Cia: 2009 da dimenticare. 2010 sarà cruciale

“Il 2009 è un anno da dimenticare per l’agricoltura italiana. Un anno che ha visto gli imprenditori perdere pesantemente reddito (meno 25,3 per cento) e riconoscimento economico della loro produzione. Il settore non è stato al centro, nonostante i proclami del ‘G8 agricolo’, anzi ha perso peso nelle scelte di Governo e Parlamento. Per questa ragione bisogna pensare al futuro. Occorre operare per un’agricoltura realmente competitiva, per dare prospettive economiche e sociali alle oltre un milione e mezzo di famiglie che da essa ricavano reddito, per contribuire ad affrontare le sfide che le questioni alimentare, climatica ed energetica pongono alla nostra società. Noi proseguiremo con la nostra mobilitazione con l’obiettivo primario di una svolta positiva, per una nuova e più efficace politica, per concreti sostegni alle imprese agricole”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi preoccupato per una situazione che si è fatta ancora più drammatica per migliaia di aziende che rischiano, senza valide misure, di uscire dal mercato”.
“Nell’anno appena trascorso -avverte Politi- non abbiamo riscontrato, da parte delle istituzioni, quell’attenzione necessaria nei confronti di un settore primario in grave emergenza. E così Governo, Parlamento e Regioni non hanno promosso quelle iniziative indispensabili per affrontare le cause profonde della crisi dell’agricoltura. Lo scenario è divenuto sempre più complesso e molte aziende si trovano con l’acqua alla gola”.
“Soprattutto il Governo -rimarca il presidente della Cia- è venuto meno alle tante promesse fatte. La finanziaria per il 2010 non ha dato alcuna risposta valida alle esigenze delle imprese che restano nella morsa di onerosi costi produttivi, contributivi e burocratici e di prezzi praticati sui campi in caduta libera. Una manovra estremamente deludente che a regime, in particolare, stanzia circa 40 milioni di euro (di cui 24 di cofinanziamento) per il sistema delle assicurazioni agevolate. Assicurazioni che gli approcci più recenti e moderni non considerano solo uno strumento di protezione dei redditi dalle calamità naturali, ma una delle forme di intervento sui rischi di mercato. Per non parlare poi di un ‘codice agricolo’ che tratta di enfiteusi e non di organizzazione dell’offerta e dell’economia contrattuale”.
“Davanti ad un panorama carico di problemi e di difficoltà e una politica praticamente assente verso il settore, rinnoviamo -rimarca Politi- la nostra proposta (fatta nel lontano 2004) della Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Non si può procedere senza un disegno ben preciso. C’è la necessità di un’azione organica e condivisa. Di una strategia che sgombri il campo dai tanti ostacoli e apra nuove prospettive agli imprenditori che oggi si trovano impantanati nella più totale incertezza. La Conferenza deve essere, quindi, uno degli appuntamenti cruciali del 2010. Invitiamo il Governo a riprendere il percorso avviato nel 2008 e subito interrotto. C’è bisogno di chiarezza d’azione, ma soprattutto di concretezza negli interventi”.

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