Cia Ferrara: lavorare in agricoltura per superare la crisi

La situazione economico-produttiva italiana attuale è tristemente fin troppo chiara. Disoccupazione, soprattutto giovanile, arrivata a superare quota 30% – in sostanza un giovane su tre sotto i 25 anni non lavora – e aziende di diversi settori produttivi costrette a usare strumenti come cassa integrazione, solidarietà o, peggio, a licenziare il personale. In questo quadro, per nulla positivo, il settore agricolo ferrarese e regionale sembra tenere e, in alcuni casi, a creare persino occupazione. Certo i problemi non mancano, ma in questa fase di recessione l’agricoltura potrebbe diventare una nuova e concreta opportunità per chi è rimasto senza lavoro o per chi, dopo la formazione scolastica superiore o universitaria, proprio non lo trova. «Per superare la crisi serve un po’ di agricoltura» è il consiglio, quasi una provocazione, che arriva in questi giorni da Lorenzo Boldrini, presidente di Cia Ferrara.
«Esistono ancora una serie di luoghi comuni legati al lavoro dell’agricoltore – spiega Boldrini – e, più in generale, a tutte quelle attività comunemente identificate con “lavorare la terra”. Chi non vive direttamente il mondo agricolo pensa ancora, ingiustamente, che si tratti di un impiego di serie B. Si tratta, inutile dirlo, di un errore di valutazione che fa sembrare questo lavoro poco accattivante per chi magari è diplomato o laureato. L’imprenditore agricolo di oggi è, invece, profondamente diverso da quello delle generazioni passate – continua il Presidente Cia – perché deve studiare, formarsi ed essere continuamente all’avanguardia per tenere il passo con i tempi e valorizzare e innovare la propria azienda. Occorre, oltre alle necessarie nozioni agronomiche e tecniche, conoscere gli strumenti informatici, i canali distributivi e anche i mercati. Ecco allora che dico ai giovani con una formazione superiore che non sanno quale direzioni far prendere al proprio futuro e passano le giornate a inviare curriculum senza successo: mettetevi in proprio e diventate imprenditori agricoli. Stessa cosa – spiega Boldrini – può fare chi, magari cinquantenne, si trova disoccupato e ha difficoltà a ricollocarsi perché per le aziende è ormai troppo “vecchio”. Diventare imprenditore può, infine, essere una scelta fatta da professionisti o lavoratori che vivono in città, in un ambiente inquinato e all’insegna del rumore e dello stress. La campagna, in questo caso, può diventare un cambiamento positivo e un miglioramento reale della qualità della vita dell’intera famiglia.
L’agricoltura, nonostante le difficoltà che inevitabilmente stanno colpendo anche questo settore, rimane dunque un’opportunità. Agevolazioni poi sono previste anche dal Piano di Sviluppo Rurale a livello di formazione per chi già possiede un’azienda agricola o per chi vuole insediarsi come nuova impresa. Tali voucher formativi sono previsti dalla Misura 111 dell’Asse 1 e si possono richiedere fino al 30 agosto 2013 e consentono di acquisire il titolo di Imprenditore a Titolo Principale (I.A.P) con il quale può accedere ai finanziamenti comunitari.

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