione (per un 70% circa verso la distribuzione organizzata e per un 30% circa verso i canali di vendita tradizionali) di circa 2,2 milioni di tonnellate. La produzione nazionale si aggira su 1,7 – 1,8 milioni di tonnellate e dunque parte del prodotto viene acquistato da paesi comunitari o del bacino del Mediterraneo. Anche se la quota di autosufficienza è abbastanza elevata (circa 80%) si sono verificate tensioni di mercato e fenomeni di “imitazione” rispetto alle patate prodotte nel nostro territorio. Il nuovo “Contratto quadro di filiera” rappresenta  dunque anche una garanzia per il consumatore e uno strumento per valorizzare la produzione e il territorio emiliano-romagnolo,  poiché pone le basi per rendere disponibili sul mercato locale patate con caratteristiche qualitative di alto livello, completamente tracciate e certificate, prodotte con metodi di coltivazione  integrata.</p>
<p>Il PSR finanzia un progetto della filiera della patata dal valore di 8 milione di euro<br />
Il contratto che viene sottoscritto oggi è solo uno degli interventi previsti per  rafforzare l’alleanza tra  i diversi soggetti della filiera  e fare dell’Emilia-Romagna un polo di primo piano nella produzione di patate. Va ricordato in particolare il progetto di filiera, approvato di recente nell’ambito del PSR della Regione Emilia-Romagna, che  vede coinvolti insieme produttori associati nelle O.P., cooperative e commercianti, per  investimenti di quasi 8 milioni di euro a cui corrisponde un contributo ammissibile di quasi 3 milioni.<br />
Il progetto si prefigge, col coordinamento delle O.P. e attraverso investimenti nelle aziende agricole, nelle strutture di stoccaggio e lavorazione e interventi di formazione e consulenza dei produttori, di  valorizzare tutte le componenti della filiera per creare le sinergie utili a favorire una maggior competitività del sistema patate.</p>
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		<title>Veneto : una buona vendemmia, crescono le uve</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 14:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Veneto sempre più leader in Italia nella vendemmia e nella produzione di vino con circa il 20% del totale nazionale. Questo, insieme ai dati che vedono nel 2010 una raccolta, in regione, del 4,5% superiore al 2009, gli elementi più significativi emersi nel convegno dedicato alle previsioni vendemmiali nel Nord-Est d&#8217;Italia svoltasi oggi a Legnaro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/vendemmia1.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/vendemmia1.jpg" alt="" title="vendemmia1" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-17867" /></a>Veneto sempre più leader in Italia nella vendemmia e nella produzione di vino con circa il 20% del totale nazionale. Questo, insieme ai dati che vedono nel 2010 una raccolta, in regione, del 4,5% superiore al 2009, gli elementi più significativi emersi nel convegno dedicato alle previsioni vendemmiali nel Nord-Est d&#8217;Italia svoltasi oggi a Legnaro (PD) presso la Corte Benedettina (di Veneto Agricoltura) ed organizzato anche quest&#8217;anno da Veneto Agricoltura &#8211; Europe Direct, con la collaborazione di Regione Veneto e Avepa.<br />
 &#8220;Il dato ci conforta &#8211; ha affermato l&#8217;Assessore Regionale all&#8217;Agricoltura Franco Manzato &#8211; ma allo stesso tempo ci responsabilizza come istituzioni e come comparto produttivo, a partire dai consorzi, nell&#8217;individuare la strada migliore per promuovere questa eccellenza veneta. Il nostro agroalimentare &#8211; continua Manzato &#8211; somma peculiarità di pregio assoluto, in particolare il vino, nel sostenere le quali la politica e la finanza devono recitare un ruolo da protagonisti. In questo senso La Regione Veneto ha avviato un processo di razionalizzazione e sburocratizzazione del servizio pubblico al servizio degli imprenditori agricoli come lo sportello unico per le imprese, in accordo con le Province. Ci sono &#8211; conclude &#8211; a partire dall&#8217;imminente &#8220;Conferenza Regionale dell&#8217;Agricoltura&#8221;, che si svilupperà su più incontri, il primo il prossimo 1° ottobre,  tutti i presupposti per fare squadra tra istituzioni e con gli operatori economici e le categoria facendo sintesi degli interessi in campo rivolti verso una visione strategica comune che guarda al futuro&#8221;.<br />
&#8220;Verona e Treviso &#8211; ha affermato Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura &#8211; insieme all&#8217;exploit di Vicenza e al risultato tendenzialmente positivo delle altre Province, hanno ancora una volta trainato il settore verso un&#8217;annata buona in termini di raccolta di uve. Dobbiamo crescere ancora di più, in sinergia con i produttori e i consorzi, per promuovere al meglio questa tipicità apprezzata dappertutto e che sta dando tante soddisfazioni&#8221;.<br />
Per quanto riguarda i dati cominciamo col dire che la vendemmia 2010 consegna un Veneto lanciato verso un + 4,5% di raccolta uve rispetto al 2009 (nella sola provincia di Rovigo si assiste ad una contrazione significativa in termini percentuali: -17%). In particolare nelle province di Verona e Treviso, dove si concentrano i tre quarti della produzione vinicola veneta, si annuncia un discreto incremento della raccolta (+2,8% a Treviso con 4,2 milioni di quintali circa e +5% a Verona con 4,3 milioni di quintali circa). L&#8217;incremento maggiore si registra comunque a Vicenza (+10%) mentre nelle altre province, con l&#8217;esclusione di Rovigo, si annuncia un aumento medio del 3-4%.<br />
Complessivamente la produzione 2010 del vigneto veneto dovrebbe sfiorare gli 11,5 milioni di quintali di uva.Rispetto al grado zuccherino si stimano gradazioni mediamente inferiori rispetto al 2009.</p>
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		<title>Tramonto di Vino nel ‘salotto’ di Milano Marittima</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tramonto DiVino, suggestivo incontro estivo con i vini e i prodotti tipici dell’Emilia Romagna,  sabato 4 settembre dalle ore 19,30 fa tappa in viale Gramsci a Milano Marittima. Protagonisti i vini selezionati dalla Guida Emilia Romagna da Bere e da Mangiare, realizzata da Prima Pagina Editore insieme a Ais Romagna e Ais Emilia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/brindisi-tramonto.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/09/brindisi-tramonto-300x205.jpg" alt="" title="brindisi tramonto" width="300" height="205" class="alignleft size-medium wp-image-17839" /></a>Tramonto DiVino, suggestivo incontro estivo con i vini e i prodotti tipici dell’Emilia Romagna,  sabato 4 settembre dalle ore 19,30 fa tappa in viale Gramsci a Milano Marittima. Protagonisti i vini selezionati dalla Guida Emilia Romagna da Bere e da Mangiare, realizzata da Prima Pagina Editore insieme a Ais Romagna e Ais Emilia e con il sostegno della Regione Emilia Romagna  Assessorato all’ Agricoltura.In questa ideale VIA DEL VINO costituita dai banchi d’assaggio predisposti da sommelier in divisa si potranno degustare centinaia etichette proposte dalle cantine del Ravennate, del Faentino, dell’Imolese, zone di grande interesse per l’enologia romagnola e un’ampia selezione di vini emiliani.Si tratta del meglio della produzione enologica del territorio, dove bianchi freschi leggeri e fruttati (dall’albana al pignoletto) si alternano a rossi giovani o strutturati  fra cui primeggiano i sangiovesi in purezza o in blend con cabernet sauvignon e merlot, accompagnati da una rinfrescante selezione di lambruschi fermi e frizzanti. Una golosa VIA DEL GUSTO consentirà inoltre di abbinare i  vini alle eccellenze regionali come il prosciutto di Parma, i salumi piacentini, il parmigiano reggiano con gli aceti balsamici tradizionali, la mortadella di Bologna, le pesche nettarine.<br />
A completare il quadro le Mariette di Casa Artusi con la piadina d’autore tirata  con il matterello e cotta al momento e uno dei prodotti più preziosi del territorio che ospita questa tappa di Tramonto Divino, il sale dolce di Cervia.<br />
Colonna sonora della manifestazione le romanze del Bel Canto italiano interpretate dalla voce del tenore lirico bolognese Roberto Carli,  accompagnato dalle note di un pianoforte a coda. Tramonto DiVino è inserito nella manifestazione “Emilia Romagna è un mare di sapori”, promossa dalla Regione Emilia Romagna Assessorato all’Agricoltura. L&#8217;appuntamento di Milano Marittima è organizzato in collaborazione con Pro Loco Project.</p>
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		<title>Pignoletto re dell&#8217;estate sulla riviera romagnola</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 15:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Gustavino si delineano le tendenze dell&#8217;estate che ormai volge alla conclusione.  Sede estiva dell&#8217;Enoteca Regionale Emilia Romagna, e vetrina dei suoi  prodotti con oltre 150 etichette e le migliori specialità tipiche, Gustavino è diventato un vero punto di riferimento per i turisti e non solo, tanto da triplicare le presenze nella sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/pignoletto.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/pignoletto.jpg" alt="" title="pignoletto" width="240" height="159" class="alignleft size-full wp-image-17804" /></a>A Gustavino si delineano le tendenze dell&#8217;estate che ormai volge alla conclusione.  Sede estiva dell&#8217;Enoteca Regionale Emilia Romagna, e vetrina dei suoi  prodotti con oltre 150 etichette e le migliori specialità tipiche, Gustavino è diventato un vero punto di riferimento per i turisti e non solo, tanto da triplicare le presenze nella sua seconda stagione. A 30 metri dal mare di Riccione,  Gustavino è divenuto anche il punto di osservazione per le tendenze enogastronomiche dell&#8217;estate.In vetta alla classifica dei vini più apprezzati vi è il Pignoletto, sia fermo sia spumante, il più adatto agli aperitivi e alle serate estive. Si dice che questo vitigno, tra gli autoctoni simbolo della regione, risalga addirittura a Plinio il Vecchio, eppure il successo nel 2010 dimostra la sua modernità.  Tradizionalmente coltivato nelle colline a sud di Bologna, questo vitigno si è recentemente diffuso a ovest verso il modenese e a est nelle prime colline di Romagna.<br />
Al secondo posto vi sono l&#8217;Albana secca e il Pagadebit. Quest&#8217;ultimo deve l&#8217;originale nome alla sua resistenza alle intemperie, che permetteva un tempo di &#8220;pagare i debiti&#8221; dei viticoltori nelle annate difficili. Altra rivelazione dell&#8217;estate sono stati i rosati, sia spumanti che frizzanti, primo fra tutti quel rosato naturale che è il Lambrusco di Sorbara.  Se in spiaggia si bevono quasi esclusivamente analcolici, a eccezione di qualche buon calice a pranzo, il consumo di vino si accende la sera, per una pausa di relax al calar del sole o per una cena all&#8217;insegna della qualità a km zero.<br />
Gustavino, infatti, accompagna i vini del territorio a prodotti tipici. Come la piadina, che, nelle sue molteplici interpretazioni, è stata il piatto principe dell&#8217;estate 2010, soprattutto in abbinamento al Sangiovese di Romagna.  Ma qual è il profilo dell&#8217;amante del vino a Riccione? La clientela di Gustavino è per la maggior parte costituita da italiani, seguono tedeschi e francesi. Una clientela di livello economico e culturale medio alto, dai 25 anni in su, senza una sostanziale differenza in percentuale tra uomini e donne. Il merito del successo di Gustavino è certamente legato alle caratteristiche organolettiche dei vini dell&#8217;Enoteca Regionale Emilia Romagna e alla cucina di qualità che propone, ma anche alle numerose iniziative organizzate. Tra gli eventi che hanno animato il locale in questa stagione vi sono: le &#8220;Sere d&#8217;Estate Fresche di Vino&#8221; nel corso delle quali i turisti hanno potuto scoprire le mille sfaccettature di vini quali il Sangiovese, il Gutturnio e il Malvasia; la Notte del Lambrusco; l&#8217;evento dedicato all&#8217;Aceto Balsamico Tradizionale e una notte all&#8217;insegna del bere consapevole organizzata in collaborazione con la Polizia Municipale di Riccione. Questa serata ha affiancato ad una degustazione di vini rossi una dimostrazione con etilometro che ha permesso ai partecipanti di misurare il proprio tasso alcolemico, prendendo così coscienza dei limiti reali imposti dalla legge e dell&#8217;importanza di rispettarli.Tra le varie iniziative è stata particolarmente apprezzata infine la presentazione dei vini e dei prodotti alimentari realizzati dalla Comunità di San Patrignano.</p>
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		<title>Abruzzo: stop al fotovoltaico &#8220;elimina-vigneti&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 10:52:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dobbiamo evitare che distese di pannelli fotovoltaici sostituiscano i vigneti nel paesaggio abruzzese e inaridiscano un&#8217;economia agricola di qualita&#8217;, che rappresenta il vero investimento per il futuro di questa regione&#8221;: e&#8217; l&#8217;appello lanciato, a nome del Coordinamento regionale delle Citta&#8217; del Vino d&#8217;Abruzzo, dal vice presidente nazionale dell&#8217;associazione, Fabrizio Montepara. &#8220;Sull&#8217;esempio di quanto fatto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/fotovoltaico2.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/fotovoltaico2.jpg" alt="" title="fotovoltaico2" width="180" height="240" class="alignleft size-full wp-image-17777" /></a>&#8220;Dobbiamo evitare che distese di pannelli fotovoltaici sostituiscano i vigneti nel paesaggio abruzzese e inaridiscano un&#8217;economia agricola di qualita&#8217;, che rappresenta il vero investimento per il futuro di questa regione&#8221;: e&#8217; l&#8217;appello lanciato, a nome del Coordinamento regionale delle Citta&#8217; del Vino d&#8217;Abruzzo, dal vice presidente nazionale dell&#8217;associazione, Fabrizio Montepara. &#8220;Sull&#8217;esempio di quanto fatto in Veneto dai 15 Comuni del Consorzio di tutela del Prosecco Doc &#8211; afferma Montepara &#8211; dobbiamo lavorare affinche&#8217;, in futuro, l&#8217;Abruzzo sia nelle condizioni di proporre all&#8217;Unesco di dichiarare patrimonio dell&#8217;umanita&#8217; il nostro territorio e il nostro paesaggio, in particolare quello legato alla produzione del vino&#8221;. Sempre piu&#8217; cittadini, a partire dagli stessi agricoltori, sono allettati dai facili guadagni legati alla &#8220;vendita&#8221; di energia tramite l&#8217;installazione sui terreni di pannelli fotovoltaici: per fare posto a questi impianti c&#8217;e&#8217; chi sta estirpando interi vigneti.<br />
  &#8220;Sul lungo periodo &#8211; avverte Montepara, il quale e&#8217; anche consigliere della Provincia di Chieti &#8211; questa scelta si rivelera&#8217; un errore, perche&#8217; impoverira&#8217; l&#8217;economia e rovinera&#8217; il paesaggio, danneggiando il turismo&#8221;. L&#8217;associazione Citta&#8217; del Vino chiede maggiore attenzione alla Regione Abruzzo e agli altri organi preposti al rilascio delle autorizzazioni per l&#8217;installazione di impianti fotovoltaici, al fine di evitare una diffusione indiscriminata che contrasti con un&#8217;adeguata progettazione e organizzazione del territorio. Al rischio di uno sviluppo disordinato, l&#8217;associazione contrappone il Piano regolatore delle Citta&#8217; del Vino, le cui linee guida sono state presentate recentemente presso la Camera dei Deputati: si tratta di uno strumento urbanistico che mira a una politica di governo del territorio e persegue lo sviluppo economico fondato sulle reali vocazioni vitivinicole del territorio in un quadro di attenta salvaguardia ambientale.<br />
  com/Plt </p>
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		<title>La Pecora Moscia del Salento leccese non può scomparire!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 08:45:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel Salento leccese ci sono 24.523 ovini che producono quasi 25mila quintali di latte che oggi danno un reddito di circa 1 milione e 500 mila euro.I pastori del Salento leccese producono il latte che, quando va bene, vendono a 60 centesimi di euro al litro.Noi dobbiamo tutelare e difendere la pecora Moscia del Salento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/pecora-moscia.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/pecora-moscia.jpg" alt="" title="pecora moscia" width="244" height="207" class="alignleft size-full wp-image-17674" /></a>Nel Salento leccese ci sono 24.523 ovini che producono quasi 25mila quintali di latte che oggi danno un reddito di circa 1 milione e 500 mila euro.I pastori del Salento leccese producono il latte che, quando va bene, vendono a 60 centesimi di euro al litro.Noi dobbiamo tutelare e difendere la pecora Moscia del Salento leccese perchè è dall&#8217;allevamento e dall&#8217;agricoltura che i nostri antenati hanno tratto di che vivere e grazie a queste attività si è organizzata la società così come la conosciamo noi.<br />
Vanno dal capo del governo i pastori d&#8217;Italia, i pastori del 2010 che si prendono cura di 70mila allevamenti italiani dove sono allevate quasi 7 milioni di pecore.La pecora è il nome comune degli Artiodattili Ruminanti (famiglia dei Bovidi, sottofamiglia dei Caprini) del genere Ovis, cui appartengono, tra gli altri, oltre alla pecora domestica (Ovis aries), l&#8217;argali (Ovis ammon), il muflone (Ovis musimon) e la pecora delle Montagne Rocciose o bighorn (Ovis canadensis).I pastori del 2010 si occupano delle loro pecore che in cambio gli fanno il dono del latte che poi , quando va bene, loro vendono a 60 centesimi di euro al litro.<br />
I pastori non ce la fanno con così poco, ci vuole di più per produrre il latte! E poi due anni fa gli davano 75 centesimi di euro al litro e cioè il 25 per cento in più rispetto ad oggi! E le pecore il latte lo fanno per gli agnelli, che che sono un altro dono ai pastori, ma siccome gli agnelli nascono in tutto il mondo ecco che con la globalizzazione vengono portati in Italia, e vengono spacciati come agnelli italiani, anche se provengono dalla Nuova Zelanda o dai paesi dell&#8217;Est, per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine a differenza di quanto avviene per la carne bovina.<br />
La produzione media di latte per pecora è di circa cento litri all’anno con una produzione nazionale complessiva che è di 7 milioni di quintali. La prima regione di allevamento in Italia è la Sardegna con 3 milioni di quintali, Sicilia con 700mila quintali, il Lazio con 600mila, la Toscana con 500mila.Nel Salento leccese ci sono 24.523 ovini (Fonte: Istat-2002) che producono quasi 25mila quintali di latte che oggi danno un reddito di circa 1 milione e 500 mila euro. Troppo poco per le spese sopportate dai pastori del nostro territorio.Potreste dirmi che vi dispiace ma che non è un vostro problema, che è cosa che riguarda i pastori. Invece è cosa che riguarda tutti noi! E&#8217; grazie ai nostri antenati che cominciarono ad allevare gli animali che c&#8217;è stato il progresso che ci fa vivere così come viviamo oggi.Abbiamo dimenticato che l’allevamento del bestiame è probabilmente stato avviato circa 9000 anni fa, quando gli insediamenti umani erano troppo popolosi perché caccia e raccolta potessero soddisfare le esigenze nutrizionali della popolazione.Ma come fecero i nostri antenati a ottenere la domesticazione di ovini e caprini?<br />
Per prima cosa seguirono i branchi di ungulati per la caccia; poi li tennero sotto controllo radunando i branchi di ungulati selvatici per esempio nei pressi di fonti d’acqua e poi hanno selezionato gli individui che più tolleravano l’uomo.<br />
La scelta della pecora non è casuale poiché sia le pecore che le capre selvatiche hanno struttura sociale organizzata in gerarchia, hanno un home range (area che gli animali frequentano in cerca di cibo) ma non difendono un territorio (area che gli animali difendono attivamente dai conspecifici) tanto quanto le gazzelle o i cervi. Queste sarebbero le ragioni principali che ne hanno fatto i progenitori di animali domestici. Ma potereste chiedervi: quando sono state addomesticate le pecore? I resti più antichi che sono pervenuti risalgono a siti archeologici di Israele e Iraq (datati 8000 a.C.) e poi in Grecia.<br />
E cosa distingue le pecore domestiche da quelle selvatiche? Quali sono i caratteri che indicano la domesticazione della pecora?<br />
Possiamo coglierli osservando l&#8217;alterazione della forma delle corna con l&#8217;assenza nelle femmine, la capacità di accumulo di grasso, la presenza di vello lanoso e chiaro e l&#8217;assenza di giarra ed infine la struttura sociale basata su gerarchia di dominazione. Questi caratteri sono già presenti nell’iconografia mesopotamica (3000 a. C.) e egizia (prima del 2000 a. C.). Tali prove dimostrano che probabilmente la pecora è stata resa domestica prima della capra.<br />
La “Worldwatch List” della FAO descrive con accuratezza la formazione “storica” delle razze degli animali domestici. Ad eccezione del cavallo, reso domestico nell’Europa dell’Est, la maggior parte delle specie animali domestiche utilizzate in Europa e nel Mediterraneo furono addomesticate in Medio Oriente, e poi diffuse attraverso le conquiste militari e le migrazioni. Ma fu soprattutto nel Medioevo che gli animali di ogni nazione divennero localmente tipici.<br />
Le varietà locali furono selezionate in base ai tipi di colore, alla produttività e all’ambiente in cui vivevano. Sebbene non altamente produttivi, essi si erano adattati bene alle condizioni locali. Nel territorio del Salento leccese si è affermata la razza Moscia leccese. Nei trattati si scriveva che la razza di pecore Moscia della zona di Lecce, produce lana ricercata per materassi e fabbricazione di tessuti grossolani e che è pregevole anche per la produzione di latte. Può essere di due varietà: bianca e nera. I piccoli allevamenti stanziali sono costituiti per lo più da pecore di razza leccese a lana moscia.<br />
La pecora Moscia leccese deriverebbe dagli ovini di razza asiatica o siriana del Sanson (ovis aries asiatica) e precisamente dal ceppo di Zackel. Dalla pecora Moscia originaria si sono diversificate nel corso degli anni due razze a diversa attitudine produttiva: l’Altamurana, a vello bianco e a preminente produzione di lana e la Leccese a prevalente produzione di latte, con faccia e arti a pigmentazione scura, che costituisce una protezione nei confronti dell’Hipericum crispum (erba tossica) molto diffusa nel Salento e il cui contatto procura dermatite nei soggetti con pelle rosata. La consistenza numerica della razza supera i 180.000 capi e la dimensione media, anche se esistono pochissimi allevamenti di dimensioni superiori, si aggira sui 70-150 capi, generalmente tenuti con forme di allevamento semibrado. L’indirizzo di miglioramento tende alla produzione del latte anche ai fini di un incremento della produzione ponderale negli agnelli. Della Leccese, poi, se ne distinguono tre tipi: leggero, medio e pesante, (quest’ultimo il più diffuso). Il tipo gigante deriverebbe dall’incrocio del genotipo medio-piccolo con arieti di razza bergamasca.Storia e archeologia, ma anche fauna e paesaggio, il cui valore è riconosciuto a livello europeo, non possono essere spazzati via da un problema di prezzo del latte e per gli agnelli che si spacciano per italiani.<br />
Mi sento di fare attraverso questa nota un invito rivolto a tutti i cittadini e agli amministratori pubblici del Salento, ad una «riflessione» perché sia salvaguardato e tutelato questo nostro lembo di terra: è un dovere che abbiamo verso i nostri figli e le nuove generazioni. Noi dobbiamo tutelare e difendere la pecora Moscia del Salento leccese perchè è dall&#8217;allevamento e dall&#8217;agricoltura che i nostri antenati hanno tratto di che vivere e grazie a queste attività si è organizzata la società così come la conosciamo noi.<br />
di Antonio Bruno</p>
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		<title>Il palio delle contrade col Peperone dolce di Altino</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 16:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/peperone-dolce-altino.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/peperone-dolce-altino.jpg" alt="" title="peperone dolce altino" width="267" height="178" class="alignleft size-full wp-image-17657" /></a>Da un’idea dell’ Associazione del Peperone Dolce di Altino Oasi di Serranella costituitasi nel 2009 nasce il “Festival del Peperone dolce di Altino con il suo Palio culinario delle contrade” che oggi è alla sua seconda edizione.Percorrendo le stradine del centro storico che domina dall’alto il paese, in pochi passi si può godere nitidamente di tutta la vallata del Sangro sino al mare da una parte e della magnificenza della Majella madre dall’altra con i paesini ai suoi piedi a farne da sfondo.Nella due giorni del Festival tutte le case, gli stand e le stradine sono addobbati con corone di peperoni, cipolle, pomodori e zucche di ogni forma e tutti i partecipanti sono vestiti con abiti folkloristici.È in questa cornice di piccole piazzette e angoli caratteristici che gli abitanti delle contrade diventano protagonisti con un proprio menu dall’antipasto al dolce con il quale gareggiano rivisitando antiche ricette e accostando nuovi esperimenti al peperone dolce. Nel palio culinario delle contrade ci si sfida a suon di padelle e folklore rappresentato in primis dal Banditore che tra canti, balli popolari e battute satiriche riesce a stregare il visitatore coinvolgendolo nel clima di festa.Ogni piazzetta poi è teatro di esibizioni musicali per tutti i gusti, grazie ai gruppi accuratamente selezionati per l’ Altino Red Pepper Music, che abbraccia i ritmi del blues, rock, folk accostandoli ai classici balli popolari e all’immancabile karaoke di gruppo Infine una giuria composta da gastronomi ed esperti di folklore valuta le singole ricette e l’originalità della contrada utilizzando una scheda tecnica a punteggio. La contrada che totalizzerà il punteggio più alto sarà di diritto la vincitrice del palio. Il “Peperone dolce di Altino Oasi di Serranella” è un prodotto riconosciuto dalla Regione Abruzzo ed inserito nell’elenco dei Prodotti Tradizionali.<br />
Nel volume “Origine e storia delle piante coltivate in Abruzzo” a cura di Aurelio e Giuseppe Manzi si può trovare una citazione storica datata 1752 in cui di fa riferimento ad un atto notarile di compravendita in cui la pianta viene citata con il nome di “peparoli”. Nello stesso testo si racconta che nella vallata del Sangro i peperoni dolci essiccati venivano polverizzati all’interno di grossi mortai di legno denominati “piloni”. La polvere di peperone così trovava largo consumo come condimento per la pasta oppure per la preparazione di insaccati. Di colore rosso intenso quando ha raggiunto la maturazione, la sua caratteristica principale è quella di avere i frutti rivolti verso l’alto, da cui il nome dialettale ‘a cocce capammonte’. Viene solitamente utilizzato come aroma negli insaccati della zona (salsicce, ventricina, ecc.) o anche come ingrediente di varie ricette tradizionali come con la pasta con aglio, olio e peperone trito, con la pizza e ‘ffójje’, con le sarde salate, con le uova (peparuole e ove) con i legumi e come condimento per la pasta in innumerevoli ricette.<br />
Festival del peperone dolce di Altino (CH)  : 28-29 agosto </p>
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		<title>Trentino: agricoltura e silvicoltura punti di forza</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 15:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Punti di forza del sistema delle imprese agro-forestali trentine sono l&#8217;imprenditorialita&#8217; diffusa, accompagnata da una buona professionalita&#8217; media degli addetti e dalla disponibilita&#8217; di risorse naturali vocate alla produzione di qualita&#8217;. Strutturalmente sono realta&#8217; di ridotte dimensioni medie delle aziende, con una certa frammentazione della proprieta&#8217; fondiaria e scarsita&#8217; di terra. Sono i dati presenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/pascolo.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/pascolo-300x225.jpg" alt="" title="pascolo" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-17651" /></a>Punti di forza del sistema delle imprese agro-forestali trentine sono l&#8217;imprenditorialita&#8217; diffusa, accompagnata da una buona professionalita&#8217; media degli addetti e dalla disponibilita&#8217; di risorse naturali vocate alla produzione di qualita&#8217;. Strutturalmente sono realta&#8217; di ridotte dimensioni medie delle aziende, con una certa frammentazione della proprieta&#8217; fondiaria e scarsita&#8217; di terra. Sono i dati presenti nella nuova pubblicazione curata dal servizio Statistica provinciale, che contiene la Produzione Lorda Vendibile (Plv) dell&#8217;agricoltura e della silvicoltura. Quest&#8217;analisi, che esprime il valore monetario dei beni finali prodotti nei diversi anni e destinati al mercato oppure autoconsumati, permette di valutare l&#8217;evolversi nel tempo del peso economico delle diverse produzioni agro-forestali, distinguendo tra le variazioni di carattere stagionale e quelle di natura strutturale. Negli anni Novanta la Produzione Lorda Vendibile totale di agricoltura e silvicoltura ha evidenziato una sostanziale tendenza positiva negli anni Novanta, mentre a partire dal 2002 vi e&#8217; stato un calo progressivo che ha interessato soprattutto la viticoltura e, in misura minore, la zootecnia. Con l&#8217; anno 2006 la Plv totale ha iniziato nuovamente ad aumentare: i dati relativi al 2007 indicano un incremento del 23,9% rispetto al 2005, arrivando a superare i 791 milioni di euro. I contributi maggiori sono venuti dai settori della frutticoltura (+52,4% tra il 2005 ed il 2007), della prima trasformazione (+18,1%), della viticoltura (+12,6%) e della silvicoltura (+8,2%). (ANSA).</p>
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		<title>Montevecchio-Guspini: alla scoperta delle miniere, del cervo sardo e dell&#8217;apicoltura</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 12:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Potenzialmente ogni comune della Sardegna, solo per il fatto di essere collocato in un &#8220;isola meravigliosa&#8221; può avere questi titoli. Ma la realtà è molto diversa. Oggi, in Sardegna, molti comuni che sono specificamente costieri, sono riusciti a posizionarsi in questo panorama e diventare meta di visitatori. E allora ecco la sfida che dal 1992 sta conducendo l&#8217;Associazione Turistica Pro Loco di Guspini ,comune con le  potenzialità per affermare una identità turistica,  in grado di determinare un&#8217;attrazione sufficiente a farne un luogo che vale la pena visitare. Ecco quindi la valorizzazione delle  risorse locali, dai beni minerari alle tradizioni popolari, le produzioni tipiche , la cultura, la storia . Ad esempio la storia e i siti minerari: una porzione considerevole del settore nord-occidentale della provincia di Cagliari sui bordi della zona Oristanese è occupato dal comune di Guspini che include i rilievi metalliferi dell&#8217;Iglesiente settentrionale e la pianura campidanese solcata dal Rio di Montevecchio fino ad arrivare allo stagno di Santa Maria di Neapolis. Alla parte montuosa appartengono le numerose attrazioni naturalistiche ,col parco comunale di Gentilis, ricco di sorgenti, e le pinete di Monti Mannu e Montixeddu nelle aree a macchia mediterranea gran quantità di funghi (cordulinu de murdegu e de pezza), varia selvaggina stanziale (tanto da giustificare l’esistenza di un’oasi di protezione faunistica e di una zona di ripopolamento e cattura) ed i cinghiali, mentre lo stagno di Santa Maria ospita i fenicotteri rosa ( sa genti arrubia). Le cose più interessanti sono però proprie delle formazioni geologiche con la grotta di  Velicanò (sul Monte Margherita) ancora non del tutto esplorata, la miniera di Montevecchio e la cava di  Cuccureddu ‘e Zeppara.   La miniera di Montevecchio è stata nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale una tra le più grandi e produttive miniere d’Europa. Lo testimoniano i cumuli di detriti di flottazione formanti il grande bacino di decantazione e i caseggiati dei pozzi, gli impianti e gli edifici del villaggio che oggi ospita  i pochi abitanti rimasi, superstiti di una popolazione molto più numerosa che ha ormai abbandonato la frazione per trasferirsi molto spesso nelle vicine Guspini e Arbus. E poi archeologia e arte: Al Neolitico recente (III millennio a.C.) si assegnano i menhirs di Cort’e’Semmuccu. Genna Prunas e Perdas Fittas. Il periodo nuragico è rappresentato da circa trentacinque nuraghi, tra i quali Crabili (quadri­lobato con antemurale esagonale) e Urradili (tribolato). L’area archeologica più rilevante è però localiz­zata presso il centro case sparse «Santa Maria di Neapolis», a circa 20 km a Nord di Guspini, dove era ubicata la città di Neapolis, menzionata nelle fonti classiche. Lo stanziamento umano nella località «Santa Maria di Neapolis» rimonta ad III millennio a.C. come documentano ceramiche, strumenti in ossidìana ed una statuetta di dea madre in marmo asse­gnati al Neolitico recente. La regione venne successi­vamente occupata da un insediamento nuragico.    Verso la prima metà del VI secolo a.C. deve collo­carsi la fondazione, ad opera dei Fenici, di Neapolis. La città fenicio-punica, sovrappostasi al centro indi­geno, risulta quasi del tutto sconosciuta nel suo asset­to urbanistico, anche se può ipotizzarsi che il circuito murario semicircolare di Neapolis, rivelato dall’aerofotografia, sia quello originario in quanto raffronta­bile con esempi cartaginesi. Assai meglio conosciamo i materiali riferibili al centro fenicio-punico, attual­mente conservati nei musei di Cagliari e di Oristano.    Si tratta di ceramiche fenicio-puniche e d&#8217;impostazione  (bucchero etrusco, ceramica ionica e attica). scarabei in diaspro verde, monete, terrecotte figurate. Queste ultime provengono da un grande santuario una divinità salutare e sono costituiti. principalmente da votivi anatomici (gambe. braccia. orecchie da statuine rappresentanti il devoto in atto di indicare con le mani, la sede della malattia di cui richiedeva la guarigione.<br />
Le più rilevanti manifestazioni religiose di Guspini sono la Sagra di S. Isidoro a primavera;  la festività del San Giorgio in giugno e la sagra  di Santa Maria  a Ferragosto, quando si celebra anche il Ferragosto Guspinese con un intera settimana di rappresentazioni culturali e ricreative. Altri avvenimenti collettivi sono i riti del carnevale, festeggiato con sfilate di grandi carri e numerosi gruppi in maschera, divenendo cosi un ricco spettacolo di arte e divertimento. Anche la celebrazione del 1 Maggio è caratterizzata dalla famosa escursione nella vicina vallata montuosa di &#8220;Monti Mariori&#8221;.A Guspini non è più in uso il costume antico, che è stato riprodotto dopo attenti studi da  modelli ereditati. La gastronomia Guspinese si rifà alla cucina dell&#8217;area dei Campidanesi, preferendo la confezione di dolci di mandorle ( amarèttus e bianchinus) e di altre specialità tradizionali( piricchìttus , pistocchèddus  e  pistòccus grùssus ).  I prodotti latterio-caseari sono vari e ottimi: si possono acquistare presso la cooperativa l&#8217; Armentizia Moderna; famosa la salsiccia.Inoltre si possono gustare i piatti tipici nei vari agriturismi collocati nelle periferie del paese.Guspini si distingue dagli altri paesi sopratutto per un&#8217; accurata attenzione degli spazi verdi presenti all&#8217; interno del paese tutte le piazzette sono a tema è rappresentano delle vere opere d&#8217;arte.<br />
Ma proprio il prossimo week end, il 28 e il 29 agosto, per due intere giornate  dall&#8217;alba al tramonto, Guspini e Montevecchio ospitano la 17a  SAGRA DEL MIELE. Convegni tecnici e degustazioni sul fantastico prodotto dell&#8217;alveare, ma anche anche l&#8217;occasione per un viaggio nell&#8217;intero territorio del comune cagliaritano : saranno allestite mostre e si potranno visitare le miniere o partecipare alla passeggiata nell&#8217;areale del cervo.<br />
Si parte alle 6 del mattino con una PASSEGGIATA NELL’AREALE DEL CERVO SARDO a cura dell’Elafos, Ente Foreste della Sardegna, itinerario che sara&#8217; ripetuto anche nei due pomeriggi, si prosegue tra Apicoltura e Biodiversita&#8217; , ma anche indicazioni agronomiche sulla lotta alla varroa nel settore apistico. Nel corso della manifestazione  DEGUSTAZIONE DI VARI TIPI DI MIELE, MINIERE E MINATORI IN MOSTRA LA DOMENICA DEL CORRIERE <a href="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/montevecchio.jpg"><img src="http://www.conipiediperterra.com/wp-content/uploads/2010/08/montevecchio.jpg" alt="" title="montevecchio" width="240" height="160" class="alignleft size-full wp-image-17518" /></a>A CURA DI PARCO GEOMINERARIO STORICO AMBIENTALE DELLA SARDEGNA E FEDERAZIONE SPELEOLOGICA SARDA &#8211; PALAZZINA EX FORESTERIA<br />
MOSTRA FOTOGRAFICA STORICA ATTREZZI DI MINIERA A CURA DELL’ASSOCIAZIONE “SA MENA” &#8211; PALAZZINA DIREZIONE<br />
“VALORI AMBIENTALI DEL NOSTRO TERRITORIO” A CURA DELL’ASSOCIAZIONE ELAFOS &#8211; PALAZZINA DIREZIONE<br />
MOSTRA ITINERANTE “SARDEGNA FORESTE, I TESORI NATURALI DI UN ISOLA<br />
A CURA DELL’ENTE FORESTE DELLA SARDEGNA &#8211; PALAZZINA DIREZIONE<br />
ESPOSIZIONE DI LAVORI ARTIGIANALI LOCALI EX GARAGE<br />
Sito Web: <a href="http://www.prolocoguspini.it">http://www.prolocoguspini.it</a><br />
Email: prolocoguspini@mail.com </p>
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