Cavalieri e allevatori: i loro santi protettori

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Questa settimana si resta sul classico, con due pezzi da novanta: san Giorgio e san Marco. San Giorgio di Lydda, festeggiato il 23 aprile, è il cavaliere senza paura della Cappadocia che con il suo ardire riuscì a liberare una giovane fanciulla dalle fauci di un drago. Santo veneratissimo sia in Oriente sia in Occidente, sembra sia stato in realtà un martire morto a Lydda, in Palestina, intorno al 300. L’episodio del drago – sicuramente una leggenda – ha fatto sì che Giorgio sia considerato il protettore di quasi tutte le categorie legate, in qualche maniera, ai cavalieri: dai cavalieri d’Italia alla cavalleria di molti eserciti, dagli scout ai sellai fino ai cavalli.
Molte anche le città e le nazioni che hanno scelto Giorgio come patrono, come l’Inghilterra, la Lituania, la Turchia europea, Genova, Ferrara e Reggio Calabria. Giorgio è infine invocato dai lebbrosi, contro la peste, le infezioni e le malattie della pelle e contro le malattie veneree.
San Marco, Evangelista è l’autore del Vangelo secondo Marco, e fu compagno e discepolo di san Pietro. La tradizione vuole poi Marco evangelizzatore di Alessandria e primo vescovo della città. Le sue spoglie sono conservate nell’omonima chiesa di Venezia, città della quale è patrono. Molte anche le categorie che lo invocano come patrono: come gli allevatori, i farmacisti, i pittori, gli interpreti, i segretari e i notai. Curiosa l’origine dei patronati sulle categorie che per lavoro sono esposte al pericolo delle ferite alle mani, come i fabbricanti e commercianti di occhiali, gli ottici, i vetrai, i calzolai e i conciatori di pelli. Si narra infatti che il santo guarì miracolosamente il discepolo Aniano, un calzolaio feritosi mentre riparava i calzari del Santo. La sua festa è il 25 aprile.
I due santi sono collegati per una coincidenza del calendario a un animale un tempo popolarissimo, che è il vero protagonista del lunario di oggi. Vediamo se indovinate. E’ l’animalino gentile gentile che viene al mondo nel mese di aprile. Niente? Proviamo con due proverbi romagnoli: Par Sa’Mêrc e’ bigat o ch’l’è post o ch’l’é nêd , e Par Sa’ Zörz d’e’ spnacc, s’t’a n’e’ pôn e’ cavalir e’ dventa mat. Bigatto, cavaliere, filugello: sono nomi dialettali del Baco da seta, un tempo alla base dell’economia di sussistenza delle famiglie contadine meno abbienti. Basso investimento, tanta cura e pazienza e, nelle annate migliori, grandi guadagni. Le uova si schiudevano proprio tra le feste di san Marco e san Giorgio, e un metodo infallibile perché questo avvenisse, era quello di tenerle al caldo del seno delle massaie, come ricorda un proverbio parmense. Chi voeul bèla galètta, per san Märch la mètta (Chi vuole un bel baco, per san Marco la metta).
La traduzione dei proverbi romagnoli, per i più curiosi, è: Per san Marco, il bigatto o è in incubazione o è nato; e Per san Giorgio dal pennacchio, se non lo poni, il baco diventa matto.

Andrea Malossini

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