Cia Ferrara, per la Soia occorre un brand tutto italiano

soia«L’Unione Europea importa il 90-95% di soia, quasi totalmente OGM. Questo significa che i prodotti che vengono utilizzati per l’alimentazione animale o i derivati a base di soia che arrivano sulle nostre tavole tendono ad essere transgenici.» Non usa mezze misure Massimo Piva, vicepresidente provinciale di Cia Ferrara e membro del Gie Seminativi (Gruppo di Interesse Economico) di Cia Emilia-Romagna, condividendo e sottoscrivendo pienamente il documento preparato dal gruppo sulla produzione di soia nel nostro paese. Un documento destinato a diventare un vero e proprio progetto di Filiera della Soia Italiana che sarà presentato al Gie Nazionale della Cia e poi a tutti i soggetti politici ed economici interessati. «Le nostre imprese agricole – spiega Piva – producono una soia non transgenica ma che non riesce a sopperire il fabbisogno interno e soprattutto non ha identità. E’ un buon prodotto, di qualità, ma questa qualità si perde, per usare un’immagine chiara, nel mucchio. Innanzitutto non c’è differenziazione varietale: la soia non viene classificata secondo le sue caratteristiche intrinseche, ma solo in base al tipo vegetativo o alla capacità della pianta di resistere alle malattie. Questo – continua Piva – non consente di suddividere la soia per categorie e di utilizzare quella con determinate proprietà per gli usi alimentari più appropriati. Inoltre non esiste, o quasi, ricerca sulla soia, tanto che da 25 anni coltiviamo un prodotto che non viene, appunto, distinto da quello transgenico d’importazione. La differenza, se vogliamo è solo nei prezzi che, nel corso degli anni, non sempre hanno premiato il prodotto italiano rispetto a quello estero, o comunque in modo così significativo da fare la differenza per gli agricoltori che per la produzione spendono anche 300 € in più all’ettaro. Con queste premesse e vista la situazione colturale dei seminativi – con i minori investimenti a mais del 2014 che hanno subito una contrazione di circa il 20% – come Cia Ferrara abbiamo condiviso e sottoscritto il documento del Gie per la creazione di una Filiera Italiana della soia. Non abbiamo ancora deciso un nome ma certamente proponiamo fortemente la creazione di un “brand”. Un marchio – ribadisce Piva che identifichi la soia italiana di qualità e una filiera di produzione virtuosa che porti vantaggi effettivi alle aziende agricole ed ai consumatori. I primi dovranno essere premiati, appunto, per la qualità con prezzi alla produzione più alti – proprio in questi giorni sul mercato la soia ha toccato un prezzo minimo di 40€/q – e i secondi dalla sicurezza di avere sulle proprie tavole latte, yogurt, gelati prodotti con una soia OGM FREE. Nel documento di filiera che a breve sarà presentato a livello nazionale da Valerio Parisini neo-presidente Gie Emilia-Romagna – conclude Piva – si punta dunque al riconoscimento della dignità e del reddito dei produttori di soia italiani e all’italianità assoluta del prodotto di soia trasformato a garanzia del consumatore.»

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