Cia, dispiace lo stop a piu’ frutta nelle bevande

arance ppDispiace che sia stato bocciato in Commissione Politiche Ue della Camera l’emendamento (presentato dal Pd) alla legge comunitaria che porta dal 12 al 20 per cento il minimo di frutta nelle bevande analcoliche a base di frutta prodotte e commercializzate in Italia. Ma la questione, sempre abbastanza controversa, e’ e rimane europea. La palla deve passare a Bruxelles dove va deciso un provvedimento comune che riguardi tutti i 28 paesi membri. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
Indubbiamente avere piu’ frutta nelle bevande analcoliche migliora la qualita’ del prodotto, tutela i consumatori e offre garanzie ai produttori agricoli. Tuttavia, senza una decisone chiara dell’Ue c’e’ il rischio -sottolinea la Cia- di creare problemi soprattutto in termini di competitivita’. E poiche’ la Commissione europea ha espresso piu’ volte la sua contrarieta’ a un provvedimento del genere, occorre un’azione incisiva del governo in sede di confronto comunitario.
Comunque, e’ importante che crescano accordi di filiera, in modo da sviluppare la nostra produzione agricola e garantire tutti vari soggetti, dal campo alla tavola. In particolare gli agricoltori che al momento risultano l’anello piu’ debole. In quest’ambito appare utile anche il ruolo svolto dal legislatore.
In tale contesto, la Cia esprime un giudizio positivo sull’accordo interprofessionale sui succhi di frutta ottenuti da agrumi. E’ un’intesa che apre importanti prospettive per il settore, ma soprattutto consente di conoscere l’origine dei prodotti agricoli utilizzati per le bibite. Si tratta di una reale tutela del consumatore e di una salvaguardia del produttore. D’altra parte, e’ sempre piu’ importante che -rimarca la Cia- ci siano misure e atteggiamenti che rendano piu’ visibile e rafforzino la filiera italiana. Basti considerare che oggi, su frutta e ortaggi freschi, al produttore agricolo va in media circa il 18 per cento del prezzo finale alla distribuzione. Una quota di valore che nell’ultimo decennio e’ scesa di oltre 5 punti, mentre e’ lievitato l’import “low-cost”, specialmente dal Nord Africa.
Con l’aggravante che per gli agricoltori italiani sono cresciuti pesantemente i costi di produzione e gli oneri burocratici, che hanno tagliato la competitivita’ sui mercati. (AGI)

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