Cia Emilia Romagna: un progetto per favorire il ricambio generazionale

“Stiamo mettendo a punto un percorso progettuale che indica quali metodologie ‘accompagnare’ i terreni in direzione del ringiovanimento generazionale dell’agricoltura e per farlo abbiamo radiografato le nostre imprese: le aziende agricole condotte da imprenditori con meno di 40 anni hanno una superficie media di 23,87 ettari, di cui ben 17,61 in affitto e conducono complessivamente 25.424 ettari di terreno. Le imprese con oltre 70 anni hanno una superficie media di 6,87 ettari e conducono complessivamente 35.896 ettari di terreno, di cui 35.896 in proprietà. Da questo dato parte il nostro progetto”.
Sono alcuni elementi indicati da Marco Ercolani, presidente regionale dell’Agia, l’associazione dei giovani agricoltori, nel presentare una analisi svolta presso le aziende associate alla Confederazione che mette a fuoco il tessuto produttivo agricolo di buona parte della regione Emilia Romagna. Il lavoro è stato presentato a Bologna in occasione del convegno “Ricambio generazionale per la creazione di imprese innovative in agricoltura”, iniziativa che nasce da una proposta dagli ‘under 40” della Cia, “Donne in Campo”, l’associazione delle imprenditrici agricole e dall’Anp, l’associazione pensionati della Confederazione emiliano romagnola.
Da questi dati la Cia intende, entro il prossimo aprile 2012, mettere a punto alcuni progetti pilota sul ricambio generazionale che mettano in contatto un agricoltore ‘senior’ non avente successore in azienda ed un giovane che voglia intraprendere l’attività imprenditoriale in agricoltura.
“Questi progetti avranno la consulenza della struttura tecnica della Cia – afferma Ercolani – e verranno sottoposti a verifica al termine del primo anno di progetto al fine di intercettare per tempo le difficoltà che inevitabilmente si incontreranno nello svolgere dell’attività”.
L’indagine della Cia evidenzia inoltre che sulla base dei dati aggiornati nel periodo 2007 – 2011 su tutte le imprese della regione, le domande del cosiddetto ‘primo insediamento’ in agricoltura dei giovani agricoltori e finanziate attraverso il Piani di sviluppo rurale sono state 1.073 per un valore complessivo di 38,48 milioni di euro.
“E’ interessante notare la forma giuridica di queste imprese oggetto di insediamento – evidenzia Ercolani – il 58,1% sono società semplici, il 34,4% sono impresa individuale, l’1,83 srl, l’1,4 % cooperative e 0,8% altre forme. Rileviamo quindi una situazione molto positiva in particolare per quanto concerne il volume totale degli investimenti che ha già abbondantemente oltrepassato il valore target 2007-13”.
Le province con la quota più rilevante di domande ammesse e contributi concessi sono nell’ordine: Reggio Emilia (rispettivamente 15,8% e 16,2%), Ravenna (14,9% e 15,8%), Piacenza (14,7% e 15,5%), Modena (14,7% e 14,5%).
Il censimento generale dell’agricoltura del 2010 ha evidenziato che, nonostante l’insediamento dal 2000 di 5.173 giovani, si dimezzano le aziende con titolare giovane mentre cala meno della media la fascia di età tra 40 e 49 anni.
“Si tratta di un tasso di ricambio generazionale insufficiente che giustifica la progettualità che stiamo promuovendo. I dati del censimento 2010 confrontati con quelli degli associati Cia al 2011 – continua Ercolani – ci consentono di valutare come nella nostra base associativa ci sia una presenza maggiore di donne imprenditrici rispetto al dato regionale e come sia necessario accelerare maggiormente il ricambio generazionale. In particolare le imprese gestite da donne hanno una “tenuta economica” maggiore: diversificando le attività agricole in più direzioni riescono con più efficacia a mantenere ‘coperta’ l’eventuale perdita economica che ciclicamente avviene nei diversi rami delle attività agricole”.
La Cia ritiene poi essenziale la riproposizione del premio di insediamento per i giovani e per sostenere la diversificazione degli imprenditori agricoli verso attività sviluppo connesse all’agricoltura, come l’agriturismo, fattorie didattiche e attività di tutela del territorio.
“L’eliminazione del regime del prepensionamento – commenta ancora Ercolani – peraltro poco utilizzato, non può significare l’abbandono di strumenti per incentivare l’agricoltore senior a cedere la propria azienda ad un giovane. Occorre poi approfondire la proposta di pagamenti annuali ai produttori che aderiscono al regime per i piccoli agricoltori e che cedono permanentemente la propria azienda ad un altro agricoltore. Lo stesso Commissario europeo all’Agricoltura indica che sia attivato un sostegno per incoraggiare la vendita di terreni da parte dei piccoli agricoltori che cessano l’attività agricola ad altre aziende disposte a ristrutturare le loro imprese”.

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