Cia di Imola: Giordano Zambrini riconfermato Presidente

DSCN5274La 6°Assemblea elettiva della Cia di Imola, con il voto all’unanimità, ha riconfermato alla presidenza, per il suo secondo mandato, Giordano Zambrini.
Riconfermati anche il Vicepresidente Daniele Nanni e il Direttore Roberto Fenati.
Durante la stessa giornata sono stati eletti anche i nuovi componenti degli organi direttivi che rimarranno in carica fino al 2018.
“Più agricoltura per nutrire il mondo, più reddito per gli agricoltori è lo slogan del documento programmatico Nazionale e questo è l’obiettivo che come Organizzazione ci deve vedere impegnati nei prossimi anni”. Queste le parole introduttive della relazione che Zambrini ha letto nel corso dell’Assemblea che l’ha votato. “Credo che un futuro migliore si scriva guardando oltre” – ha detto ancora Zambrini -, “con una visione di lungo periodo e soprattutto con la voglia di creare un futuro diverso. Questo obiettivo dipende anche dalla personale capacità di cambiamento individuale i tutti noi. L’agricoltura è un bene comune, un settore capace di produrre reddito e lavoro, creare cibo e ricchezza per la collettività, gestire il territorio, affrontare i problemi per la difesa e la tutela ambientale. La vitalità dell’agricoltura è interesse di tutta la collettività, condizione per promuovere una crescita sostenibile e creare nuove opportunità di lavoro. Tuttavia i redditi agricoli, sempre più decrescenti, hanno determinato un continuo processo di emarginazione delle imprese agricole.
Non vi è coerenza tra ciò che la società chiede all’agricoltura in termini di sicurezza e sanità alimentare, tutela dell’ambiente, del territorio, occupazione, tutela delle tradizioni e della cultura rurale e la quantità delle politiche per garantire un equo reddito agli imprenditori. Il valore dell’agricoltura non si misura solo come componente del PIL. La presenza diffusa delle imprese sul territorio, l’indotto generato e il contributo alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente sono componenti essenziali della crescita e della qualità della vita del Paese.
L’imprenditore agricolo deve essere un protagonista nella società, dalla consapevolezza di essere imprenditore e non semplice produttore deve ripartire il rilancio del settore agricolo anche in termini reddituali. Abbiamo bisogno di condividere la necessità di far crescere una indispensabile cultura d’impresa. Registro con soddisfazione il cambio della sede, la ripresa del dialogo con la CIA di Bologna, con cui abbiamo contribuito a riavviare i lavori all’interno di “Alleanza per l’Agricoltura”, realizzando un primo convegno sul ruolo del sindacato in un’agricoltura che cambia.
Abbiamo partecipato con tutte le organizzazioni del territorio al confronto con le amministrazioni pubbliche del Circondario in merito alla IMU, PSC (Piano Strutturato Comunale) e RUE (Regolamento Urbanistico Edilizio). Nella lista dei risultati non raggiunti, il più importante rimane l’insoddisfacente tutela del reddito agricolo. Da troppi anni se ne parla, ma ogni tentativo, anche locale, di affrontare il problema è stato rimandato.
I prossimi mesi ci dovranno vedere impegnati ad individuare ogni tipo di azione che possa fare migliorare, sia sotto il profilo dei costi che quello dei ricavi, i bilanci delle nostre aziende. Oltre al problema della tutela del reddito, i nostri imprenditori devono gestire gli effetti speculativi a cui sono oggetto i terreni agricoli, in questa fase storica congiunturale, sempre più beni di rifugio per altre categorie di investitori.
Occorre rimettere in gioco la centralità delle aziende anche per ciò che riguarda la ripartizione delle risorse pubbliche. Troppi finanziamenti pubblici sono finiti in mano a soggetti che non hanno saputo trasferire valore aggiunto alle nostre produzioni. Una coop moderna ha bisogno di riproporsi, deve fare crescere la cultura d’impresa. Come sindacato d’impresa abbiamo la necessità, da un lato, e di ricerca di economie di scala sui servizi ordinari, dall’altra. Questa esigenza sempre più pressante, deve stimolarci a continuare a ricercare economia di scala sui territori, partendo dal nostro, collaborando con le altre organizzazioni e a farci riflettere sulla necessità di separare la parte sindacale da quella dei servizi, rendendo sempre più distinti ed evidenti le rispettive funzioni e responsabilità.
La forza della Cia sta nel suo DNA, nella capacità di aver avuto una visione, così anche oggi dobbiamo avere quella capacità: Cia-Confagricoltura-Copagri, assieme per una sola rappresentanza, forte, capce di interloquire con la politica, fare lobby, dialogando con tutti i soggetti economici del nostro Paese, alla pari, da imprenditori non come soggetti considerati “residuali”.
La nostra esperienza di “Alleanza per l’Agricoltura” come Cia Imola-Cia Bologna-Confagricoltura-Copagri, nata nel 2008, è l’esempio più concreto e misurabile dei risultati che assieme si possono raggiungere, e delle conseguenze positive in termini economici di cui tutte le aziende del territorio potrebbero sempre più beneficiare, senza riferimenti di bandiera, al di la di come, purtroppo, la nostra storia ancora ci condiziona.
Punto focale delle nostre azioni deve essere quindi, a mio giudizio, Alleanza che dovrà muoversi all’interno di Agrinsieme in maniera unita e coordinata per determinare le strategie che soddisfino quanto affermato precedentemente.
Agrinsieme è il coordinamento di Cia, Confagricoltura ed il settore agroalimentare dell’Alleanza delle Cooperative Italiane (Lega, Confcooperative, Agci), assieme costituiscono un importante momento di discontinuità rispetto alle logiche della frammentazione della rappresentanza. Mi auguro pertanto che Agrinsieme abbia le capacità, le strategie e le proposte, per recuperare i danni che l’incapacità dei nostri politici hanno creato negli ultimi anni al nostro settore, e non solo.
Questa 6° Assemblea elettiva ci pone di fronte ad ulteriori riflessioni dettate dal nuovo Statuto Nazionale. La nostra Organizzazione a livello nazionale pone come obiettivo la riorganizzazione dell’intero sistema Cia, puntando ad un sistema di Province Cia e non più di Cia provinciali. L’obiettivo è quello di integrare o unificare più province o territori concentrandoli in “grandi Province Cia” al fine di raggiungere maggiori economie di scala e un maggior controllo, da parte di livelli superiori, dell’intero sistema. Pur condividendo in linea di principio un percorso di razionalizzazione ritengo indispensabile che si trovino formule più chiare, trasparenti, condivise e rispettose delle autonomie dei territori per applicare questo articolato statutario.
Per chiudere una considerazione sulla politica locale: abbiamo la sensazione che non abbia ancora la percezione della gravità del momento che sta attraversando il nostro territorio, ovvero sono in ritardo non solo nella presa d’atto dei problemi ma anche nella elaborazione condivisa delle soluzioni.
Noi vogliamo essere d’aiuto ed essere propositivi, per la nostra parte, ma anche la politica locale deve essere disposta ad ascoltare e ad agire di conseguenza. Non potremo sempre rimanere in attesa che qualcosa si muova, ad un certo punto dovremo anche esprimere dei giudizi su quanto vediamo.”
Il 26 e 27 febbraio 2014 si svolgerà a Roma presso l’auditorium della tecnica, la 6° assemblea nazionale elettiva della Cia che porterà all’elezione del Presidente nazionale.

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