Che fine ha fatto il piano irriguo nazionale ?

La domanda parte dall’Emilia Romagna, dove l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni si trova a rispondere sul bando regionale per il finanziamento di invasi irrigui interaziendali . “Non penalizza la pianura rispetto alla collina” – risponde al
consigliere regionale Andrea Pollastri, che ha presentato al riguardo un’interrogazione. Come spiega Rabboni infatti “nessun territorio é escluso dalle provvidenze e tutti i territori vedranno opere finanziate.
Semplicemente é previsto qualche punto in più per i progetti provenienti
dai territori collinari, perché le aree di pianura sono già servite
da circa 20.000 km di canali di bonifica, gran parte dei quali con
funzione irrigua di distribuzione primaria e secondaria. Non é neppure
vero che in collina le uniche colture presenti siano quelle boschive e
viticole. Per fortuna in regione i piani colturali aziendali collinari
sono molto più diversificati e ricchi, e ad alto valore aggiunto.
Infine, non va dimenticato che l’invaso irriguo in montagna ha anche
funzioni di regolazione degli assetti idrogeologici, nell’interesse
della stessa agricoltura di pianura.” “Quanto al numero minimo delle 20
aziende per singolo progetto di invaso – ribadisce Rabboni – si tratta
di un requisito fissato da Bruxelles. Da ultimo desidero richiamare
l’attenzione di tutti sul fatto che questo é al momento l’unico
provvedimento di una qualche consistenza per invasare acqua ad usi
irrigui. Ed é un provvedimento regionale. Del Piano irriguo nazionale,
sul quale dall’Emilia-Romagna sono stati presentati progetti per oltre
200 milioni di euro, non abbiamo invece più alcuna notizia”.

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